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Outlook Schroders: navigare nella disruption

15 Novembre 2018 · Teresa Scarale · 5 min

  • La “rivoluzionaria” apertura dei lavori della conferenza internazionale dell’asset manager globale si e’ aperta all’insegna della disruption, in tutte le sue declinazioni

  • L’impatto di demografia, produttività, politica e ambiente sui rendimenti degli asset globali di qui ai prossimi dieci anni

L’outlook di Schroders per il 2019 e per i prossimi 10 anni ha aperto l’International media conference del colosso britannico a Londra, sotto il segno delle forze che stanno rivoluzionando l’ambiente degli investimenti

Fare previsioni anche a ridosso del sorgere del sole può essere problematico, specie se il cielo è offuscato da nuvoloni. Nuvole che certo, possono non essere foriere di tempesta, ma comunque di disturbo a una chiara visione dell’orizzonte. Questo è ciò che accade con i titoli dei giornali, che dalla fine del Qe al cambiamento climatico alla “bomba del debito cinese” appaiono a volte tutt’altro che rassicuranti. Cercando di fare luce con un outlook limpido e razionale si è aperta oggi l’International Media Conference di Schroders, a Londra, nei nuovi uffici di London Wall Place inaugurati dalla Regina Elisabetta una settimana fa, lo scorso 7 novembre 2018. Charles Prideaux, global head of product and solutions, ha infatti aperto il ciclo di conferenze illustrando le “verità non sfuggibili” nell’ambiente degli investimenti.

L’outlook Schroders

Il fatto è che siamo al giro di boa. In sei settimane o giù di lì il 2019 avrà fatto la sua comparsa. La tempesta quotidiana dei titoli da prima pagina crea rumore e offusca quella che per gli investitori dovrebbe essere una visione chiara dell’orizzonte economico politico. Ma “Non esistono certezze nell’investimento”, esordisce Prideaux. “Ci sono tuttavia ambiti in cui si possono avere punti di vista molto solidi sulle prospettive e le conseguenti sfide e opportunità da esse poste”. Quali sono questi ambiti? Il capo dei prodotti e delle soluzioni globali del colosso britannico ne illustra i principali: forze economiche e forze disruptive, aprendo le danze per i successivi approfondimenti  sulle implicazioni per gli investimenti.

• forze economiche:

o demografia. Il numero di lavoratori è destinato a diminuire nell’eurozona, in Giappone e in Cina. L’invecchiamento demografico è inoltre destinato ad esercitare enormi pressioni sulle finanze pubbliche dei governi, amplificando l’effetto di un più lento aumento della forza lavoro.

o produttività: la grande lotta fra Sviluppati ed Emergenti. Per quanto riguarda le economie mature, c’è stato un suo rallentamento dalla grande crisi del 2008 ad oggi, e siamo ben lungi dall’aver raggiunto quel grado di crescita della produttività. Situazione che non migliorerà nei prossimi dieci anni. I numeri: nel periodo pre crisi (1997/2006) i tassi erano 2,1% per gli Usa, 1,8% per Euro3 (Germania, Francia, Italia), 1,3% per il Giappone e 2,4% per la Gran Bretagna. Nel periodo post crisi i valori sono stati 0,7% (Usa), 1,1% (Euro3), 1,5% (curioso Giappone!) e 0,7% (UK). Infine, proiezioni di qui ai prossimi dieci anni vedono secondo gli analisti di Schroders una crescita della produttività che si attesta all’1,5% per gli Usa, all’1,8% per Euro3, all’1,3% per il Giappone e all’1,6% per il Regno Unito. Lo scenario cambia radicalmente per quanto riguarda gli emerging. Non solo infatti queste economie non hanno risentito della frenata successiva al 2008 (con la sola eccezione del Brasile), ma hanno comunque proiezioni di aumento della produttività che triplicano quelli delle controparti sviluppate. Qualche numero: 5,4% per la Cina e 4,2% in media per tutti gli altri emergenti;

o crescita. Il tasso di espansione del Pil, dato dalla somma dei due punti precedenti (forza lavoro e produttività) è destinato a rallentare, ovunque. Il tasso di crescita dell’economia cinese è inoltre destinato ad avere una sempre maggiore influenza su quello di tutto il resto del mondo. Se infatti nel 1980 il Pil del Paese di Mezzo rappresentava solo lo 0,25% di quello globale oggi lo stesso è il 22,5% di quello mondiale. Gli alti e crescenti livelli di indebitamento globale porranno un freno alla domanda (e all’inflazione). Per questo motivo i tassi di interesse reali resteranno bassi, con buona pace di quello sparuto gruppo che ne teme l’aumento.

