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Schroders: crisi del debito italiano? "Per ora improbabile, ma non da escludere”

Schroders: crisi del debito italiano? "Per ora improbabile, ma non da escludere”

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

17 Giugno 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Tra gli scenari possibili Schroders cita anche la crisi crisi del debito italiano. Si tratta di un’opzione che ha la possibilità di verificarsi intorno al 4% e che si concretizzerà solo nel caso in cui le tensioni tra Roma e Bruxelles si riaccendessero in autunno, quando verrà preparata la legge di bilancio per il 2020

  • In linea generale per il 2019 Schroders prevede una crescita globale del 2,8%, mentre per il 2020 c’è stato un taglio delle stime rispetto a tre mesi fa, dal 2,7% al 2,6%.

Il 2019 non sarà dei migliori. L’incertezza che ha caratterizzato fine 2018 si sta prolungando anche nei primi mesi di quest’anno. Keith Wade, Chief Economist and Strategist, Schroders descrive gli scenari base che caratterizzeranno il 2019

Un futuro incerto per l’economia globale. E una possibile crisi del debito italiano causata da uno scontro tra Roma e Bruxelles. Questa la visione di Keith Wade, Chief Economist and Strategist, Schroders. Dei tre fattori che avrebbero dovuto stabilizzare l’attività economica nella seconda parte dell’anno: allentamento delle tensioni commerciali Usa – Cina, banche centrali più flessibili e prezzi del petrolio più bassi, due sono venuti meno negli ultimi tre mesi. “Il risultato è che ora occorre fare più affidamento su politiche monetarie accomodanti per sostenere l’economia” dichiara Wade.

Lo status di oggi è da ricollegare alla crisi finanziaria del 2008, quando iniziò ad esserci una carenza di domanda nell’economia mondiale, a causa della riduzione dell’indebitamento delle famiglie statunitensi. La Cina iniziò, invece, ad affrontare il problema dei debiti di bassa qualità nel sistema bancario. “Il risultato è dunque un tasso di crescita relativamente basso, cioè una ‘stagnazione secolare. – sottolinea Wade– Di conseguenza, l’economia mondiale risulta essere vulnerabile agli shock come l’aumento delle tensioni commerciali, che minaccia le esportazioni e l’investimento di capitale. L’economia globale sembra ormai una bicicletta traballante, che può ribaltarsi al minimo dissesto della strada”.

Ma cosa prevede Schroders per il 2019?

“Per quest’anno prevediamo una crescita globale del 2,8%, mentre per il 2020 abbiamo tagliato le nostre stime rispetto a tre mesi fa, dal 2,7% al 2,6%. Per quanto riguarda l’inflazione, nel 2019 ci aspettiamo che sia +2,6% a livello globale, e +2,3% negli Usa” dichiara Wade. Lo scenario di Schroders prevede che gli Usa e la Cina si muoveranno lentamente nella direzione di un accordo commerciale entro la fine dell’anno, a seguito del quale entrambe le parti ritireranno i più recenti aumenti dei dazi. Anche se un percorso lineare verso l’accordo sia improbabile è invece possibile che ci sarà una significativa volatilità di mercato. Trump vorrà infatti impedire che i consumatori Usa siano colpiti da prezzi più alti con l’avvicinarsi di una sua possibile rielezione nel 2020. Inoltre, secondo Schroders i tassi Usa hanno raggiunto il picco e la prossima mossa della Fed sarà un taglio dei tassi a giugno 2020, spinto dall’indebolimento della crescita. Il dollaro inoltre resterà stabile nel breve termine, ma che si indebolirà più avanti nel corso dell’anno.

Oltre allo scenario di base ci sono però anche alcune opzioni alternative.

Schroders ha esaminato anche una serie di scenari alternativi a quello di base. Il primo e non molto brillante è la recessione globale (Usa esclusi). In questo quadro  la Cina e l’Europa si deteriorano significativamente. Un secondo scenario è la recessione Usa nel 2020. Sebbene la curva dei rendimenti negli Stati Uniti sia tornata positiva, i modelli  di Schroders suggeriscono che questa è ancora compatibile con un rischio significativo di recessione per il prossimo anno. Entrambi questi scenari avrebbero un impatto deflazionistico sull’economia mondiale. Secondo la società la probabilità di sviluppo è pari al 14% complessivamente. Ci sono inoltre altri tre scenari, il cui impatto sarebbe stagflazionistico (vale a dire, causerebbe un’inflazione persistente e una crescita stagnante) ai quali si attribuiscono il 16% di probabilità nel complesso:

  1. Guerra commerciale tra Usa e resto del mondo: c’è il rischio abbastanza alto che i dazi aumentino ulteriormente. Potrebbe , inoltre non esservi una risoluzione della disputa Usa-Cina, e i recenti sviluppi tra Messico e Stati Uniti rischiano di aprire un nuovo fronte nel conflitto. In generale, è probabile che le tensioni commerciali diventino una caratteristica permanente dell’economia globale.
  2. Crisi del debito italiano: dopo un periodo di calma: questo tema è tornato alla ribalta, con la Commissione Europea che minaccia una sanzione di 3,5 miliardi di euro per violazioni delle regole sul debito. Questo scenario prevede che la tensione tra Roma e Bruxelles si rinnovi in autunno, quando verrà preparata la legge di bilancio per il 2020. Il risultato sarebbe un aumento della volatilità del mercato, con i rendimenti dei Btp a 10 anni in crescita fino al 6%. La situazione si risolverebbe solo con un bail-out del Paese, l’instaurazione di un Primo Ministro tecnico e l’attivazione del programma Omt della Bce. A quel punto ripartirebbe anche il quantitative easing della Bce, perché l’Eurozona si troverebbe davanti alla minaccia di una forte recessione.
  3. Balzo del petrolio a 100 dollari a barile: la perdita delle forniture di petrolio iraniane e la minaccia di un conflitto nell’area potrebbero spingere al rialzo di prezzi del petrolio.

 

 

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