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Obbligazioni emergenti, forse possibilità di recupero

23 Ottobre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • In che modo la debolezza delle valute locali può rappresentare un’ancora di salvezza?

  • Disavanzi commerciali e fondamentali economici

VanEck ammette il corso tutt’altro che roseo per le obbligazioni emergenti, ma fornisce anche un’analisi che rivela eventuali concreti appigli per scongiurare ulteriori perdite

Obbligazioni emergenti. L’ultima vendita di titoli in valuta locale è stata infausta per gli investitori. Dall’inizio dell’anno sono intercorse perdite di corso del 10%. Causate quasi esclusivamente dalle svalutazioni monetarie. Circa un terzo di tutte le monete presenti nel JP Morgan GBI-EM Global Core Index ha assistito infatti a una svalutazione di oltre il 10% rispetto al dollaro statunitense (dati al 21 settembre 2018).

L’analisi di VanEck

Fran Rodilosso, Cfa & head of fixed income Etf portfolio management di VanEck, pensa che “una moneta debole può avere una sorta di effetto autorigenerante sui conti esteri di un Paese”. Inoltre, “i beni esportabili di un Paese possono divenire più concorrenziali. Le spese di importazione aumentare e la domanda interna smorzarsi. Il che può contribuire al raffreddamento di un’economia surriscaldata”. Sarebbe così possibile ridurre il disavanzo commerciale, aspetto che a sua volta concorrerebbe a creare un’economia bilanciata.

L’esempio della Turchia

Secondo l’analista per esempio, per un paese come la Turchia, la debolezza odierna della valuta nazionale potrebbe avere ripercussioni rapide e importanti. Il Paese infatti attualmente presenta tassi di crescita non sostenibili, oltre a un pesante disavanzo delle partite correnti.

Una valuta debole però non è auspicabile

Quanto affermato però non vuol dire che essa non abbia altre conseguenze indesiderabili. “L’ago della bilancia può sicuramente pendere anche in direzione del tutto opposta. Se la crescita subisce un rallentamento o l’economia addirittura si contrae e l’inflazione magari sale, è probabile che un paese debba impiegare una parte delle sue riserve monetarie per difendere la valuta nazionale da un’estrema debolezza, il che può far aumentare ulteriormente la necessità di un finanziamento a breve termine e quindi la sua fragilità”.

Alla luce della possibilità di un paese di ristampare la propria moneta, il rischio di insolvenza sarebbe tuttavia relativamente basso per i titolari di obbligazioni in valuta locale. Il rischio di credito sarebbe invece superiore per i titolari di obbligazioni in monete forti, poiché, di conseguenza, sarebbe più difficile per gli emittenti far fronte a questi debiti. In generale, il rapido crollo di una moneta potrebbe creare le condizioni che sfocerebbero in decisioni politiche e cambiamenti avventati nonché in disordini sociali.

Obbligazioni emergenti, l’ancora della bilancia

Supponendo che governi e banche centrali reagiscano adeguatamente, la bilancia commerciale può tuttavia rappresentare una scialuppa. “Alcuni anni fa, il mercato ha vissuto una sorta di ripresa in vari paesi emergenti, tra cui il Sud Africa, l’Indonesia e la Turchia”, ricorda Rodilosso.

Nel complesso, rispetto a fasi passate caratterizzate da volatilità monetarie elevate, i dati fondamentali nei paesi emergenti sono migliori. Ci sarebbe quindi motivo per credere che le più recenti svalutazioni monetarie possano costituire la base per una ripresa. “Come però ha mostrato soprattutto la Turchia, a tal fine si rende necessaria una politica finanziaria e monetaria che promuova la salute dell’economia sul lungo periodo e non apporti solo vantaggi politici a breve termine”, conclude VanEck.

Teresa Scarale
Teresa Scarale