PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Pictet, l'anno dei mercati è iniziato con il piede giusto

Pictet, l'anno dei mercati è iniziato con il piede giusto

Salva
Salva
Condividi
Redazione We Wealth
Redazione We Wealth

18 Marzo 2019
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • Il divario di crescita tra paesi emergente e sviluppati è stimato in circa 5 punti percentuali

  • Si tratta del livello massimo degli ultimi cinque anni

Secondo gli indicatori del ciclo economico presentati nel Barometro mensile di Pictet, le economie emergenti stanno superando le controparti sviluppate. Attesi risvolti positivi per le classi di attivi dei mercati emergenti, soprattutto le valute

In base agli indicatori anticipatori pubblicati da Pictet nel Barometro mensile, il divario di crescita tra mondo emergente e sviluppato – stimato in circa 5 punti percentuali – è al livello massimo degli ultimi cinque anni. La disparità riflette il brusco crollo delle esportazioni di alcune economie avanzate, come la Germania, particolarmente penalizzata dalle tensioni commerciali in corso. In certa misura sono stati colpiti anche i mercati emergenti, e soprattutto la Cina. Infatti, i nostri modelli indicano che i dazi annunciati dagli Stati Uniti finora, dovrebbero ridurre di circa 0,5 punti percentuali la crescita del Pil cinese. Ma le autorità di Pechino sono state rapide nel contrastare questa situazione con gli stimoli. “Riteniamo che le misure finora adottate – che comprendono progetti di infrastrutture e di tagli alle imposte sui redditi personali e sugli utili aziendali – produrranno un effetto positivo di 1 punto percentuale sulla crescita, ripartito tra lo scorso e quest’anno.

I nostri dati sulla liquiditàconfermano che le recenti misure di stimolo della Cina stanno iniziando a funzionare. Il Paese è sulla buona strada per raggiungere condizioni di liquidità di stimolo per l’economia in questo trimestre, grazie alla forte crescita dei prestiti al settore privato. I nostri indicatori globali di impulso monetario si stanno rafforzando, mostrando sempre di più segnali di supporto per la crescita economica e gli attivi più rischiosi. La liquidità in eccesso G3 – la differenza tra il tasso di crescita dell’offerta di denaro e la crescita del PIL nominale – è entrata in territorio positivo e ha raggiunto adesso il livello massimo in circa due anni. Ciò è di buon auspicio per i rapporti price/earnings societari (si veda il grafico)”.

Il rischio è che gli investitori siano troppo compiacenti

“Sebbene le banche centrali abbiano reagito ai segnali di debolezza economica, riteniamo che ciò potrebbe rivelarsi un cambio di tono temporaneo. A nostro avviso, le proiezioni dei tassi d’interesse fatte dagli operatori di mercato sottovalutano la possibilità che la Federal Reserve statunitense operi un ulteriore aumento dei tassi d’interesse prima della fine dell’anno”. I Fed futures scontano solo il 2% di possibilità di una simile mossa; a ottobre le probabilità erano del 98%.

Levalutazioniaggiungono una nota di prudenza, in seguito ai forti guadagni di mercato dall’inizio del 2019. Virtualmente ogni classe di attivi del nostro modello è più costosa adesso di quanto fosse un mese fa, con le azioni globali tra le più costose. È un dato preoccupante, considerato che la crescita degli utili societari ha toccato il picco del 15% nel 2018 e che gli analisti hanno ridotto le loro aspettative di utili futuri. “Tuttavia, intravediamo i primi segnali di stabilizzazione delle previsioni degli utili, un fattore che dovrebbe dimostrarsi positivo”.

I fattori tecnicidipingono un quadro altalenante. Sebbene le tendenze siano generalmente positive per le azioni, in molte regioni, compresi Stati Uniti ed Europa – questa situazione è compensata dalle posizioni eccessivamente ottimistiche di alcuni investitori su taluni titoli. Per le obbligazioni, invece, il momentum e l’ampiezza del trend positivo, ovvero il fatto che il recente rally sia stato molto diffuso, sono stati controbilanciati da fattori stagionali fortemente negativi. Nel complesso, questi segnali supportano la nostra decisione di rimanere neutrali sia sulle azioni che sulle obbligazioni a livello globale.

