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AllianceBernstein, il punto sulle obbligazioni ipotecarie Usa

AllianceBernstein, il punto sulle obbligazioni ipotecarie Usa

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

20 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • La domanda di abitazioni di proprietà negli Usa supera quella degli affitti da ben sette trimestri consecutivi. E a far da traino è la domanda di case da parte dei Millennials

  • Considerando le dinamiche di accessibilità, domanda e offerta, il gestore si attende che i prezzi delle case continuino a salire. In un contesto però che è completamente diverso rispetto a quello del 2006/2007

Secondo Michael Canter, director Us multi-sector e securitized assets di AllianceBernstein, le obbligazioni ipotecarie Usa sarebbero l’investimento del momento in quanto non correlate alle questioni che attanagliano le prospettive economiche globali

Fra le opportunità più interessanti di diversificazione degli investimenti, figurano adesso le obbligazioni ipotecarie Usa. Lo pensa Michael Canter, director Us multi-sector e securitized assetsdiAllianceBernstein.

I bond obbligazionari Usa, un mercato a parte

Questo mercato non si distingue infatti solo per geografia, politica e ciclo economico. “Esso dipende anche da una base più diversificata di attivi ed emittenti”. Gli investitori non fanno affidamento sul bilancio dello Stato, ma su quello personale di centinaia di migliaia di cittadini statunitensi proprietari di un’abitazione. La loro solvibilità è legata in primo luogo al mercato del lavoro interno e ai livelli salariali, oggigiorno entrambi molto positivi.

Le obbligazioni ipotecarie Usa sono dunque meno sensibili ai rischi che stanno preoccupando gli investitori europei e internazionli. E quindi la Brexit, l’instabilità politica nell’area euro, il rallentamento cinese e altre questioni politiche che stanno minacciando l’economia europea. Tutto ciò, secondo Canter, rende la performance di questa classe di attivi davvero decorrelata.

L’esperto sottolinea come, sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta, i trend sembrano spingere i prezzi delle case. Nel 2018, l’economicità degli immobili è scesa a causa di prezzi più elevati e dei rialzi dei tassi ipotecari. L’onerosità monetaria però non è l’unica variabile a definire l’accessibilità di un immobile. Essa dipende anche dal livello del guadagno personale, oggi in crescita negli Usa. Coll tempo, questa dinamica dovrebbe aiutare a mitigare l’effetto negativo di mutui più costosi, dice l’analista.

La prima casa dei Millennials

Buona parte dei Millennials è in procinto di acquistare casa, come rilevato nell’interessante ricerca di Bank of West, gruppo BNP Paribas. Anche se questa generazione dovesse comprare la prima casa a un ritmo inferiore rispetto ai Baby Boomers, ciò comporterebbe comunque un aumento della domanda, grazie alle dimensioni assolute di questa fascia demografica. Inoltre, la domanda di abitazioni di proprietà negli Usa supera quella degli affitti ormai da 7 trimestri consecutivi. Il traino di questa tendenza è costituito da compratori di età inferiore ai 35 anni. Considerando le dinamiche di accessibilità, domanda e offerta, il gestore si attende che i prezzi delle case continuino a salire. Anche se a un ritmo più tenue, ossia dal 2% al 3% rispetto al +6% degli anni scorsi.

Coloro che investono in pacchetti di crediti immobiliari residenziali, che siano mutui ipotecari emessi da agenzie (Mbs) o strumenti Crt, devono tenere conto della qualità media dei debitori. A differenza che nel 2006 e 2007 però, AllianceBernstein sottolinea che la qualità dei debitori è data dalla attuale solidità del mercato del lavoro, segnata da un elevato tasso di occupazione e salari in aumento, ma anche standard di sottoscrizione molto rigidi.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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