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Petrolio: dall'impatto del Coronavirus alla guerra dei prezzi

Petrolio: dall'impatto del Coronavirus alla guerra dei prezzi

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

11 Marzo 2020
Tempo di lettura: 15 min
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  • Lunedì 9 marzo il petrolio ha subito il peggior calo dal 1991

  • Dalle preoccupazioni per la domanda cinese, causate dall’emergenza Coronavirus,  al no della Russia al vertice Opec+

  • Dal taglio della produzione dell’Arabia Saudita alla guerra dei prezzi

Cos’ha portato al crollo del prezzo del greggio, che nella giornata di lunedì 9 marzo ha perso oltre il 30%? Cerchiamo di ripercorrere le tappe più importanti, dalle preoccupazioni per il coronavirus, alla guerra dei prezzi tra Russia e Arabia Saudita

Lo scorso lunedì 9 marzo, una giornata nera per le Borse di tutto il mondo, si è assistito a un crollo del petrolio di oltre il 30%, il maggior  calo giornaliero dal 1991. Ma andiamo per ordine e ripercorriamo gli eventi più significativi delle ultime settimane per comprendere meglio cosa è accaduto ai prezzi dell’oro nero, che attualmente tratta intorno ai 33 dollari (dato 11 marzo, 19:15).

Il coronavirus e le preoccupazioni per la domanda cinese

L’incertezza e il timore degli investitori di fronte agli effetti del Coronavirus ha ripetutamente portato a forti oscillazioni del prezzo del petrolio, sin dai primi di febbraio, quando, sulla scia delle notizie riguardanti la crescente diffusione del contagio in Cina, il Brent e Wti hanno toccato i livelli  più bassi da oltre 12 mesi, con il Brent che è sceso sotto i 55 dollari al barile e il Wti intorno ai 50 dollari. Per capire questo calo, basti pensare che la Cina è il maggiore importatore mondiale di petrolio e consuma circa 14 milioni di barili al giorno. Le prospettive di un forte rallentamento dell’economia cinese a causa del Coronavirus hanno lasciato presagire un freno della domanda di petrolio, causato, secondo quanto riportato dagli analisti di Fitch, da una combinazione di riduzione dei voli aerei, un minore trasporto su strada nazionale e una sospensione dell’attività manifatturiera più lunga del previsto.

Il meeting (non anticipato) dell’Opec+

In risposta alle crescenti preoccupazioni per l’intensificarsi dell’epidemia, emerge presto l’ipotesi di un meeting anticipato dell’Opec+ (i 13 Paesi dell’Opec e 10 non aderenti al cartello, guidati dalla Russia, secondo produttore mondiale di greggio) che lo scorso dicembre aveva tagliato l’offerta di ulteriori 1,7 milioni di barili al giorno, portando il totale a 2,1  milioni di barile al giorno  fino a fine marzo 2020. La possibilità di anticipare l’incontro in programma per il 5-6 marzo a Vienna, per decidere sul da farsi e fornire qualche risposta ai mercati, proposta fortemente appoggiata dall’Arabia Saudita,il maggior produttore Opec, viene presto respinta dalla Russia.

Le raccomandazioni del comitato tecnico e le esitazioni della Russia

Agli inizi di febbraio, arriva la raccomandazione da parte del comitato tecnico che assiste l’Opec+, di ridurre temporaneamente la produzione di 600mila barili al giorno, per contrastare “l’epidemia di coronavirus in Cina e il suo potenziale impatto sul mercato petrolifero”, come ha illustrato Reuters. Non tarda ad arrivare la risposta della Russia, che, non si mostra favorevole ad appoggiare questa scelta. Il ministro dell’Energia russo, Aleksander Novak, prende tempo, dichiarando all’agenzia di stampa “Tass”, che è ancora troppo presto per valutare il reale impatto del coronavirus sui mercati mondiali del petrolio

Le rassicurazioni dell’Arabia Saudita

“Utilizziamo ogni opportunità per confrontarci”..”non abbiamo esaurito le idee a disposizione”, così, nell’ultima settimana di febbraio, il Ministro dell’energia saudita, il principe bin Salman, interviene per rassicurare il mercato sulle presunte indiscrezioni in merito a tensioni all’interno del cartello, sull’ipotesi di ulteriori tagli della produzione. Intanto, la diffusione dell’epidemia in nuove aree geografiche (Iran, Italia, Corea del Sud, Giappone..) spinge gli operatori sempre più verso i beni rifugio e porta il greggio ad oscillare nuovamente.

