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Paesi emergenti, le previsioni di Goldman Sachs AM

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Livia Caivano
Livia Caivano

11 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • “L’Indonesia oggi è una buona opportunità: i rischi sono controllati e i rendimenti sono ragionevoli”

  • “L’Ucraina è un’economia che ha vissuto cambiamenti politici, ha un nuovo governo e un nuovo presidente, sono messe in cantiere riforme che possono dare buoni risultati in futuro”

Per il debito dei Paesi emergenti il 2019 è stato un anno dai rendimenti a doppia cifra, il premio al rischio si è compresso e le valutazioni sono state buone. Ma questi investimenti sono ancora un’opportunità? Intervista a Angus Bell portfolio manager – emerging market debt per Goldman Sachs

Il 2019 è stato ricco di soddisfazioni per gli investitori che hanno scelto di puntare sul debito dei mercati emergenti. Ma i fondamentali sorreggono ancora queste valutazioni? Abbiamo chiesto a Angus Bell, portfolio manager – emerging market debt per Goldman Sachs, di aiutarci a trovare una risposta.

“Su questo aspetto direi che nonostante molti avvenimenti negativi – quello che accade in Argentina o Libano – i dati aggregati suggeriscono che le economie dei mercati emergenti sono in salute e diminuisce la volatilità. Nessuno oggi parla più dei ‘Fragile five’, la classifica dei Paesi emergenti più deboli e con squilibri in termini di partite correnti: nel 2013 erano Brasile, India, Indonesia, Sud Africa e Turchia”.

Indonesia

“L’Indonesia oggi è infatti una buona opportunità: i rischi sono controllati e i rendimenti sono ragionevoli. L’Ucraina è un’economia che ha vissuto cambiamenti politici, ha un nuovo governo e un nuovo presidente, sono messe in cantiere riforme che possono dare buoni risultati in futuro. Quindi anche qui vediamo un’occasione di investimento. Evitiamo invece il Libano, a causa delle proteste che hanno costretto la banca centrale al controllo di capitale e a una serie di misure per evitare il collasso del sistema finanziario. L’Argentina è un’altra economia che vive un momento di transizione politica. Ci sono serie preoccupazioni sul possibile default, quindi stiamo lontani anche da qui. Per valute e tassi di interesse troviamo interessanti Corea e Tailandia. Monitoriamo dai 70 agli 80 Paesi. Cerchiamo di capire quali sono i più promettenti e costruiamo un portafoglio che rispetti questa view. Di questi investiamo in 15-20, facciamo piccoli investimenti in altri 10 e  cerchiamo di evitarne del tutto altri. Cerchiamo di non limitarci agli investimenti in debito in dollari – c’è un po’ di flessibilità verso monete locali”.

Usa vs Cina

“La portata della guerra commerciale Usa-Cina è stato un focus importante per gli investitori. La conseguenza sui mercati emergenti al momento è modesta. Ci aspettiamo che andrà avanti ancora per un po’ e sappiamo che in realtà non riguarda solo i dazi: incoraggiamo i nostri investitori a pensare che è qualcosa di cui dovranno tenere conto a lungo e che non si risolverà nel breve termine. Non ci aspettiamo immediate conseguenze sul debito dei mercati emergenti dalle elezioni Usa. Secondo noi la pressione che gli Usa stanno mettendo sulla Cina non è una prerogativa dell’amministrazione Trump e possiamo aspettarci che prosegua anche in caso di un eventuale cambio della guardia alla Casa Bianca”.

Portafoglio

“Nella costruzione del portafoglio cerchiamo di compensare il rischio di default di alcuni paesi. Guardiamo ai fondamentali che sono quelli che dovrebbero guidare il mercato dei prezzi. Guardiamo alle vulnerabilità, alla portata del debito che hanno i diversi Paesi, alle dinamiche fiscali. La crescita del pil conta ma una crescita relativamente lenta non compromette necessariamente il pagamento delle obbligazioni. Di solito abbiamo una view di medio lungo termine su tutti i paesi in cui investiamo: è comunque importante avere una dinamica attiva nella gestione dei portafogli di debito dei mercati emergenti perché il livello di volatilità in questi Paesi può essere importante. È necessario rimanere flessibili”.

Livia Caivano
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