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Oro e Bitcoin, chi il diavolo e chi l’acqua santa?

Oro e Bitcoin, chi il diavolo e chi l’acqua santa?

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

23 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 5 min
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  • Oro e bitcoin sono stati protagonisti negli ultimi mesi di un intenso rally di prezzo. Il primo ha toccato nell’agosto 2020 il suo massimo storico superando i 2000 dollari all’oncia, il secondo ha raggiunto i 57 mila dollari la scorsa settimana

  • We Wealth ha chiesto a Christian Miccoli, fondatore e ceo di Conio, e Giacomo Andreoli, fondatore e ceo di Confinvest di fare il punto sulle prospettive d’investimento di queste due asset class

Oro e bitcoin sono stati protagonisti lo scorso anno di un rally borsistico che li ha portati ai rispettivi massimi storici. Ma il meglio, forse, deve ancora arrivare: scarsità, sottocapitalizzazione e banche centrali al muro sono solo alcuni dei fattori per cui potrebbero continuare la loro corsa verso nuovi record

L’oro stava al dollaro, come il bitcoin starà alle stablecoin: una suggestione, sì, ma che potrebbe diventare realtà in un futuro non troppo lontano. Nel mentre più che rivalità le due “riserve di valore” sono accomunate da una liquidità troppo abbondante nel mercato per non fare bene ad entrambe. Il vecchio ha nuova linfa, il nuovo sogna in grande: 1 milione a bitcoin potrebbe non essere un’utopia. Perché investire in questi due asset class è una scelta vincente? Quali sono i caratteri che li accomunano e quali le rispettive prospettive borsistiche? Queste e altre domande We Wealth le ha poste a due massimi esperti: Christian Miccoli, fondatore e ceo di Conio e Giacomo Andreoli, fondatore e ceo di Confinvest.

Il segreto aureo

La domanda prima da cui muovere è una: come è possibile che due beni i cui rispettivi utilizzi quotidiani appartengono al passato (oro) e al futuro (bitcoin) possano continuamente crescere di prezzo? Un bene non gode infatti di un valore intrinseco: sono le persone che ne quantificano arbitrariamente il “prezzo”. Tuttavia, ci sono beni e beni: i tulipani nel XVI secolo sono arrivati a valere 100 mila euro ma tale valore è stato un battito di ciglio.L’oro di contro ha mostrato una stabilità che è durata millenni. Qual è dunque il segreto aureo? “L’oro è stato capace di mantenere il proprio valore nel tempo, in virtù di caratteristiche specifiche che lo hanno fatto concepire come mezzo di scambio, ancor prima che materia prima:frazionabilità, portabilità, riconoscibilità, non falsificabilità e rarità” spiega Andreoli che sottolinea come dalla crosta terrestre siano state estratte circa 180 mila tonnellate d’oro che ne delimitano l’offerta. Il bitcoin giova degli stessi caratteri. “Se l’oro è limitato dalla natura, il bitcoin lo è da un algoritmo. La soglia di emissione è stata stabilita in 21 milioni di bitcoin e per una deroga a tale previsione ci vorrebbe l’unanimità di tutti gli sviluppatori e minerssparsi per il mondo” afferma Miccoli che spiega come questa ipotesi è impossibile perché gli sviluppatori non hanno interesse ad aumentare l’offerta (ci sarebbe un calo di prezzo) e perché il carattere globale della community non è soggetta a nessuna singola legislazione.

