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Il risparmio è il migliore asset del Paese, parla Guido Maria Brera

22 Ottobre 2018 · Livia Caivano · 5 min

  • Kairos nasce nel 1999 come iniziativa imprenditoriale nel settore del risparmio gestito

  • Oggi è una società controllata dal Gruppo Julius Baer, vanta circa 150 collaboratori e oltre 11 miliardi di euro in gestione

Ospite al FeeOnlySummit 2018, il co-fondatore di Kairos Guido Maria Brera racconta la sua visione del risparmio gestito in Italia e dello stato dei mercati, alla vigilia della fine del quantitative easing e del cambio della guardia ai vertici della Bce

“Quando partimmo con Kairos facemmo una scommessa sul mercato italiano e l’architettura aperta. Dicemmo che le banche avrebbero ceduto il monopolio del risparmio gestito, e che si sarebbe creata più indipendenza”, così racconta gli esordi della società il suo co-fondatore Guido Maria Brera. “Il mercato della consulenza ha faticato molto ad aprirsi, le banche sono rimaste arroccate. Le nostre speranze furono troppo ottimiste ma siamo contenti di aver fatto dell’indipendenza la nostra bandiera”: una scommessa forse vinta a metà ma che ha portato la società quasi 20 anni dopo a gestire masse per oltre 10 miliardi.

“L’Italia si basa sul risparmio. L’italiano fino a un certo punto poteva investire facilmente ottenendo un buon rendimento ma dal 2000 in poi, con l’avvio di un nuovo ciclo dei tassi di interesse molto bassi, la consulenza è diventata fondamentale. Il risparmio è il migliore asset del paese, chi se ne occupa dovrebbe essere formato al meglio e indirizzare le risorse verso strumenti che possano aiutare l’economia” nazionale. “E’ successo con i Pir, speriamo di avere nuovi strumenti simili in futuro”. Come i Cir, ad esempio? “L’Italia è un Paese di grandi risparmiatori che come ha fatto il Giappone, potrebbe ricomprare il debito pubblico, e essere meno dipendente dei mercati. E’ una tentazione un po’ autarchica ma non necessariamente negativa. Bisogna vedere com’è fatta, quali sono le regole di ingaggio, non bisogna avere tabù. Se fatto bene può essere interessante”.

Mercati finanziari: cosa succede se arriva la correzione?

Oggi, “abbiamo molti fattori di instabilità: Brexit, le elezioni europee, il rallentamento in Cina, le tensioni geo-politiche in Arabia Saudita e le midterm election in America. L’accoppiata Brexit-elezioni in primavera formano un bel collo di bottiglia e come se non bastasse le banche centrali cominciano a stringere. La situazione è abbastanza preoccupante ma va ricordato che veniamo da anni di crescita importante negli Usa ma anche in Europa. Il mercato già sconta in parte quello che potrebbe accadere, quindi siamo in una situazione di bilico: almeno in Europa è meno peggio di quello che può sembrare”.

foto di Guido Maria Brera seduto in poltrona Credit: Ph. Renzo Udali
Guido Maria Brera - co-fondatore Kairos - credit: Ph. Renzo Udali

Certo, qualche accorgimento in fatto di investimenti è necessario. “I mercati ormai sono poco rappresentativi degli indici: si trattano settori e basket piuttosto. Mi aspetto un po’ il ritorno alla media, i settori che sono andati molto bene perderanno, senza eccedere. Ma soprattutto mi aspetto il ritorno al value”. Occhio ai fondamentali: “ci sono sacche di società a bassa capitalizzazione, non troppo liquide ma quotate nel mercato italiano che sono estremamente a buon prezzo”, ma anche agli emergenti. Come “la Turchia, che è sana ma si è autoinflitta una punizione e che ora tratta uno o due valori indietro, che non era mai successo prima”. Sono molte le opportunità, prosegue Guido Maria Brera, ma non bisogna avere fretta: “bisogna stare attenti e avere durata di portafoglio senza riscatti e temporeggiare con il cliente che punta al guadagno nel breve termine”.

Un futuro senza Mario Draghi

“Sarà difficile trovare qualcuno che sia meglio di Draghi, per noi ma anche per l’intera Europa”, commenta poi Brera a proposito del cambio della guardia ai vertici della Bce. Il suo predecessore, Jean-Claude Trichet, precisa, “alzando i tassi di interesse ci fece piombare in una crisi da cui pensavamo di non uscire mai. Confido che Draghi stesso sia preparando una successione in modo da difendere il concetto di euro e di Europa unita”. Anche guardando oltre oceano, dopo gli attacchi all’Fmi, “credo che Trump abbia imparato la lezione. Ha alzato la voce e il mercato ha perso circa il 6%”, l’indipendenza degli istituti è fondamentale. “La conquista dell’indipendenza delle banche centrali è un traguardo importante di cui i mercati sono i primi guardiani. E sono abbastanza sicuro che rimarranno tali”.

Un trend da tenere d’occhio per i prossimi anni?

Il domani è inevitabilmente nell’ambiente. Tutte le declinazioni, in ogni settore, attraggono la nostra attenzione. In Italia abbiamo trovato moltissime aziende che hanno soluzioni innovative e brevetti formidabili – siamo contenti perchè saranno quelle le scoperte del futuro”.

Livia Caivano
Livia Caivano
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