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Recovery fund, l’anticipo non arriverà prima del 2021

Recovery fund, l’anticipo non arriverà prima del 2021

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

01 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’Italia sta affrontando una sfida cruciale, senza precedenti, che racchiude “grandi opportunità ma anche grandi responsabilità”, dice l’ex premier

  • Per ricevere il tanto acclamato anticipo del 10% delle risorse complessive, bisognerà attendere la metà del prossimo anno. Ed è chiaro che i fondi Ue non si potranno usare per tagliare la pressione fiscale

  • La Commissione attende per metà ottobre la presentazione delle bozze dei piani degli stati necessari per accedere ai fondi, a quel punto la commissione avrà 8 settimane di tempo per proporli al consiglio, che a sua volta avrà altre 4 settimane per approvarli a maggioranza, gli fa eco il presidente della Bei

  • Uno degli aspetti fondanti della travagliata approvazione del Recovery fund lo scorso 18 luglio 2020 è stata la sospensione del patto di stabilità e crescita (Psc) europeo, da sempre bersaglio degli euroscettici. Un sistema di vincoli che prima o poi (forse) verrà ripristinato

Il governo italiano conta molto sull’anticipo al 2020 del Recovery fund. Ma la faccenda non è così semplice: ci sono i tempi tecnici, dice il commissario Paolo Gentiloni. Che ricorda anche il grande assente di questi mesi, il patto di stabilità

Recovery fund e anticipo, istruzioni per l’uso

L’Italia sta affrontando una sfida cruciale, senza precedenti, che racchiude “grandi opportunità ma anche grandi responsabilità”. Il Recovery fund vale 750 miliardi di euro fra sussidi e prestiti, e il Belpaese ne è il beneficiario maggiore, con quasi 209 miliardi. A parlare è il commissario Ue agli affari economici, Paolo Gentiloni, durante un’audizione nelle commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione europea di Camera e Senato sull’utilizzo del Recovery fund.

Il Paese “è all’altezza” di reggere la sfida. Ma non ci sarà modo di poter contare sui fondi Ue già nella prossima manovra. Il motivo è tecnico. Per ricevere il tanto acclamato anticipo del 10% delle risorse complessive, bisognerà attendere la metà del prossimo anno. Ed è chiaro che i fondi Ue non si potranno usare per tagliare la pressione fiscale. “Guai pensare che usiamo i 200 miliardi per ridurre le tasse” ha ammonito Gentiloni.

Gli fa eco il vicepresidente della Bei (Banca europea degli investimenti), Dario Scannapieco. L’anticipo del 10% delle risorse del Recovery Fund, ha spiegato Scannapieco, “può arrivare anche un po’ prima” rispetto ai tempi canonici “ma certamente non ci sarà una trattativa per avere i quattrini nel 2020”. Bisogna infatti tener conto del fatto che la Commissione attende per metà ottobre la presentazione delle bozze dei piani degli stati necessari per accedere ai fondi, a quel punto la commissione avrà 8 settimane di tempo per proporli al consiglio, che a sua volta avrà altre 4 settimane per approvarli a maggioranza. Al termine di questo iter, l’erogazione dei primi fondi, avverrà “prevedibilmente nel primo semestre del prossimo anno”. Tre saranno le priorità di cui i piani nazionali dovranno tener conto: ambiente, sostenibilità sociale e innovazione.

Non siamo di fronte a una ripresa a V

Paolo Gentiloni ha poi aggiunto che “non siamo di fronte a una ripresa a V ma a una fase rilancio delle economie ma con un clima di incertezza” ha affermato il commissario. Ora siamo in presenza di una “sfida cruciale per il nostro futuro”. La risposta Ue è stata “senza precedenti: una opportunità e una responsabilità per Bruxelles ma anche per le istituzioni e il governo italiano”. Anche Dario Scannapieco ha parlato di opportunità. Perché, ha sottolineato, è necessario agire adesso per la crescita dal momento che “crescere non è un’opzione” ma piuttosto “una necessità”. In caso contrario “il livello del debito rischia di non essere controllabile”.

La questione del patto di stabilità e crescita

Uno degli aspetti fondanti della travagliata approvazione del Recovery fund lo scorso 18 luglio 2020 è stata la sospensione del patto di stabilità e crescita (Psc) europeo. Ovvero del vincolo che impone(va) agli Stati membri dell’eurozona di non superare il 3% del rapporto deficit/Pil, con un debito pubblico inferiore al 60% del Pil o comunque sulla strada del rientro. Oggi, le cose stanno diversamente. “Certamente dobbiamo ritornare a regole condivise, ma tornare a regole comuni non significa tornare alle stesse regole comuni che avevamo prima della pandemia di coronavirus”.

L’ex premier ha anche sottolineato che le tempistiche di reintegro del patto sono delicate. “Farlo troppo presto presenterebbe rischi notevoli. Dobbiamo evitare che ci sia una seconda recessione e quindi dobbiamo evitare che queste regole siano introdotte troppo presto”.

 

L’approvazione del fondo europeo di ripresa (detto anche Next generation fund Ue) è stato solo il primo passo. Il prossimo sarà l’esame europeo del nostro piano di utilizzo di quei fondi. E non sarà solo una formalità. “La Commissione dovrà essere rigorosa con i Paesi membri e questo potrebbe portare a discussioni dure. Ma penso sia necessario perché i piani dovranno essere in sincrono tra loro e a livello Ue, altrimenti non funzioneranno”, ha dichiarato il vicepresidente esecutivo della Commissione Frans Timmermans. È ancora presto per cantare vittoria.

Teresa Scarale
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caporedattore
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