Putin resta vago: un prezzo “accettabile”

A pochi giorni dal vertice della coalizione, il Cremlino apre alla possibilità di appoggiare nuovi tagli produttivi. Putin riconosce il “bisogno di passare all’azione, anche congiuntamente ai nostri partner stranieri”. Il presidente russo però, non promette nulla e sottolinea (in data 1 Marzo) che l’attuale livello dei prezzi è “accettabile” per Mosca. Questo perché la Russia  ha basato la sua previsione di bilancio su un barile di 42,4 dollari. Putin ribadisce poi, che la Russia, on oltre 500 miliardi di dollari di riserve valutarie, è “protetta” dalla caduta del prezzo del petrolio. Dichiarazioni che, lette tra le righe, lasciano trasparire un intervento limitato della Federazione sui tagli della produzione.

La settimana della resa dei conti

La settimana del 2 marzo, in vista del meeting, si apre con le speranze di maggiori tagli alla produzione e misure di stimolo da parte delle banche centrali (con la conference call del G7 prevista per il 3 marzo) che fanno salire l’oro nero. A guidare il rimbalzo del greggio, spiega s Reuters Bjarne Schieldrop, chief commodities analyst di Seb markets sono i “segni di stimolo monetario e fiscale e possibili ulteriori tagli alla produzione da parte dell’Opec+ più avanti nel corso della settimana”. Arriva poi, il 3 marzo, la notizia del suggerimento da parte della Commissione tecnica, riunitasi nuovamente , di allargare la forchetta del taglio, tra 600mila e un milione di barili al giorno nel secondo trimestre.

Il vertice Opec

Giovedì 5 marzo prende il via il tanto atteso vertice Opec, la prima di due giornate in cui si incontrano i membri del cartello (mentre nella seconda si aggiungono anche i paesi non Opec). Nel corso della giornata, arriva il sì dell’Opec a un ulteriore taglio alla produzione di petrolio di 1,5 milioni di barili al giorno fino al 30 giugno 2020. Il piano però deve ancora passare al vaglio dell’Opec+. In particolare, i riflettori sono puntati sulla Russia, che potrebbe non dare il via libera. E così, all’indomani della prima giornata di incontri, la Russia volta le spalle e respinge la proposta dell’Opec, che prevedeva una riduzione di 500.000 barili al giorno per i Paesi non Opec. Il no della Russia fa tremare i mercati, provocando un crollo del greggio, che precipita ai minimi da 3 anni, sul timore di una rottura dell’asse Mosca-Riad, coalizione che esiste da tre anni ma formalizzata solo a luglio del 2019, quando l’Opec Plus è diventato ufficialmente un “organismo permanente”.

Un weekend sul piede di guerra e il lunedì nero per l’oro nero

Dopo il rifiuto della Russia, l’Arabia Saudita, sabato 7 marzo, annuncia il più grande taglio dei prezzi degli ultimi 20 anni e pianifica di aumentare unilateralmente la produzione interna dal prossimo aprile a oltre 10 milioni di barili al giorno, per la prima volta da maggio del 2019. Ed eccoci arrivati alla fatidica giornata di lunedì 9 marzo, in cui, i timori per una guerra dei prezzi tra Russia e Arabia Saudita, uniti alle crescenti preoccupazioni per il Cornavirus, fanno affondare il petrolio, in una giornata da dimenticare per le borse mondiali. L’ oro nero crolla di oltre il 30%, registrando il peggior calo dal 1991, ai tempi della guerra del Golfo.

La giornata di martedì: il rimbalzo del greggio, tra i tagli e il un barlume di accordo

Non tarda ad arrivare la risposta della Russia. Il ministro dell’Energia russo, Aleksander Novak, dichiara che Mosca ha le capacità per incrementare la produzione petrolifera nazionale fino a 300 mila barili al giorno nel breve termine, e fino a 500 mila nel lungo periodo. Sempre nella stessa giornata, l’ad di Saudi Aramco, Amin Nasser annuncia che fornirà al mercato 12,3 milioni di barili di greggio al giorno, a partire dall’1 aprile. Il Cremlino fa sapere di “non escludere che Russia e Arabia Saudita possano ancora trovare un accordo sulla produzione di greggio” come dichiarato Dmitri Peskov, il portavoce del presidente Putin. Lo stesso Novak, da parte sua, parla di possibili misure congiunte tra Russia e Paesi Opec per stabilizzare il mercato. Sulla speranza che la Russia riapra le porte a un’alleanza, il petrolio chiude in positivo e segna un rialzo di oltre il 10 % dopo due sedute fortemente negative.

Mercoledì 11 marzo: il prezzo del greggio torna a scendere sul piano Saudi Aramco

Dopo il rimbalzo di martedì, l’oro nero torna a scendere. Mercoledì 11 marzo, il colosso petrolifero saudita, Saudi Aramco annuncia alla Borsa nazionale (il Tadawul) di avere ricevuto una direttiva dal ministero dell’Energia per aumentare la sua capacità di produzione da 12 a 13 milioni di barili al giorno. Nella giornata di mercoledì il greggio chiude in calo a New York e perde il 3,58 a 33,13.

Virginia Bizzarri
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