• Forze disruptive.

o La fine del Qe. L’attesa è che le banche centrali di Europa, UK e Giappone si muovano nella stessa direzione;

o regolamentazione in aumento;

o Nuove modalità di finanziamento. In ordine di rilevanza:

 Private equity;
 Real estate;
 Private debt;
 Infrastrutture;
 Risorse naturali.

o La disruption tecnologica. La polarizzazione nel mercato del lavoro diventerà ancora più estrema. I derivanti problemi di diseguaglianza esacerberanno ulteriormente la disruption politica.

o L’impatto della disruption ambientale. L’outlook Schroders ha stimato che il cambiamento climatico porterà ad una perdita di valore del 10%/15% del valore delle imprese globali.

La disruption politica:

o l’esito più drammatico dato dall’inasprirsi delle politiche nazionali è dato dal peggioramento delle situazione finanziarie dei conti pubblici (financial squeeze). L’esempio portato è quello italiano. I bilanci dei governi sono messi continuamente sotto pressione a causa del

o populismo in crescita. Il mondo sta scoprendo in questi anni una complessità politica ancora maggiore che in passato. E non c’è da stupirsi, forse, visto che negli standard di vita globali non c’è stato un miglioramento negli ultimi dieci anni: il reddito mediano è rimasto stagnante negli ultimi dieci anni.

Le implicazioni per gli investimenti

Il punto centrale dell’outlook Schroders è dunque duplice, compatibilmente con le loro proiezioni demografiche e di produttività:

o bassa crescita
o bassi rendimenti

Le azioni renderanno poco, le obbligazioni ancora meno

La palma delle vincitrici andrà alle azioni versus le obbligazioni, tuttavia anche i rendimenti dell’azionario non saranno esaltanti, con l’eccezione dei mercati emergenti (le previsioni di qui a dieci anni parlano del 9,5% versus il 5,8% degli Usa, il 3,9 dell’Eurozona, il 3,6 della Gran Bretagna e il 2,3% del Giappone). Le proiezioni dei rendimenti premiano gli emerging anche nell’universo obbligazionario. Si prevede infatti per quell’universo un rendimento medio dell’8,3% contro il 4,6% degli Usa, il 5,9% dell’Eurozona e addirittura lo 0% del Giappone. Tuttavia, l’84% degli investitori, intervistato da Schroders nel suo Global Investor Study, è estremamente ottimista. Il 34% si attende un rendimento medio fra il 5% e il 9%, mentre il 37% si aspetta di ricevere fra il 10% e il 20% di rendimento. Per non parlare dell’ultimo 13%, speranzoso di ottenere ritorni superiori al 20%.

Il commento:

L’Italia come sistema‐paese non è avulsa da queste dinamiche disruptive. I cambiamenti in atto a livello globale esercitano ed eserciteranno molta pressione ai margini del mercato della gestione patrimoniale anche nel nostro Paese. È fondamentale il sapersi adattare, avere l’intelligenza di essere flessibili inun mondo che, a causa dei bassi tassi di interesse reali, è alla ricerca spasmodica del rendimento. Schroders ha un’esperienza bisecolare, è sopravvissuta alle grandi crisi dell’era contemporanea e proprio in virtù del suo importante heritage sa guardare al futuro: ad esempio, siamo stati i primi nel 2014 a costituire un team di esperti sull’utilizzo dei big data nell’asset management
BY Luca Tenani, country head Italy, Schroders
Luca Tenani, country head Italy, Schroders
Teresa Scarale
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