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Rallentamento sincronizzato

04 Febbraio 2019 · Contributor, PIMCO · 3 min

  • A nostro avviso il picco di crescita è ormai alle nostre spalle e il ciclo espansivo dell’economia globale in fase avanzata, ma non si ravvisano segnali di particolare preoccupazione.

  • Tuttavia, a condurci alla prossima recessione potrebbe essere la svalutazione degli attivi finanziari, piuttosto che il tradizionale surriscaldamento o eccessivo indebitamento macroeconomico.

  • Su tali premesse, riteniamo decisamente opportuno lasciare un margine di manovra residuo nel nostro budget di rischio per reagire ad opportunità specifiche o a un generalizzato ampliamento degli spread e della volatilità.

Nel 2019 ci aspettiamo una decelerazione a livello mondiale. Adottiamo un posizionamento cauto ma scorgiamo opportunità all’orizzonte

I nostri giudizi di lungo periodo sui rischi per lo status quo trovano riflesso nell’andamento dei mercati finanziari, compresa l’aumentata volatilità. Come sostenuto nel nostro Secular Outlook “Bruschi risvegli,” e nelle nostre Prospettive Cicliche “In crescita, ma più lentamente”, riteniamo che il picco di crescita dell’economia mondiale in questo ciclo espansivo sia ormai alle spalle, che le banche centrali continueranno a ridimensionare gli stimoli e che il rischio politico incomba minaccioso in tutti i paesi. Queste dinamiche avallano il nostro posizionamento relativamente cauto e la forte enfasi su attività liquide per poter cogliere opportunità specifiche ovvero reagire a un generico aumento degli spread e della volatilità.

Ci aspettiamo di continuare a detenere posizioni con carry positivo – nonostante il sottopeso sulle obbligazioni societarie – tramite specifiche opportunità obbligazionarie, mortgage-backed securities (MBS) di enti governativi e istituti finanziari privati (agency e non-agency), un’esigua quantità di valute emergenti e posizioni orientate a un irripidimento della curva. Ciò è compatibile con il nostro scenario ciclico di base, ancora alquanto ottimistico, nonché con la nostra intenzione di coprire i rischi al ribasso e di concentrarci sulla struttura e la liquidità nel mercato obbligazionario in caso di uscita dalle posizioni affollate.

In estrema sintesi questo è quanto il Comitato Investimenti di PIMCO ha distillato dai dibattiti tenutisi al nostro Cyclical Forum di dicembre, che ha riunito i nostri professionisti degli investimenti provenienti da tutto il mondo e alcuni dei nostri consulenti senior di alto profilo, tra cui Ben Bernanke, presidente del Global Advisory Board di PIMCO; Michael Spence, Premio Nobel per l’Economia 2001; e Gene Sperling, ex Direttore del National Economic Council e Assistente del Presidente per la politica economica durante le amministrazioni Clinton e Obama.

Abbiamo inoltre beneficiato dei contributi di Alan M. Taylor, Professore di Economia presso l’Università della California, sugli effetti dell’espansione e della contrazione del credito nei cicli economici alla luce dell’esperienza di molti paesi negli ultimi 150 anni, e di Richard Thaler, Premio Nobel per l’Economia 2017, su come evitare le insidie del pensiero di gruppo e i bias comportamentali degli investitori.

Thaler è membro del consiglio direttivo del Center for Decisions Research (CDR) della Booth School of Business dell’Università di Chicago, con cui PIMCO sta collaborando a sostegno della ricerca nel campo delle scienze comportamentali.

I dibattiti al Forum sono stati incentrati su cinque primari temi macroeconomici che verosimilmente plasmeranno le prospettive cicliche e di mercato nel 2019.

"Abbiamo inoltre beneficiato dei contributi di Richard Thaler, Premio Nobel per l'Economia 2017, su come evitare le insidie del pensiero di gruppo e i bias comportamentali degli investitori."

DIBATTITO N. 1: QUANTO AVANZATO È IL CICLO?
Andiamo sostenendo da tempo che l’economia è entrata nella fase più matura di espansione, un giudizio che è ormai diventato prevalente. Ma le fasi di fine ciclo possono durare qualche tempo. Quanto avanti siamo in realtà?

Per cominciare, i nostri modelli quantitativi aggiornati indicano che la probabilità di una recessione statunitense nei prossimi 12 mesi è salita a circa il 30% di recente, il valore più elevato dall’inizio di questa fase espansiva che dura da nove anni, ma il segnale proveniente dai modelli è di allerta e non di allarme.

Analoghe indicazioni giungono da un nuovo modello di classificazione ciclica presentato al Forum, che raccoglie ed elabora una vasta quantità di dati economici e relativi ai mercati finanziari per stabilire lo stadio di espansione o recessione in cui ci si trova in un dato momento. Questo modello suggerisce che potremmo essere ancora nel mezzo della fase espansiva, pur segnalando un contesto di fine espansione se non di recessione nelle proiezioni a un anno.

I risultati dei modelli quantitativi sono corroborati da un’analisi più di stampo qualitativo: attualmente non scorgiamo nei mercati del lavoro e dei beni quei segnali di surriscaldamento che hanno anticipato alcune delle recessioni del passato, né gli eccessi di spesa o di indebitamento che ne hanno precedute altre. Insomma, non ci sono prove inconfutabili di un’imminente recessione: sì, l’espansione è in fase avanzata, ma sino a questo momento non si ravvisano segnali di particolare preoccupazione.

Aspetto rilevante, tuttavia, è che l’attuale contesto di mercato chiarisce senza ombra di dubbio che non ci vuole necessariamente una recessione perché l’instabilità si impossessi dei mercati finanziari. Inoltre, come argomentato da alcuni partecipanti, a condurci alla prossima recessione potrebbe essere la svalutazione degli attivi finanziari anziché il tradizionale surriscaldamento o eccessivo indebitamento macroeconomico.

Contributor
Contributor , PIMCO
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