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Pace Usa Cina: per gli analisti è prossima

21 Gennaio 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • Il liberismo americano non ama dazi e tariffe

  • L’attuale situazione ha comunque un impatto rilevante sulle scelte di portafoglio e sulle strategie dei gestori

  • L’opinione del Nobel Paul Krugman

Secondo Sébastien Galy, senior macro strategist di Nordea Asset Management, la pace Cina Usa sarebbe davvero vicina a causa della convenienza elettorale del Tariff Man, come del resto rilevato da Paul Krugman

“Le attuali controversie che causano lo shutdown del governo americano […] danno una buona prospettiva di ciò che vedremo tra Washington e Pechino. E’ probabile che le trattative in suolo domestico durino almeno per un mese, prima che lo stallo economico diventi un problema per la base repubblicana del presidente Usa”. Questo il giudizio di Sébastien Galy, senior macro strategist di Nordea Asset Management. La questione elettorale pesa infatti sempre di più, come evidenziato del resto dal premio Nobel per l’Economia Paul Krugman in un suo articolo per il Sole.

L’impatto della pace Usa Cina sull’asset allocation di Nordea

Il prendere forma di un accordo, seppur tardivo, fra Usa e Cina impatta sicuramente le scelte di portafoglio della società. La quale preferisce attualmente infatti l’azionario e obbligazionario dei mercati emergenti, come pure l’azionario europeo e americano. Per quanto riguarda i titoli azionari, Nordea preferisce i titoli a bassa volatilità e le strategie long/short.

Inoltre, l’analista sottolinea come la crescita degli utili abbia raggiunto il suo picco nel 2018, per poi perdere vigore. La guidance 2019 punta al ribasso sulla base di un’attesa frenata dell’economia cinese (e non solo) e di costi per le materie prime più alti. “Si sta venendo a creare un buon valore intrinseco, specialmente per i titoli azionari a minore volatilità”.

Ad oggi, sui mercati emergenti vengono preferite le posizioni lunghe. Un altro segno di buone valutazioni economiche, elevati rendimenti e speranza di una risoluzione delle guerre commerciali.

Due eventi importanti

  • La consapevolezza che l’accordo con la Cina è virtualmente una certezza e
  • la fine delle reazioni del mercato alle notizie negative provenienti da Pechino.

E’ poi probabile che la Cina diventi la giustificazione per gli utili sotto le attese. Così come in passato lo sono stati temi precedenti come l’inadeguata copertura valutaria. “Detto ciò, gli utili bottom up probabilmente mostreranno l’impatto della Cina e l’aumento dei costi dell’input. Fino a quel momento, ovvero fino a che non si raggiungerà la consapevolezza dell’impatto della Cina, rimaniamo in un contesto complesso, con mercati azionari volatili e performance inferiori alla media”. Aggiunge l’analista.

Le parole di Paul Krugman

Il premio Nobel di chiede dove sia in effetti la base di consenso per i dazi di Donald Trump e per le sue minacce di annullare gli accordi internazionali in atto. Di sicuro non le grosse società, terrorizzate dalla prospettiva di una guerra commerciale. Del resto, ogni volta che quella prospettiva sembra materializzarsi, gli indici azionari sprofondano. Nemmeno i sindacati si sono schierati a favore del protezionismo di Trump.

Intanto, la percentuale di americani convinta che gli scambi internazionali siano un bene per l’economia è aumentata quasi a livelli record. Anche chi critica il commercio internazionale “sembra farlo più per lealtà a Trump che per convinzioni politiche profonde”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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