PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Piazza Affari nervosa per tensioni su manovra, spread vola oltre 300 punti base

02 Ottobre 2018 · Francesca Conti · 5 min

  • La tensione sui mercati è alimentata dalla decisione di alzare al 2,4% del Pil il deficit nei prossimi tre anni

  • Il 2 ottobre, lo spread ha aperto in netto rialzo a 296 punti base per poi volare in area 304 punti nel finale e chiudere a 303,7 punti

  • Si distinguono molti titoli legati al mondo del risparmio gestito, come Banca Generali (+1,27%)

La tensione sull’asse Roma-Bruxelles, con la manovra italiana ad alto rischio bocciatura, innervosisce ancora le piazze finanziarie. Occhi puntati il 3 ottobre, quando i titoli dovranno reagire al Def atteso in Parlamento

Nuova giornata di tensione sui mercati, in scia al botta e risposta tra Bruxelles e Governo sulla manovra ad alto rischio bocciatura e sulla decisione di alzare al 2,4% del Pil il deficit nei prossimi tre anni. A Piazza Affari, il 2 ottobre, il Ftse Mib scivola di quasi due punti percentuali in avvio, per poi ridurre le perdite a metà seduta e chiudere in calo per la quinta sessione consecutiva, perdendo lo 0,23% a 20.562 punti.

Le oscillazioni del Ftse Mib trascinano al ribasso anche i listini europei che terminano la seduta in rosso. Male anche l’euro, che in giornata scende fino a toccare quota 1,15 dollari. A innescare la caduta della moneta unica sarebbe stato, secondo Bloomberg, il presidente della Commissione bilancio della Camera, Claudio Borghi, che ha rievocato l’ipotesi di un’uscita dell’Italia dall’euro. Parole che costringono lo stesso premier, Giuseppe Conte, a dichiarare che l’euro è “irrinunciabile” per Roma e che opinioni come quelle del leghista non hanno “nulla a che vedere con la politica del Governo”.

Una precisazione volta a rassicurare mercati e investitori, ma che non frena l’infiammata dello spread, con ripercussioni sulla Borsa e sulle obbligazioni societarie emesse da banche e aziende italiane. Dopo la chiusura dell’1 ottobre a 284 punti base, il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e tedeschi ha aperto in netto rialzo a 296 punti per poi volare in area 304 punti nel finale e chiudere a 303,7 punti. In rialzo anche il rendimento del titolo decennale, che in chiusura si è posizionato al 3,47%: il valore più alto da marzo 2017. L’ulteriore impennata accorcia le distanze con la soglia critica del 3,5%.

A soffrire tra i titoli italiani è soprattutto il comparto bancario. Dopo uno stop a -5% in avvio, Banco Bpm termina gli scambi in calo dell’1,99% a 1,96 euro. Mediobanca lascia sul campo lo 0,46% a 8,3 euro, mentre Ubi Banca segna una flessione del 2,06% a 3,23 euro e Intesa Sanpaolo cede lo 0,33% a 2,1 euro. Contribuiscono a pesare sul settore i report di alcune banche d’affari, come Citigroup, che ha deciso di rivedere le sue valutazioni sulle banche italiane a causa dell’incertezza politica e del relativo allargamento dello spread.

La banca statunitense ha tagliato la raccomandazione da ‘overweight’ a ‘neutral’, procedendo con una revisione dei giudizi sui singoli istituti. Preoccupata anche Bank of America Merrill Lynch, secondo la quale l’aumento del costo del debito italiano e l’allargamento dei differenziali di rendimento potrebbe minare la capacità delle banche di finanziare l’economia reale, portando al cosiddetto ‘credit crunch’.

Trend di giornata opposto, invece, per molti titoli legati al mondo del risparmio gestito. In particolare, spicca Banca Generali, che si posiziona tra i migliori titoli del listino con un guadagno dell’1,27%% a 22,30 euro. Positiva anche Azimut, che termina gli scambi in progresso dello 0,86% a 12,95 euro. L’effetto spread non fa bene invece ai titoli di Anima, che cede lo 0,68% a 4,102 euro, e a Banca Mediolanum, che perde l’1,53% a 5,80 euro. Giornata ‘no’ anche per il comparto assicurativo, con Generali che lascia sul campo l’1,15% a 14,645 euro, Poste Italiane che segna un -1,79% a 6,686 euro, Allianz (-0,59% a 192,36 euro), Unipol che cede il 2,53% a 3,73 euro e Cattolica Assicurazioni che chiude perdendo il 2,55% a 7,25 euro.

La volatilità dello spread rischia di essere una costante dei prossimi mesi, o perlomeno fino a quando da Bruxelles non arriverà il via libera alla manovra. Si dovrà attendere almeno l’invio alla Commissione europea del documento finale, entro metà ottobre. L’Europa intanto non sembra intenzionata a fare concessioni: la manovra presentata dal governo di Lega e Movimento 5 Stelle, così come si prospetta, infrange le regole di Bruxelles e sarà bocciata. Secondo il vicepresidente dell’esecutivo europeo, Valdis Dombrovskis, la manovra anticipata da Roma, va in una direzione che “oltrepassa” la flessibilità consentita dal Patto di stabilità, che Bruxelles intende far rispettare.

Solo l’1 ottobre il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, aveva definito come una deviazione “molto, molto significativa” il 2,4% di deficit/Pil, chiedendo a Roma “sangue freddo” e “spirito costruttivo” nelle trattative. “Non arretriamo di un millimetro”, replica il vicepremier italiano Luigi Di Maio. “Quando la politica non fa i conti con la sostenibilità economica è come se rinnegasse se stessa”, è invece l’invito del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, lanciato nel corso del suo intervento di chiusura all’assemblea pubblica dell’associazione degli industriali di La Spezia secondo quanto riferisce il Sole 24 Ore. Occhi puntati sul 3 ottobre, dopo il vertice a Palazzo Chigi tra Conte, i due vicepremier e il ministro dell’Economia e delle finanze Giovanni Tria e con il Def atteso in Parlamento.

Francesca Conti
Francesca Conti
VUOI LEGGERE ALTRI ARTICOLI SU: