PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

QE e tassi Fed, cosa ne sarà. L'analisi di Intermonte

08 Giugno 2018 · Teresa Scarale

Nella prossima riunione del 14 giugno Draghi renderà noto in maniera più o meno dettagliata le sue intenzioni sul futuro del Qe, che formalmente scade a settembre. Intermonte fa la sua analisi

Qe e tassi Usa sono ormai da tempo protagonisti in ogni scenario macroeconomico. In seguito alle ultime dichirazioni della Bce, Antonio Cesarano di Intermonte Sim fa una sua analisi del momento attuale.

Qe, le prossime mosse della Bce

Nelle ultime giornate si sta animando la discussione sulle future mosse delle banche centrali. Il 6 giugno 2018 diverse dichiarazioni di membri Bce hanno lasciato intendere che la riunione del 14 giugno sarà live. Ossia Draghi renderà noto in maniera più o meno dettagliata le sue intenzioni sul futuro del Qe. Che formalmente scade a settembre. L’alternativa sarebbe quella di rinviare la decisione alla riunione del 26 luglio, ossia l’ultima con conferenza stampa prima del mese di scadenza del Qe.

Giugno o luglio?

Apparentemente la scelta tra giugno e luglio per rendere nota l’evoluzione futura del Qe potrebbe sembrare sostanzialmente irrilevante, vista la distanza di solo un mese. In realtà per gli operatori nel breve termine riveste un ruolo importante in quanto serve a comunicare la fretta della Bce nel terminare il piano. E di conseguenza anche dove potrebbe collocarsi il primo ritocco del tasso sui depositi, attualmente a -0,40%.

La Bce da diversi mesi nel comunicato ripete che i tassi rimarranno fermi ben oltre la fine del Qe. Quel “ben oltre” va però quantificato. Nel recente passato, diversi membri Bce avevano indicato che le aspettative di mercati in proposito (ossia incontro a metà 2019) potevano ritenersi sostanzialmente corrette. Il 6 giugno però alcuni esponenti Bce hanno cominciato ad insinuare il dubbio che in realtà la prima mossa potrebbe essere anticipata ad esempio già al secondo trimestre 2019.

Alla Fed intanto…

Sul fronte Fed invece prevale l’approccio graduale nella fase di rialzo anche nel caso in cui l’inflazione si scostasse un po’ al di sopra del target del 2%. Cesarano dice che “come il diavolo è nei dettagli”. In questo caso il dettaglio diabolico è rappresentato dalla quantificazione di quell’ “un po’”. Su questo fronte le dichiarazioni di esponenti Fed hanno lasciato intendere che potrebbe trattarsi di un valore intorno al 2,5%. Pari cioè a circa la crescita dei salari annualizzati.

Le  considerazioni di Intermonte

Mettendo insieme le considerazioni in ottica euro-dollaro, si può asserire quanto segue.

  • due opposte percezioni: una Bce con un po’ più di fretta a fuoriuscire dal Qe ed una Fed invece molto morbida e graduale;
  • i timori sul commercio e quindi sulla crescita mondiale derivanti dalla minacciata guerra commerciale da parte di Trump. Una crescita rallentata indurrebbe a maggior ragione ad ipotizzare una Fed molto morbida nel processo di rialzo dei tassi;
  • i possibili profitti dopo una fase di apprezzamento del dollaro che va avanti in modo quasi ininterrotto da metà aprile.

Un recupero dell’euro?

Il risultato potrebbe sostanziarsi in un recupero dell’euro nell’arco delle prossime settimane, con l’EUR/USD che potrebbe spingersi almeno fino ad area 1,20.

Non si tratterebbe però del trend primario dal momento che nella seconda parte dell’anno altri fattori potrebbero far riprendere il sentiero di apprezzamento del dollaro. A causa dei motivi che seguono.

  • percezione di potenziale sconfitta elettorale di Trump nel corso delle prossime elezioni di medio termine a novembre. Potrebbe in questo caso riproporsi la correlazione Trump debole/dollaro forte. Un Trump più debole potrebbe inoltre mettere in discussione l’effettiva messa in pratica dei corposi piani di spesa pluriannuale che il Congresso ha approvato, dal momento che sarebbe meno probabile anche un eventuale secondo mandato a Trump in occasione delle prossime presidenziale del 2020;
  • maggiori flussi di acquisti rivolti agli asset Usa, in particolare di Treasury, in previsione di un rallentamento della crescita nel corso del 2019;
  • approssimarsi della delicata fase di negoziazione con la Ue della legge di bilancio italiana;
  • avvicinamento anche alla scadenza elettorale delle prossime elezioni europee che si terranno nella primavera del 2019;
  • prese di profitto delle ingenti posizioni speculative tuttora in essere a favore di un deprezzamento del dollaro.
Teresa Scarale
Teresa Scarale
VUOI LEGGERE ALTRI ARTICOLI SU: