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Schroders, l'azionario che conviene di più

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Redazione We Wealth
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06 Maggio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • A causa del compounding dei rendimenti da un periodo all’altro, un determinato rialzo non è sufficiente a contrastare una perdita precedente dello stesso valore percentuale

  • Le valutazioni sono uno degli indicatori più importanti dei rendimenti a lungo termine

Duncan Lamont, head of research and analytics, Schroders, riflette sulle determinanti dei rendimenti del mercato azionario in un momento di rialzo generalizzato

Continua la buona performance del comparto azionario globale, e i gestori lo sottolineano. Ad esempio Duncan Lamont, head of research and analytics, Schroders, dice che fra i cinque mercati azionari seguiti regolarmente dalla società, vale a dire Regno Unito, Usa, Europa, Giappone e mercati emergenti, anche il peggiore del gruppo, il Giappone, ha offerto un rendimento di quasi l’8% dall’inizio dell’anno (dati al 12 aprile).

Schroders: piace l’azionario Usa

Gli Usa hanno avuto la performance migliore, con un rialzo del 13,9%, che rispecchia quasi perfettamente il calo del 13,7% nell’ultimo trimestre del 2018. Giova però ricordarsi che, per via del compounding dei rendimenti da un periodo all’altro, un determinato rialzo non è sufficiente a contrastare una perdita precedente dello stesso valore percentuale. Infatti, il rendimento complessivo netto dell’azionario americano nei sei mesi che comprendono l’ultimo trimestre 20 emergenti hanno registrato un rialzo vicino al 10% quest’anno.

L’importanza delle valutazioni

Le valutazioni sono uno degli indicatori più importanti dei rendimenti a lungo termine. Se si compra quando i titoli sono convenienti, le probabilità sono a favore degli investitori. Se invece si compra quando i titoli sono costosi, sarà necessaria una congiuntura favorevole di un numero maggiore di fattori affinché l’investimento vada a buon fine.

A gennaio la combinazione di crescita degli utili e calo dei mercati aveva portato l’azionario sui valori vicini ai minimi degli ultimi anni. Ma le prospettive a lungo termine erano migliorate.

Sebbene le valutazioni siano solitamente un indicatore poco affidabile della performance a breve termine, i mercati hanno avuto un evidente rialzo rispetto a quel punto di minimo. Tuttavia, la solida performance della prima parte del 2019 significa che i rendimenti attesi nel medio-lungo termine si sono verificati in tre mesi.

Questo riduce le prospettive di guadagno future e il quadro delle valutazioni ora si è indebolito. I modelli basati sui dividendi o sugli utili suggeriscono che i rendimenti attesi a lungo termine sono inferiori dello 0,3-0,4% rispetto all’inizio dell’anno, su tutti i mercati.

Un campanello d’attenzione

Tuttavia, è opportuno fare delle distinzioni. Se si escludono gli Usa, la maggior parte degli indicatori di valutazione (rapporto prezzo/utili forward e trailing, rapporto prezzo/valore contabile e dividend yield) sono abbastanza vicini alle medie storiche, con l’eccezione del Cape, il rapporto prezzo/utili corretto per il ciclo. Si tratta di un campanello di allarme ma non di un aspetto così preoccupante da perderci il sonno.

Ovviamente, potrebbero verificarsi delle performance negative – una ripresa dei rialzi dei tassi negli Usa sarebbe un possibile driver – ma è improbabile che le valutazioni siano l’origine del problema.

Gli Stati Uniti invece continuano ad essere in bilico. Tuttavia, scommettere contro l’azionario Usa è da anni un’impresa folle e agli investitori conviene mantenere un’esposizione bilanciata all’equity globale.

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