Settori azionari e regioni: appaiono costosi, tranne i mercati emergenti

Grazie a un inizio d’anno eccezionale, le azioni hanno in buona parte recuperato le perdite subite durante il periodo di panico vissuto dai mercati nel quarto trimestre del 2018. Tanto che l’indice MSCI All Country World scambia ormai quasi al livello massimo dell’intervallo in cui si è mosso lo scorso anno; questo ci lascia perplessi sul potenziale per ulteriori guadagni, soprattutto se si considera che le prospettive di crescita degli utili societari si sono indebolite (si veda il grafico).

Il rischio più grande, per le azioni Usa in particolare, è che il recente indebolimento delle previsioni degli utili societari sia destinato a perdurare. Ad ottobre, le previsioni di mercato per la crescita degli utili per azione statunitensi per il 2019 erano dell’11%. Le stime di crescita degli analisti da allora sono calate al 4% e si dovrebbero stabilizzare attorno a questo valore, a meno che la crescita del Pil statunitense non rallenti significativamente nel corso dell’anno. “Per queste ragioni, rimaniamo sottopesati sulle azioni statunitensi”.

Se i titoli statunitensi possono essere relativamente costosi, troviamo al contrario molto valore nei titoli di Regno Unito e Cina. Il rendimento da dividendo dei titoli britannici al 4,5% è a un livello sostanzialmente identico a quello all’indomani della crisi di Lehman Brothers del 2008 – troppo interessante da ignorare, nonostante il perdurare dell’incertezza riguardo alla Brexit. Una sterlina conveniente rende le azioni britanniche ancora più appetibili. Per quanto riguarda il mercato cinese, questo è trainato dalla politica, che proprio adesso sta aumentando la liquidità immessa e la spesa fiscale, sostenendo i titoli cinesi e dei mercati emergenti nel complesso.

“In effetti, gli attivi dei mercati emergenti sono in una posizione ottimale. Rispetto al dollaro, le valute dei mercati emergenti sono più convenienti di quanto non siano mai state negli ultimi vent’anni. I nostri indicatori del sentiment suggeriscono che gli investitori sono ancora poco investiti nei titoli dei mercati emergenti, malgrado una ripresa che li vede in risalita di circa il 10% da inizio anno”. I fondamentali delle economie dei mercati emergenti rimangono solidi, in quanto molti Paesi attuano politiche monetarie e fiscali prudenti. E le politiche reflazionistiche della Cina dovrebbero incentivare le esportazioni e sostenere i prezzi delle materie prime. Le azioni cinesi e russe sono particolarmente interessanti, mentre il mercato brasiliano sembra parecchio costoso, dopo il rally del 40% dal livello minimo toccato la scorsa estate.

“Abbiamo deciso di aumentare la nostra allocazione ai settori difensivi portando i servizi di pubblica utilità da una posizionamento neutrale a un sovrappeso. I settori regolamentati, come i servizi di pubblica utilità, che registrano una domanda piuttosto costante nel corso del ciclo, tendono ad avere caratteristiche simili alle obbligazioni e quindi a sovraperformare in periodi in cui le azioni più orientate alla crescita faticano. Per la stessa ragione, abbiamo mantenuto le nostre posizioni di sovrappeso sui titoli del settore sanitario e di quello dei beni di consumo di base.

Per contro, abbiamo ridotto gli industriali da sovrappeso a neutrale, in risposta alle dispute commerciali in corso. Sebbene il mercato sembri convinto che la situazione di stallo tra Stati Uniti e Cina sia al termine, noi non ne siamo così sicuri. Il mercato sta scontando una conclusione positiva del dialogo tra le due parti, ma è un salto nel vuoto presumere che i negoziati attuali porteranno a un accordo globale in tempi brevi”.

Redazione We Wealth
Redazione We Wealth
Condividi l'articolo
ALTRI ARTICOLI SU "Outlook e Previsioni"
ALTRI ARTICOLI SU "Pictet"
ALTRI ARTICOLI SU "Azionari internazionali"