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Schroders: crescita globale ai massimi e inflazione a salire

21 Giugno 2018 · Teresa Scarale

  • Secondo Schroders la crescita economica globale rimane solida. Ma per la prima volta da settembre 2016 rivede al ribasso le sue previsioni per il 2018, dal 3,5% al 3,4%

  • Nel frattempo, sono state riviste al rialzo le stime sull’inflazione per il 2018 al 2,7% (dal 2,4%) in gran parte a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio

  • Sul fronte monetario, si prevede che le banche centrali dei mercati sviluppati dovrebbero restringere le proprie politiche durante il periodo in analisi, sulla scia della Federal Reserve

Keith Wade, economista capo e strategista di Schroders riflette sul picco attuale della crescita e sul riaffacciarsi dell’inflazione

L’analisi di Schroders sulla crescita attuale

Secondo Schroders la crescita economica globale rimane solida. Ma per la prima volta da settembre 2016 rivede al ribasso le sue previsioni per il 2018, dal 3,5% al 3,4%. Questo riflette in gran parte un inizio d’anno a rilento in molte economie. Ma anche l’aumento dei prezzi del petrolio e le maggiori preoccupazioni sulle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. L’attesa è che queste ultime proseguano nel 2019 e che pesino sul commercio e sulle spese in conto capitale. Ciò senza tuttavia determinare lo scoppio di una guerra commerciale su larga scala. Attualmente, si prevede una crescita del 3,2% nel 2019 con un rallentamento del ritmo dell’attività economica nel corso dell’anno. In precedenza la stima era del 3,3%.

Nel frattempo, sono state riviste al rialzo le stime sull’inflazione per il 2018 al 2,7% (dal 2,4%) in gran parte a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio. Negli Stati Uniti, che stanno raggiungendo la piena capacità, ci si aspetta che l’inflazione core aumenterà nei prossimi due anni.

Le politiche monetarie

Sul fronte monetario, si prevede che le banche centrali dei mercati sviluppati dovrebbero restringere le proprie politiche durante il periodo in analisi, sulla scia della Federal Reserve. A tal proposito, ci si aspetta che l’Istituto di Washington proceda con altri due rialzi di 25 punti base quest’anno. E con due ulteriori in quello successivo, con i Fed fund che dovrebbero quindi raggiungere il 3% entro la metà del 2019. La Bce dovrebbe invece concludere il Qe nel quarto trimestre del 2018 e aumentare il costo del denaro per tre volte nel 2019. Ponendo fine così all’era della politica dei tassi negativi nell’Eurozona. Ci aspettiamo poi che la BoJ riveda i propri obiettivi di controllo della curva dei rendimenti nel quarto trimestre dell’anno. Ciò perché l’aumento dei rendimenti a livello globale mette sotto pressione il target dello 0% per i JGB decennali.

L’inflazione

Al contrario, l’inflazione più bassa e le preoccupazioni sulla liquidità indicano che Pechino punta dalla parte opposta. La Banca popolare cinese infatti sta allentando il coefficiente di riserva obbligatoria e abbassando i tassi di riferimento. Il costo del denaro dovrebbe infine aumentare in India nel 2018 e in Brasile nel 2019. In questo contesto, il dollaro dovrebbe rafforzarsi ulteriormente nel breve periodo, prima di indebolirsi nel 2019. Questo quando le banche centrali al di fuori degli Stati Uniti inizieranno a restringere la propria politica monetaria.

Recessione?

Infine, non si vedono al’orizzonte rischi di una recessione negli Stati Uniti. Il che significa che l’attuale ciclo economico dovrebbe diventare il più lungo dal periodo 1991-2001. Tuttavia, sebbene questa sia una notizia da celebrare, sembra improbabile che l’espansione americana possa andare avanti ancora a lungo a mano a mano che ci si avvicina alla fine del decennio. Si prevede che una politica monetaria più restrittiva e la fine dello stimolo fiscale lascerà un buco nella domanda statunitense nel 2020. Il che renderà altamente probabile una recessione. Ciò sarebbe coerente con un ulteriore appiattimento e inversione della curva dei rendimenti dei treasury nel 2019.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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