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Portafoglio: la decorrelazione strutturale secondo Candriam

Portafoglio: la decorrelazione strutturale secondo Candriam

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

12 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Al giorno d’oggi, tutti gli asset tendono a correlarsi tra loro

  • Un approccio efficace è quello di ricorrere a esposizioni short equivalenti in valore nominale alle posizioni long

  • Nel disegno del portafoglio il gestore deve cercare di mantenere il beta molto basso in valori assoluti al fine di limitarne la sensibilità a lungo termine

Come disegnare un portafoglio che sia protetto dalle oscillazioni di breve e di lungo periodo? Una delle vie è quella della decorrelazione fra gli asset detenuti. E Candriam la ricerca con tre livelli di analisi

Uno dei risultati più ambiti dagli investitori è quello di una vera decorrelazione di portafoglio. Ne è convinto anche Emmanuel Terraz, deputy head of alternative strategies di Candriam.

Quando l’orizzonte temporale è limitato

Su un lasso di tempo limitato, è necessario ridurre la dipendenza del portafoglio dalle oscillazioni di un certo peso. Un portafoglio che mira, se non ad azzerare, a limitare la sua esposizione netta in valore nominale è particolarmente efficace nel contesto attuale. Al giorno d’oggi, tutti gli asset tendono a correlarsi tra loro.

Equilibrare le posizioni long e short

Per questo motivo, un approccio efficace consiste nel proteggere il portafoglio ricorrendo a esposizioni short equivalenti in valore nominale alle posizioni long. I movimenti delle due quote diventano simili per via della correlazione sottostante e l’impatto sul portafoglio resta molto limitato. L’analisi degli stress test rappresenta un metodo efficace per verificare la dipendenza del portafoglio così configurato rispetto a questi shock violenti.

Le oscillazioni di lungo termine

Su un periodo più ampio, l’obiettivo è limitare la dipendenza alle oscillazioni a lungo termine del mercato sottostante. Per raggiungere tale obiettivo, una semplice copertura delle variazioni non basta. Su un orizzonte di tempo più esteso, emergono le differenze di sensibilità tra le azioni rispetto ai rispettivi mercati. In termini di beta, vale a dire la misurazione della sensibilità di ciascun titolo rispetto al suo benchmark, è possibile determinare la sensibilità globale di un portafoglio.

Pertanto, durante la configurazione delle posizioni del portafoglio, il gestore deve cercare di mantenere il beta molto basso in valori assoluti, al fine di limitare la sensibilità a lungo termine del portafoglio alle variazioni del suo universo di investimento.

Gli approcci di Candriam

La singolarità dell’approccio d’investimento contribuisce anch’essa alla differenziazione del portafoglio rispetto ai modelli convenzionali di gestione più comuni sul mercato. Candriam dal canto suo unisce due approcci poco usati insieme. Sulle prime adotta un approccio metodico e quantitativo per individuare le opportunità d’investimento.

Nella parte di liquidità, le posizioni idonee devono rispondere a determinati vincoli per evitare di incrementare i rischi del portafoglio. Nella gestione quotidiana poi osserva procedure e modelli quantitativi che consentono di individuare le opportunità da cogliere.

Con questi tre livelli di analisi l’asset manager vuole proporre soluzioni d’investimento non correlate all’ambiente di mercato e alle evoluzioni sia di breve che di lungo termine. Uno “scudo” in un ambiente incerto come quello contemporaneo.

Teresa Scarale
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