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Populismo, liquidità, emergenti: tre temi chiave per il 2019

21 Gennaio 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • I “mali” del 2018. Qual è il vero danno del populismo a livello economico

  • Le implicazioni per i mercati

Keith Wade, chief economist e strategist, Schroders, vede nel populismo uno dei tre rischi / temi chiave del 2018 assieme a liquidità ed emerging da tenere sotto osservazione anche quest’anno

Guerre commerciali, quasi crisi del debito italiano, riprezzamento degli emergenti. Questi i tre avvenimenti chiave per i mercati nel 2018 secondo Keith Wade, chief economist and strategist, Schroders. Gli stessi però si ripeteranno, anzi continueranno, nel 2019.

Populismo: spinte verso il debito pubblico

E’ solo grazie agli stimoli fiscali di Trump che gli Usa hanno registrato una crescita superiore alle attese nel 2018. Una “lezione” che non è passata inosservata agli altri Paesi. Si pensi alla Francia, dove Macron sta cedendo alle istanze populiste di aumento della spesa pubblica. L’Italia dal canto suo ha ottenuto il permesso per un bilancio più elastico quest’anno. La Gran Bretagna poi sta pianificando un sostegno fiscale nell’eventualità di una hard Brexit, per non parlare degli ulteriori stimoli in Cina.

Il Giappone potrebbe essere invece un’eccezione. Il Sol Levante infatti vivrà l’aumento dell’Iva ad ottobre, seppur con misure per mitigare l’impatto del rialzo dell’imposta. Si teme inoltre che la spesa superi il gettito.

Il danno vero delle politiche populiste

I governi non si stanno più impegnando a livello strutturale. Né per aumentare la concorrenza né per aumentare la flessibilità del mercato del lavoro. Ormai si cerca una soluzione rapida tramite il taglio delle imposte, una maggiore spesa pubblica o l’aumento del minimo salariale. 2Alcune di queste misure sono giustificate, ma i governi non sono più abbastanza forti da resistere alle pressioni populiste verso una soluzione fiscale. Ciò implicherà un maggiore indebitamento pubblico, come già sta accadendo negli Usa”.

La rivincita degli emergenti

Gli Emerging potrebbero invece prendersi quest’anno la loro rivincita. La stretta di liquidità globale e le tensioni commerciali non saranno di aiuto. Però se la Fed deciderà di sospendere il ciclo di inasprimento a giugno 2019, è probabile che il dollaro ne verrà indebolito. Questo allevierebbe la pressione su chi si indebita in dollari e sui mercati emergenti.

La questione della liquidità globale

E’ probabile che la liquidità globale si riduca ulteriormente, con la conclusione del programma di acquisto di asset della Bce che si affianca al quantitative tightening della Fed. Questi sviluppi implicano che la Bank of Japan sarà l’unica banca centrale a portare avanti attivamente il quantitative easing nel 2019. Inoltre, le iniziative della People’s Bank of China e anche della Swiss National Bank sui mercati valutari potrebbero continuare, ma nel complesso il livello di liquidità è destinato a ridursi nel 2019.

La fine del programma di acquisto di asset della Bce sarà un test per i mercati obbligazionari. Schroders si aspetta una pressione al rialzo sui rendimenti. Però, l’impatto potrebbe essere avvertito maggiormente dagli emittenti esterni alla regione, i quali hanno beneficiato del Qe perché gli investitori si sono spostati al di fuori dei mercati europei principali. Si tratta dei paesi periferici dell’Eurozona, di alcuni emergenti e del credito corporate di qualità inferiore. Le aree più rischiose tendono infatti a soffrire la stretta di liquidità, come è accaduto per i titoli emergenti nel 2018. Come commentato da Warren Buffet: “È solo quando la marea si abbassa che si scopre chi stava nuotando nudo”.

Courtesy Schroders

Le implicazioni finanziarie secondo Schroders

La stretta di liquidità è ritenuta preoccupante, ma è probabile che i governi provvederanno a compensare gli effetti macroeconomici attraverso le politiche fiscali.

Per quanto riguarda la crescita, le previsioni di base dell’asset manager per il 2019 sono un po’ al di sotto del consensus. A differenza di altri, si aspetta che le tensioni commerciali proseguano. Questo presuppone che i timori sugli asset continueranno. E’ anche vero però che i mercati potrebbero aver già prezzato la maggior parte delle “cattive notizie”. Questo certo non garantisce rendimenti positivi nel 2019, ma significa che i mercati sono posizionati meglio per sostenere una delusione, ossia con una maggiore resilienza agli shock rispetto al 2018.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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