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Novelli: Ciclo economico Usa? Insostenibile e vulnerabile

Novelli: Ciclo economico Usa? Insostenibile e vulnerabile

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Francesca Conti
Francesca Conti

29 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo Novelli, la “massa di finanziamenti esteri all’economia americana ha raggiunto il suo picco ciclico e stanno già iniziando i deflussi”

  • Per il manager “la crescita Usa dipende solo dall’indebitamento, dato che il sistema americano non produce un risparmio interno tale da finanziare la sua crescita”

  • La qualità del debito Usa oggi è “la peggiore di sempre”. Leverage loans, high yield bonds, credito al consumo subprime “sono su percentuali mai viste nella storia”

Ci troviamo nel ciclo economico più lungo della storia degli Stati Uniti. Ma la crescita Usa dipende dal debito. E ha raggiunto livelli insostenibili. Parola di Maurizio Novelli, portfolio manager di Lemanik

Qualche giorno fa il Congresso degli Stati Uniti e la Casa Bianca hanno raggiunto un accordo per sospendere il tetto del debito per due anni. Una mossa che permette di aumentare i livelli di spesa per il governo, dando un potenziale ultimo booster all’economia a stelle e strisce prima delle prossime elezioni. Un’economia che sta dando solo oggi i primi segni di cedimento. Ci troviamo “certamente” nel “ciclo di espansione economica più lungo della storia per gli Stati Uniti”, spiega Maurizio Novelli, portfolio manager Lemanik Global Strategy Fund. “Ma – avverte il manager – è basato su un eccesso di debito che lo rende insostenibile e vulnerabile a una crisi”.

Negli Stati Uniti è stato raggiunto l’accordo sulla sospensione del tetto del debito fino al 2020 (in pratica, post elezioni). Quali conseguenze avrà questa decisione sull’andamento generale dell’economia Usa?

Non credo che ci saranno impatti particolari sull’andamento del ciclo americano che, al momento, dipende molto dal credito al consumo e dai consumi interni che sono al 75% del Pil. L’aumento della spesa pubblica ha certamente un impatto positivo ma non è il driver della crescita in questo momento storico del ciclo Usa.

Nel 2018 il debito estero degli Usa ha raggiunto il 50% del Pil (contro il 22% del 2007). Cosa possiamo aspettarci per i prossimi due anni?

Tale massa di finanziamenti esteri all’economia americana ha raggiunto il suo picco ciclico e stanno già iniziando i deflussi. Cina e Giappone hanno ridotto l’acquisto di titoli di debito Usa negli ultimi 18 mesi e continueranno a farlo. L’industria dell’asset management (i fondi d’investimento e quindi gli investitori privati) detengono oggi ingenti posizioni d’investimento su asset americani. Tali flussi hanno permesso all’economia Usa di finanziare il leverage che ha sostenuto la crescita dell’economia negli ultimi anni e hanno alimentato la forza del dollaro. Il rischio che tali flussi possano cambiare direzione è molto alto. Oggi gli investimenti esteri in strumenti finanziari americani (bonds e equity) è pari al 68% del Pil Usa. Nel 2000, al picco della bolla sulla tecnologia tale percentuale era al 52%.

Quanto oggi la crescita dell’economia americana dipende dal livello di indebitamento?

Direi che la crescita Usa dipende solo dall’indebitamento, dato che il sistema americano non produce un risparmio interno tale da finanziare la sua crescita. Consumi e investimenti dipendono esclusivamente dal debito che viene finanziato dal risparmio di Cina, Giappone ed Europa. Questo è il motivo per il quale l’economia americana tende a crescere più di altre, semplicemente perché il mondo usa il proprio eccesso di risparmio per finanziare il leverage dell’economia americana, che appunto cresce di più di altre grazie proprio alla leva finanziaria finanziata dall’estero.

Qual è la qualità del debito Usa oggi?

Credo sia la peggiore di sempre. Il credito speculativo nel sistema è ai massimi di tutti i tempi. Leverage loans, high yield bonds, credito al consumo subprime sono su percentuali mai viste nella storia. La caccia al rendimento ha permesso questa esplosione di debito speculativo che non sarà in grado di reggere una futura recessione e farebbe esplodere i tassi di default nel sistema come mai si è verificato prima.

Quali sono i fattori che potrebbero interrompere questo trend di crescita?

Alcuni fattori si stanno già manifestando e le conseguenze sono evidenti. Il rallentamento dell’economia è iniziato già nel corso del 2018 quando la guerra commerciale non era ancora aperta ed è stato innescato dal rallentamento del credito nel settore dei consumi interni. Credo che sia stato raggiunto un limite alla crescita del debito, il cui costo complessivo incide al 20% del Pil americano. Questo vuol dire che un quinto del Pil annuale Usa serve al servizio del debito. Tutte le volte che abbiamo raggiunto tale percentuale l’economia ha iniziato a rallentare decisamente. È accaduto nel 2000 e nel 2007 e si sta ripetendo ancora oggi.

Quanto è alto il rischio che si interrompa? Con quali conseguenze per l’economia globale?

Da quello che vedo si è già interrotto. Il motivo per il quale la Fed ha fatto retromarcia sulla politica monetaria indica che la situazione sta peggiorando e l’economia globale è in fase di deciso rallentamento con rischi recessivi all’orizzonte.

A inizio mese, Trump ha festeggiato centoventi mesi di crescita ininterrotta, il ciclo di espansione economica più lungo della storia del Paese. È davvero così?

È certamente il ciclo di espansione economica più lungo della storia per gli Stati Uniti, ma è basato su un eccesso di debito che lo rende insostenibile e vulnerabile a una crisi. Inoltre, la lunghezza del ciclo ha indotto gli investitori ad accumulare nel tempo posizioni di rischio eccessive. Le dimensioni del credito speculativo circolante nel sistema confermano tale fenomeno.

Francesca Conti
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