Oro e bitcoin per ripararsi dall’inflazione

Appurata la componente endogena che è sostegno delle rispettive valutazioni, c’è un secondo elemento importante, esogeno e fattuale al momento presente che garantisce un’ulteriore spinta al rialzo di questi beni:l’eccesso di massa monetaria in circolazione. “Nel nuovo millennio prima con le politiche monetarie promosse da Greenspan per far fronte alla bolla dotcom, poi con la risposta di Bernanke ai mutui sub prime e da ultimo con le Tltro di Powell per fronteggiare il covid la base monetaria è esplosa e l’oro ha ricominciato a ritrovato la sua funzione monetaria” continua Andreoli che evidenzia come l’aggregato da inizio 2020 sia raddoppiato. Ciò sta accadendo in un mondo esageratamente indebitato il che, secondo Andreoli, significa che le banche centrali hanno le mani legate. “Nel prossimo futuro ci potremmo trovare con inflazione e tassi negativi. L’inflazione conseguente si potrebbe definire come una patrimoniale sui conti correnti, ma al contempo sembra l’unica soluzione per uscire da un mondo così altamente indebitato. Meglio una lunga depauperazione dei risparmi rispetto a un default”. Da un punto di vista finanziario per i piccoli risparmiatori se questo contesto si dovesse avverare la strategia ottimale non sarebbe certo quella di rimanere investiti in liquidità. Al contrario asset reali come bitcoin o oro potrebbero essere i più favoriti.

Due asset class sottovalutate

Terzo elemento a favore di un corso al rialzo nei prossimi anni sia dell’oro che del bitcoin è la sottocapitalizzazione di entrambe le asset class. L’oro capitalizza quasi 10 mila miliardi, il bitcoin quasi mille miliardi, mentre il debito aggregato a livello mondiale si attesta ai 300 mila miliardi. “Due asset class così tanto sottocapitalizzate rispetto alla marea di denaro fiat in circolazione non sono in competizione tra di loro ma hanno entrambe ampi margini di rialzo” spiega Andreoli. Dello stesso avviso è Miccoli: “bitcoin oggi vale meno di una società: Apple ad esempio capitalizza più di 2 mila miliardi di dollari. In questo contesto non è da escludere che il prezzo del bitcoin possa toccare cifre molto più elevate, senza creare problemi al mercato. Toccando il milione di dollari, ad esempio, il bitcoin varrebbe tra l’1 e il 2 per cento degli asset totali nel mondo: livelli molto alti ma non incompatibili con il sistema”.

Le tre fasi del bitcoin

Perché un tale rialzo avvenga, a fronte di una offerta fissa, è necessario un aumento sostanziale della domanda. Se questo è difficile che avvenga per l’oro, lo è di meno per il bitcoin. “Per l’oro la domanda potenziale e reale sono quasi identiche. Per il bitcoin no:una persona su tre si dice interessata a investire in bitcoin, ma ad oggi appena l’1% della popolazione possiede bitcoin. In altre parole, c’è un alto margine di rialzo” spiega Miccoli che aggiunge inoltre come tale potenziale sia facilitato dall’innovazione e maturazione del mercato. “Dieci anni fa per comprare bitcoin serviva un nodo, installare un server e scaricare un software: pochi potevano farlo. Dal 2014 poi sono iniziati ad entrare sul mercato i venture capitalist che hanno investito tra i 2 e i 3 miliardi di dollari, creando exchange, wallet e servizi informativi: si è creato un ecosistema a cui poter accedere molto più facilmente. Infine, ora si sta assistendo a un interesse sempre più diffuso di istituzioni finanziare e grandi imprese: sul mercato ora c’è anche una domanda istituzionale”.

Quanto investire in oro e bitcoin?

È dunque il momento di inserire queste asset class in portafoglio? Se si è consapevoli dei rischi e di quanto si è disposti a perdere, la risposta è si. “Investire l’1% della propria ricchezza in bitcoin può portare a due esiti estremi: o si perde tutto, senza che questo comporti un dramma, o se va molto bene, cosa possibile data la sua alta volatilità e la fase iniziale del suo ciclo di vita, si può far raddoppiare il portafoglio. Quale asset ha questo potenziale di upside?” si interroga Miccoli. Per Andreoli, la quota da investire in questi beni è tutt’altro che marginale: “Alla luce di un obbligazionario non più in alcun modo attraente e un equity relativamente caro, un buon portafoglio potrebbe essere composto per quasi il 50% dal binomio oro-bitcoin, con i rapporti di forza a favore del primo per via di una stabilità molto maggiore”.

Lorenzo Magnani
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