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Schroders, i bond corporate dell’Asia fanno bene ai portafogli

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Redazione We Wealth
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29 Marzo 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo il manager di Schroders, “l’Asia mostra driver di crescita incoraggianti sul lungo termine, che sono in consolidamento, così come la garanzia di finanze pubbliche prudenti e alti livelli di risparmio”

  • Per la società, l’asset allocation più efficiente in un portafoglio potrebbe raggiungere un rendimento annualizzato del 6% con una volatilità del 3,4% (in euro, con hedge in euro su Treasury e titoli Ig)

I bond corporate dei Paesi asiatici hanno mostrato un equilibrio “invidiabile” tra rendimenti e rischi nell’arco del tempo. Dinamiche sostenute da fondamentali solidi. L’analisi di Roy Diao, head of asian fixed income di Schroders

Gli investitori che mirano a migliorare le performance del loro portafoglio senza assumersi troppi rischi aggiuntivi molto difficilmente penseranno in prima istanza ai bond corporate asiatici. Tuttavia, secondo un’analisi di Schroders, investire in obbligazioni societarie asiatiche può avere benefici considerevoli in termini di rapporto rischio-rendimento. “Le ampie fluttuazioni dell’azionario e delle valute asiatiche, associate a continue notizie riguardo ai potenziali rischi legati alla Cina, possono dare l’impressione che i mercati locali siano instabili in una certa misura”, spiega Roy Diao, head of asian fixed incomedi Schroders.

Secondo il manager, tuttavia, “se si parla di bond corporate, questo assunto non vale. Questi bond infatti hanno mostrato un equilibrio invidiabile tra rendimenti e rischi nell’arco del tempo. Tali dinamiche sono state sostenute da fondamentali solidi. A livello di Paese, l’Asia mostra driver di crescita incoraggianti sul lungo termine, che sono in consolidamento, così come la garanzia di finanze pubbliche prudenti e alti livelli di risparmio. Il settore corporate stesso genera ampi flussi di cassa e mostra un livello di debito contenuto”.

Schroders ha effettuato una ricerca per capire quale tipo di asset allocation avrebbe raggiunto rendimenti migliori, mantenendo la volatilità al minimo. L’analisi ha testato differenti composizioni di asset allocation, in euro, riflettendo i livelli di allocazione di un investitore europeo medio nell’universo del fixed-income. I parametri alla base di tale allocazione prevedevano tra il 40% e il 60% in titoli di Stato europei, tra il 10% e il 40% in Treasury Usa, tra il 5% e il 20% rispettivamente in bond societari investment grade Usa e europei, tra il 5% e il 20% rispettivamente in bond societari high yield Usa e europei e fino al 15% rispettivamente su bond societari emergenti e asiatici.

“Abbiamo testato le varie configurazioni dell’asset allocation nell’arco degli ultimi cinque anni, riscontrando che l’asset allocation più efficiente potrebbe raggiungereun rendimento annualizzato del 6% con una volatilità del 3,4% (in euro, con hedge in euro su Treasury e titoli Ig)”, aggiunge Diao.
Il portafoglio sarebbe composto in questo modo:
– 40% Titoli di Stato europei
– 10,6% Treasury Usa
– 5% bond corporate Ig Usa
– 5% bond corporate Ig europei
– 15% bond corporate Hy Usa
– 12,6% corporate bond Hy europei
– 11,7% bond corporate asiatici

“La decisione di allocare più del 10% del portafoglio sul credito asiatico (in euro) non deve sorprendere, dato che l’asset class ha mostrato bassi livelli di volatilità in passato e rendimenti risk-adjusted attraenti. Oltre a cercare di identificare l’allocazione più efficiente, l’analisi ha anche cercato di capire come allocare il portafoglio per ottenere rendimenti più elevati, sopra al 6%, pur continuando ad assumersi minor rischi aggiuntivi possibili. L’analisi ha mostrato che la risposta implicherebbe un’esposizione maggiore sui bond corporate Hy Usa ed europei e sui bond corporate asiatici”, sottolinea il manager.

I bond societari Ig asiatici in aggregato “continuano ad offrire buoni livelli di valore rispetto ad altri mercati, con spread creditizi più ampi rispetto all’Ig Usa o europeo, ma con lo stesso rating. In poche parole, le agenzie di rating ritengono che i bond societari asiatici non siano più rischiosi rispetto a quelli Usa o europei, tuttavia il mercato continua a prezzarli come se lo fossero”, evidenzia Diao.

Secondo l’economista, “gli investitori non dovrebbero dimenticare chel’Asia complessivamente resta una delle regioni che cresce più rapidamente al mondo, con driver di lungo termine sempre più solidi”. I Paesi asiatici “hanno alti livelli di risparmio, quindi tendono a dipendere meno dal finanziamento da parte dei mercati internazionali e quindi ad essere meno esposti ad eventuali cambiamenti nel sentiment degli investitori, che possono portare a improvvisi ritiri di capitali”.

“Questi hanno anche notevoli riserve di valute straniere, riflettendo in parte l’approccio più prudente adottato dopo la crisi finanziaria della fine degli anni ’90. Queste caratteristiche dovrebbero rendere i Paesi asiatici meglio preparati per affrontare periodi complessi”, aggiunge Diao, spiegando che “un altro punto a favore è chei tassi di inflazione in Asia sono generalmente bassi e stabili. Ciò diminuisce i rischi di rialzi dei tassi a livello regionale, una notizia positiva per gli investitori obbligazionari”.

Per questo, secondo il manager, “l’Asia resta una destinazione attraente per gli investitori che cercano rendimenti, grazie ai fondamentali positivi delle economie e delle società di questa regione. Sulla base della nostra analisi, riteniamo che un’allocazione sui bond societari asiatici possa giocare un ruolo notevole nel migliorare i rendimenti risk-adjusted di un portafoglio”.

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