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Rischi geopolitici e mercati sotto pressione: cosa fare?

29 Ottobre 2018 · Maddalena Liccione · 3 min

  • Le valutazioni di molti titoli sono a livelli assolutamente interessanti

  • Verso una nuova crisi di fiducia nel nostro paese

  • Il mercato americano quota a multipli storicamente elevatissimi e deve fare i conti con il rialzo dei tassi e dell’inflazione

Sui mercati, “bisogna navigare a vista”. Così Alessandro Guzzini, ceo di Finlabo Sim, commenta lo scenario di questo difficile 2018. In cui si iniziano a vedere, però, anche molte opportunità

Un anno iniziato nel migliore dei modi si sta trasformando in un anno orribile per i mercati finanziari. Cos’è successo? We Wealth lo ha chiesto ad Alessandro Guzzini, ceo di Finlabo Sim.

Effettivamente il 2018 si sta dimostrando un anno eccezionalmente difficile, forse il più difficile dal 2011 in poi. Crediamo che quanto sta accadendo sui mercati sia il risultato di numerose forze che si stanno sommando: valutazioni elevate, tensioni geopolitiche e riduzione della liquidità per via dell’aumento dei tassi della Fed. Tutto questo ha comportato una generale correzione dei prezzi delle principali asset class, che è partita dai paesi emergenti per poi estendersi all’Europa e infine anche agli Usa.

 

Cosa crede che accadrà nei prossimi mesi ?

Riteniamo che il repricing del rischio abbia riportato le valutazioni di molti titoli a livelli assolutamente interessanti, quantomeno sulla parte più ciclica del mercato che sta scontando già un fortissimo rallentamento se non addirittura una nuova recessione mondiale. Questo è vero in particolare per il mercato europeo e per i paesi emergenti, che quotano ormai a livelli molto vicini ai minimi storici in termini di P/E. Diversa è invece la situazione del mercato americano, dove la correzione è appena partita ed i multipli sono ancora estremamente elevati soprattutto nei segmenti più ‘growth’. Riteniamo quindi che possa essere utile riposizionarsi su Europa ed Emergenti, e andare a selezionare in particolare le società che uniscono una buona qualità del business a valutazioni interessanti in termini di multipli su utili e cash flow. Devo dire che era molto tempo che non vedevamo più sul mercato così tante occasioni: stiamo comprando tante società che sono leader nei rispettivi settori e che quotano a prezzi che potrebbero generare ritorni superiori al 10% annuo nel medio lungo termine.

 

Cosa pensa della situazione italiana ?

L’Italia è certamente in un momento molto delicato: la strategia del governo giallo-verde di sfida verso l’Europa e di stimolo fiscale, mediante misure che sono prevalentemente di tipo assistenzialista, sta provocando una nuova crisi di fiducia nel nostro Paese. Allo stesso tempo però riteniamo che all’interno del governo elementi più moderati come Giorgetti e Tria stiano tessendo una rete di protezione che potrebbe manifestarsi con delle clausole di salvaguardia che andrebbero a scattare in caso di sforamento del deficit programmato. Questo approccio potrebbe forse consentire un accordo con l’Unione europea. Inoltre bisogna considerare che l’attuale livello dello spread sconta già un fortissimo peggioramento del rating, peggioramento che a nostro avviso non dovrebbe avvenire almeno nel breve in quanto un declassamento a junk del debito pubblico italiano aprirebbe scenari fortemente penalizzanti per tutta l’Eurozona. Dovrebbe essere nell’interesse di tutti pertanto scongiurare una tale situazione.

 

Qual è invece la situazione della Cina e degli Usa?

La Cina sta subendo i contraccolpi delle misure dei dazi applicati dal governo americano. Riteniamo tuttavia che il mercato interno sia potenzialmente in grado di assorbire la quota di export che potrebbe andare perduta, e le manovre di stimolo fiscale e monetario varate dal governo cinese vanno in questa direzione. Crediamo inoltre che l’azionario cinese, acquistabile facilmente tramite la borsa di Hong Kong, sconti già una situazione di grave crisi e rappresenti dunque una interessante opportunità di acquisto per chi ha un orizzonte di medio/lungo termine.

A nostro avviso è invece più delicata la situazione del mercato americano che quota a multipli storicamente elevatissimi e che deve fare i conti con il rialzo dei tassi e dell’inflazione. Riteniamo dunque che gli Usa stiano facendo un massimo di lungo periodo e pensiamo che quanto sta avvenendo sia la dimostrazione che le politiche attuate dall’amministrazione Trump siano state controproducenti: i dazi introdotti e le misure di forte stimolo fiscale hanno prodotto un surriscaldamento dell’economia e di conseguenza costretto la Fed ad accelerare il rialzo dei tassi con la conseguenza ultima di anticipare la fine del ciclo economico. Sono evidenti infatti i segnali di rallentamento in molti settori guida, dall’auto alle case, senza contare la riduzione dei margini che sta interessando il settore manifatturiero che si trova a dover fronteggiare contemporaneamente una pressione salariale, un aumento dei prezzi delle materie prime, ed un aumento dei prezzi della componentistica per via dei dazi.

 

Quali, quindi, le sue previsioni per i prossimi mesi?

La situazione è molto complessa e occorre navigare a vista: infatti i driver del mercato restano di natura prevalentemente geopolitica e in particolare riguardano la politica dei dazi americana e la politica europea. Certamente i rischi rimangono elevati e crediamo quindi che sia utile mantenere una elevata quota di cash in portafoglio, oltre che strategie che prevedano una copertura dei rischi come ad esempio il nostro fondo Finlabo Dynamic Equity. Allo stesso tempo iniziamo a vedere molte opportunità e crediamo che un rimbalzo dei mercati potrebbe essere piuttosto vicino.

Maddalena Liccione
Maddalena Liccione
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