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Proteggere il portafoglio dai rischi politici è possibile

Proteggere il portafoglio dai rischi politici è possibile

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

14 Novembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Diversificazione geografica e gestione valutaria sono gli strumenti chiave per cercare di proteggere il portafoglio dalle decisioni politiche

  • Non è possibile prevedere le scelte politiche che verranno fatte, ma in alcuni casi (Brexit) si può essere lungimiranti e cercare di tutelarsi con largo anticipo

     

Politica ed economia sono sempre state legate. Ma è possibile proteggere il proprio portafoglio dalle oscillazioni del mercato dovute a determinate scelte politiche? Hugo Thompson spiega come tutelare i propri investimenti

Diversificazione geografica e gestione valutaria sono i due strumenti da tenere in considerazione se si vuole proteggere il proprio portafoglio dagli impatti che la polititica ha sul mercato. Hugo Thompson, multi asset product specialist di Hsbc global asset management spiega infatti come nel corso della storia abbiamo sempre assistito a un legame stretto tra politica ed economia. Troviamo effetti delle decisioni politiche sui risultati economici sin dall’antica Roma: una potenza economica distrutta dall’arroganza politica e dalla ricerca dell’egemonia. Gli investitori devono dunque interrogarsi su come proteggersi dall’ira dei mercati finanziari quando interviene la politica e, cosa più importante, come trarre vantaggio da queste situazioni. “Crediamo che gli investitori abbiano fortunatamente a disposizione due strumenti molto efficaci per affrontare i rischi politici: la diversificazione geografica e la gestione valutaria” spiega Thompson.

Nonostante gli strumenti anti destabilizzazione politica ci siano molti investitori non possono o non vogliono utilizzarli. Eppure, “un portafoglio geograficamente diversificato, senza vincoli di esposizione domestica, limiterà l’esposizione degli investitori a eventi politici imprevedibili e idiosincratici, mentre una gestione attiva in ambito valutario può essere utile per identificare rischi asimmetrici e generare forti rendimenti” spiega Thompson.

L’utilizzo di queste due tecniche permette dunque ai portfolio manager di riuscire ad isolare gli investitori dalla maggior parte delle crisi politiche.

 Anticipare le decisioni politiche?

No, è impossibile. Per definizione, si tratta di rischi idiosincratici ed è inutile tentare di anticiparli. Non tutto è perduto però. “La letteratura accademica indica in maniera molto chiara quale sia il modo più appropriato per affrontare questa tipologia di rischi, e cioè attuare strategie di diversificazione”. Nella maggior parte dei casi l’impatto degli eventi politici sui risultati degli investimenti risulta infatti essere altamente localizzato, incidendo solo sui rendimenti di specifiche asset class in determinati paesi. Il segreto è dunque quello di “costruire portafogli realmente diversificati a livello globale piuttosto che a livello regionale”.

Anche se la maggior parte degli eventi politici non è prevedibile, alcuni hanno tempi lunghi che permettono agli investitori di prepararsi in maniera adeguata a gestire direttamente un dato evento. L’esempio per eccellenza è la Brexit. Tutti gli investitori conoscono l’esito del referendum sulla Brexit ma ora dovrebbero iniziare a chiedersi come le conseguenze del voto debbano riflettersi nel posizionamento dei loro portafogli.

“Alcuni investitori potrebbero utilizzare una strategia di “hedging” standard su tutte le posizioni, ritenendo che i movimenti in ambito valutario abbiano un’importanza secondaria per i rendimenti delle asset class. Tuttavia questa decisione non potrebbe essere più sbagliata” specifica Thompson. Per capire il perché si può prendere ad esempio l’effetto della copertura del mercato azionario argentino su di un investitore in sterline negli ultimi due anni. Se da un lato la mancanza di copertura della posizione avrebbe comportato una perdita significativa, dall’altro la posizione avrebbe generato un sano profitto, qualora gli effetti valutari fossero stati neutralizzati

 

Giorgia Pacione Di Bello
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