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La recessione sta bussando alla porta? No

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

22 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Fed e Brexit vanno riconsiderati, almeno in termini di fattori di rischio per l’incipienza di una recessione

  • La Cina ha segnato il tasso di crescita “minore” dal 1990 a questa parte. Travolgerà le altre economie?

Neuberger Berman nella sua analisi settimanale si interroga sui fattori che renderebbero (o non renderebbero…) prossima una recessione globale. Con qualche sorpresa a stelle e strisce. E non solo

La recessione è davvero alle porte?

Brad Tank, Cio Fixed Income di Neuberger Berman fa le sue riflessioni su 2019 e paventata recessione, partendo da un assunto forse sorprendente.

Il ruolo della Fed

Anche per Neuberger Berman, gli Stati Uniti e l’economia globale eviteranno la recessione, sperimentando il cosiddetto atterraggio morbido. La società dice di aver sempre ritenuto che per quanto riguarda le preoccupazioni di fine anno sulla Fed si trattasse di normali problemi di comunicazione dovuti all’inesperienza di qualunque presidente della Fed fresco di nomina. L’inversione del sentiment che si sta osservazndo sui mercati è quindi dovuta all’allinemento a questa consapevolezza.

La Brexit

Un altro dei fattori di contagio che è sempre annoverato fra le cause di una possibile imminente recessione, è la Brexit. Il portfolio manager che segue la Brexit ritiene che le probabilità di una hard Brexit si siano ridotte drasticamente. Vi è infatti ora la possibilità reale che l’elettorato britannico venga chiamato a pronunciarsi tramite referendum su tre quesiti:

  • restare nell’Unione europea,
  • accettare l’accordo di uscita che è stato negoziato oppure
  • optare per una hard Brexit.

Ciò però comporterebbe una proroga ben oltre il 29 marzo. Ecco perché si ritiene una “certezza certa” il fatto che la Brexit non costituisca una minaccia immediata alla crescita economica globale.

Cina fra dazi e rallentamento

Quasi a sorpresa, secondo l’asset manager l’unico elemento di serio rischio per la contrazione mondiale è costituito dalla questione cinese. Le prime due settimane dell’anno hanno fornito dati deludenti per quanto riguarda gli scambi commerciali del Dragone. Il tutto in un conclamato contesto di rallentamento della crescita del Paese, mai così “bassa” dal 1990 (si parla pur sempre del 6,5%). La situazione resterà in sospeso ancora per diversi mesi. Tuttavia la posta in gioco resta alta e il flusso di notizie infonderà volatilità ai mercati.

Un esempio

La settimana scorsa è circolata la notizia sulla nuova legge cinese sugli investimenti stranieri per la tutela della proprietà intellettuale. In quel momento, i mercati asiatici hanno registrato un rally nel giro di 24 ore. Di contro, i mercati statunitensi hanno zoppicato all’annuncio dell’imminente incriminazione di Huawei da parte delle autorità federali. “La Cina sta ancora soffrendo per l’arresto di Meng Wanzhou, Cfo di Huawei, eseguito a dicembre. Ciò, tuttavia, non ha impedito al vicepremier Liu He di recarsi negli Stati Uniti a gennaio per una nuova tornata di negoziati commerciali”.

Di qui al 1° marzo le voci si rincorreranno. Quella infatti è la data prevista per la conclusione dei negoziati commerciali.

Le politiche della Cina a sostegno del rallentamento

Pechino ha annunciato un’espansione fiscale da 600 miliardi di yuan (90 miliardi di dollari) a favore delle piccole imprese. Inoltre la Banca Popolare Cinese ha iniettato in un solo giorno 560 miliardi di yuan (83 miliardi di dollari) sui mercati, il più grande intervento del genre mai registrato nella storia e di cui avevamo scritto.

In conclusione, il Cio dice “Siamo dell’avviso che la Cina disponga, in ultima analisi, di armi sufficientemente potenti per contrastare un rallentamento. Allo stesso tempo, come fa notare da Shanghai Peter Ru, il nostro specialista nell’obbligazionario cinese, l’inversione prodotta da tali stimoli difficilmente sarà visibile prima di aprile o maggio negli indicatori più significativi, come l’indice Pmi”.

A quanto pare, l’economia mondiale ha riscopertola filosofia zen.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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