PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Obbligazioni emergenti: cosa aspettarsi dopo il selloff 2018

27 Dicembre 2018 · Teresa Scarale · 2 min

  • Le condizioni di debolezza esogena del 2018 sono venute meno, o si sono indebolite esse stesse

  • Fra le varie sottoclassi di obbligazioni emergenti, ce n’è una che ha fatto meglio del credito americano nel 2018

Le obbligazioni emergenti nel 2018 sono state falcidiate dalle vendite, spesso ingiustificate a fronte di fondamentali solidi e rischi limitati. Sarà il 2019 dunque l’anno della riscossa?

Obbligazioni emergenti: riscossa in vista

Non possono che migliorare. Dopo il sell-off del 2018, non può che accadere questo secondo molti analisti. I fondamentali infatti restano solidi e il rischio politico si è ridotto. Vi sono poi fattori tecnici come valutazioni più favorevoli, ossia prezzi più bassi che invogliano allo shopping.

Il parere di Union Bancaire Privée (Ubp)

Nel 2018 i paesi emergenti si sono trovati in mezzo a venti avversi.

Le cause:

  • in primis, l’aumento dei tassi negli Stati Uniti,
  • un dollaro più forte e
  • tensioni commerciali più forti,
  • l’indebolimento dei prezzi delle materie prime e
  • il deterioramento dei fondamentali in diversi paesi emergenti come la Turchia e l’Argentina.

E’ per questi motivi che i mercati delle obbligazioni emergenti hanno registrato e stanno registrando performance negative.

Performance differenti

Non tutti gli emergenti però sono uguali. Bisogna notare che le obbligazioni societarie emergenti (-1,85% al 15 dicembre 2018) hanno performato meglio rispetto alle altre sottoclassi. Rispetto alle obbligazioni sovrane emergenti, che hanno perso il 4,2%  e rispetto alle obbligazioni locali emergenti (-6,2%). Questo andamento può essere spiegato da:

  • maggiore diversificazione,
  • migliore qualità del credito,
  • una base di investitori più stabile e, soprattutto,
  • da una duration dei tassi di interesse più breve.

Le investment grade (Ig)

Le obbligazioni societarie emergenti di alta qualità in particolare, hanno perso solo l’1% nel periodo. Sovraperformando non solo le obbligazioni sovrane emergenti Ig (-4,2%), ma anche il credito Usa Ig (-3,7%). Questo grazie ad una duration inferiore, di soli 5 anni, rispetto ai circa 7 anni per del credito sovrano emergente e di quello USA Ig.

Le prospettive per il 2019

Guardando al prossimo anno, Ubp ritiene che gli emergenti abbiano probabilmente risolto alcune delle difficoltà economiche del 2018. Le quali “dovrebbero rendere il 2019 un anno più proficuo per gli investitori a reddito fisso in queste aree”.

Se, come dicono alcuni, “gli emergenti non registrano mai due anni consecutivi di perdite”, allora l’outlook 2019 è positivo. I motivi sono diversi:

  • i fattori di tensione politica negli emergenti sembrano essersi attenuati;
  • le materie prime dovrebbero rimbalzare dai livelli minimi raggiunti nel 2018.
  • Inoltre, con una crescita del Pil del 3,1% (stime Fmi), l’attività economica globale dovrebbe rimanere solida nel 2019.

Infine, nonostante il previsto rallentamento, i mercati sviluppati stanno ancora andando bene, con una crescita media 2,1% dal 2,3%. E ciò dovrebbe tradursi in una solida domanda nei confronti dei mercati emergenti.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
VUOI LEGGERE ALTRI ARTICOLI SU: