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Reflazione, lo scenario resta valido a vantaggio delle azioni

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

08 Giugno 2018
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  • Le guerre commerciali e di indebitamento nascondono le lotte politiche per la spartizione delle risorse internazionali. La crociata trumpiana “America first” sta entrando nella fase successiva

  • L’indebitamento dell’Italia ammonta a circa il 132% del Pil. Ma fra gli obiettivi del nuovo governo non c’è certo quello di ricondurre il debito al limite superiore della forbice di Maastricht (60% del Pil)

  • Il prezzo del petrolio si è impennato del 60% rispetto a due anni fa. In passato, aumenti di tal sorta avrebbero provocato una recessione nel giro di un anno

  • Ma la congiuntura mondiale si conferma solida. Lo scenario di reflazione resta quindi valido, a favore di asset reali come le azioni

L’analisi di Naumer, global head of capital markets and thematic research di Allianz Global Investors, su reflazione e gli asset reali come le azioni

“Lo scenario di reflazione resta valido, a vantaggio degli asset reali come le azioni. Ma occorrerà fare i conti con la volatilità”. E’ l’opinione di Hans-Jörg Naumer, Global Head of Capital Markets & Thematic Research di Allianz.

Reflazione, quali i vantaggi

Le guerre commerciali e di indebitamento nascondono le lotte politiche per la spartizione delle risorse internazionali. La crociata trumpiana “America first” sta entrando nella fase successiva. Le tensioni fra Cina e Usa sembrano quindi allentarsi. Stanno passando invece in primo piano le tensioni fra Usa e Iran, come del resto le relazioni Europa Usa.

Parole anche per l’Italia, nell’outlook mensile di Allianz

L’indebitamento dell’Italia ammonta a circa il 132% del Pil. Ma fra gli obiettivi del nuovo governo non c’è certo quello di ricondurre il debito al limite superiore della forbice di Maastricht (60% del Pil). La Bce detiene circa 342 miliardi di titoli del debito pubblico italiano, e di sicurò presterà molta attenzione alle mosse del governo. Un’ulteriore esplosione della spesa pubblica comprometterebbe i risultati raggiunti finora. Fra cui l’aumento della produttività. Potrebbe inoltre far salire ulteriormente lo spread fra titoli del debito italiano e bund tedeschi. Bisogna però sottilenare che il saldo primario del debito è positivo e pari al 2%. In parole semplici, si tratta del saldo delle spese al netto di interessi sul debito e delle spese di estinzione. Non bisogna tuttavia tralasciare che anche stanti così le cose, il costo del debito pubblico rappresenta il 3,5 – 4% del Pil. Gli interessi medi inoltre ammontano al 2,9%.

Il petrolio e la congiuntura

Il prezzo del petrolio si è impennato del 60% rispetto a due anni fa. In passato, aumenti di tal sorta avrebbero provocato una recessione nel giro di un anno. Soprattutto se causati da shock dell’offerta. Nel caso invece di aumento della domanda, due volte su tre non si andava in recessione. Per questo motivo, oggi non ci dovrebbe essere un rallentamento della crescita.

E’ vero, c’è qualche fisiologico segnale di affaticamento. Ma la congiuntura mondiale si conferma solida. Lo scenario di reflazione resta quindi valido, a favore di asset reali come le azioni. L’economista di Allianz conclude la sua analidi rimarcando che la storia dell’umanità è stata segnata dalla lotta per la spartizione delle risorse. In questo scenario, è la volatilità il fenomeno da cui guardarsi.

Teresa Scarale
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