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Numeri (e idee) per il prossimo decennio

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Gloria Grigolon
Gloria Grigolon

17 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Dal 2009 ai giorni nostri il comparto azionario statunitense ha reso mediamente il 13,5% l’anno, con rendimenti poco superiori al 7% nel caso di Europa e Regno Unito

  • Il 50% degli investitori vede la tematica dell’health technology come il trend di lungo periodo che più impatterà sulle proprie scelte d’investimento

  • Mentre l’82% degli investitori ha dichiarato di ritenere più solide le aziende che adottano modelli Esg nei propri processi di selezione, solo il 44% del totale risulta effettivamente posizionato nel business della sostenibilità

Quattro investitori su 10 puntano sull’azionario come migliore classe di attivo del prossimo decennio. Tra i temi prediletti per cavalcare i cambiamenti strutturali in atto si delineano health technology e sostenibilità

Vecchiaia, tecnologia smart, automazione, intelligenza artificiale e scarsità di materie prime: secondo l’87% degli investitori interpellati dall’Investors Watch survey di Ubs, saranno questi i mega trend chiave del prossimo decennio, destinati a influenzare le scelte d’investimento di individui e società, rivoluzionando integralmente tipologie di prodotto offerte e modelli di business applicati.

Qualcuno l’ha già definita la decade della trasformazione, intendendo con essa il periodo di cambiamento (anzitutto settoriale e climatico) che interesserà tutti gli aspetti del quotidiano, dagli affari domestici, alle scelte strategiche e finanziarie. Con un primo sguardo rivolto ai mercati, l’epoca alla quale ci si affaccia si apre nel segno di due caratteristiche: bassi rendimenti e livelli di volatilità in crescita, problema evidenziato dal 79% degli investitori. Se si guarda alle performance complessive di settore, dal 2009 ai giorni nostri il comparto azionario statunitense ha reso mediamente il 13,5% l’anno, con rendimenti poco superiori al 7% nel caso di Europa e Regno Unito. Best in class, gli strumenti alternativi di private equity in dollari, che sul medesimo periodo hanno ottenuto poco meno del 14% (+10% nel caso del debito privato).

Dove investire nel prossimo futuro? La risposta, a somme fatte, trae spunto dai risultati del decennio appena trascorso: il 39% degli investitori vede ancora l’azionario come la migliore asset class da qui al 2030, percentuale che sale al 57% negli Stati Uniti e che scende al 10% nella più severa Svizzera. Complessivamente, il 69% degli investitori si dice oggi ottimista sui potenziali ritorni futuri, mentre il 51% del totale dichiara di non avere chiari piani di investimento di lungo periodo.

A preoccupare potrebbe essere però un altro 51%, quello di coloro che credono di poter gestire la variabile tempo scadenzando il mercato (“time the market”).

Se c’è una cosa che la recente crisi ha insegnato, è che entrare ed uscire dal mercato espone l’investitore a rischi ben superiori rispetto alla scelta di restare investiti sul lungo periodo, capaci storicamente di proteggere il proprio potere d’acquisto.
A livello settoriale, tecnologia, healthcare ed energia alternativa saranno sempre più al centro delle scelte di portafoglio; più precisamente, il 50% degli investitori vede la tematica dell’health technology come il trend di lungo periodo che più impatterà sulle proprie scelte d’investimento.

Il cambiamento climatico, ancora una volta, resta al centro della scena, percepito da circa la metà del campione come lo scenario di rischio più preoccupante, causa di una possibile crisi ambientale su larga scala. Se da un lato riscaldamento del pianeta, peggioramento della qualità dell’aria e catastrofi ambientali implicheranno costi aggiuntivi di prevenzione, adattamento ed aggiornamento, dall’altro, la “questione sostenibilità” penetrerà il mercato al punto tale da essere considerata cruciale all’interno di ogni processo d’investimento, aziendale e di portafoglio. A capo del movimento green, i millennial, nati tra il 1980 e la fine degli anni ’90, che oggi rappresentano il 25% della popolazione mondiale. Essi incrementeranno negli anni la propria capacità di reddito, divenendo i primi consumatori del domani, nonché i portavoce di un nuovo, più sfidante, ambiente di ricerca e sviluppo.

A proposito di investimenti sostenibili, mentre l’82% degli investitori ha dichiarato di ritenere più solide le aziende che adottano modelli Esg (environmental, social, governance) nei propri processi di selezione, solo il 44% del totale risulta oggi effettivamente posizionato nel business della sostenibilità. Un gap che a tendere dovrà essere colmato.

Gloria Grigolon
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