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Titoli, non tutto ciò che è a sconto è un’opportunità di acquisto

25 Ottobre 2018 · Maddalena Liccione · 3 min

  • All’interno del mercato azionario americano troviamo un differenziale molto amplio tra titoli growth e value

  • È in atto un rimescolamento delle carte nelle valutazioni delle società

  • Ci sarà un rally di fine anno?

Per Carlo De Luca, responsabile AM di Gamma Capital Markets, i megatrend in atto insieme alla disruption tecnologica, stanno cambiando le regole del gioco per quanto riguarda le valutazioni dei titoli growth e value

Siamo in un momento storico in cui, in termini di rendimenti, il mercato azionario americano è salito più di tutti, più dei mercati asiatici – che sono addirittura in decrescita da inizio anno – e più di quelli europei. All’interno di questo mercato troviamo una sovraperformance dei titoli growth e una sottoperformance dei quelli value. “Non è detto che tutto ciò che è a sconto rappresenti un’opportunità di acquisto”, avverte Carlo De Luca, responsabile asset management di Gamma Capital Markets. “Negli anni 2000, con la bolla della new economy, i titoli di crescita avevano raggiunto un differenziale quasi simile a quello dei titoli value di oggi, ma adesso le cose stanno molto diversamente. Mentre allora quel differenziale non era giustificato dai fondamentali nei titoli di crescita, adesso invece, selettivamente, si può dare un senso a questa differenza con i titoli value”.

 

Fotografia di Carlo De Luca, responsabile AM di Gamma Capital Markets
Carlo De Luca, responsabile AM di Gamma Capital Markets

Per l’esperto i titoli growth in questo momento beneficiano di un vantaggio competitivo che gli viene dato, da un lato, dalla disruption tecnologica e, dall’altro, dai megatrend in atto, quali la la crescita demografica, la creazione della classe media in Cina, l’urbanizzazione e le infrastrutture nei Paesei asiatici. “Ovviamente non bisogna fare di tutta l’erba un fascio”, precisa De Luca, “ci sono dei titoli growth che meritano questa crescita e che meritano questa valutazione attuale e anche se sembra fuori di testa”. Il manager cita l’esempio di Netflix ed Amazon che hanno un P/E di 180/200 da circa 4 anni. “Se io avessi dovuto venderli, perché molto cari, avrei perso una performance a tre cifre”, afferma. “Ci sono titoli che hanno un posizionamenteo strategico nei Paesi emergenti dove la crescita è sostenuta, titoli dal brand molto riconosciuto e che, quindi, è come se diventassero titoli di crescita pur non essendolo. Si tratta di titoli che per loro natura sono value ma grazie a questi trend diventano growth”.

 

“Nuove regole del gioco”

“Siamo di fronte ad una sorta di rimescolamento delle carte nelle valutazioni che si fanno delle società”, critica De Luca. “Capita a volte che ad alcuni titoli vengano assegnate delle valutazioni che non meritano, grazie agli Etf, ad esempio. Questi strumenti passivi, che negli ultimi anni hanno registrato una raccolta molto positiva, comprano indiscriminatamente tutte le società, sia quelle buone e sia quelle cattive. Se si fa un’opportuna selezione di quelle che sono care, si può vedere però che molte di essi effettivamente meritano di esserlo”. E aggiunge: “ Dire oggi di voler investire nei titoli value perché sono a sconto è sbagliato; è come dire che da quattro anni a questa parte è il momento dell’Europa perché è a sconto rispetto agli Usa. La realtà dei fatti è che sono quattro anni consecutivi che gli Stati Uniti battono meritatamente l’Europa”. Secondo uno studio realizzato da De Luca, sono proprio i titoli con i fondamentali migliori quelli che vengono scaricati per primi dai fondi che, in caso di grosse redemption, hanno bisogno di liquidare gli investimenti. Se mercato riparte però, sono anche i primi da ricomprare, in particolare difesa militare, lusso, pharma, tech.

 

Rally di Natale?

L’attuale fase di correzione del mercato azionario Usa è molto utile per rimpolpare la parte azionaria del portafoglio qualora si arrivi ad un accordo Usa-Cina dopo le elezioni di mid-term, magari a ridosso del summit del G20 il 30 novembre, perché il mercato non ha ancora prezzato questo evento. Qualora lo scenario fosse positivo questo evento sarebbe in grado di posticipare la fase finale del ciclo Usa di altri dodici mesi e di far partire, se le trimestrali fossero buone, un Christmas rally, specie se il mercato dovesse scendere ulteriormente ad ottobre. “Potrebbe esserci così una grande buy opportunity proprio su quei titoli di crescita che hanno sovrapperformato negli ultimi anni, che stanno soffrendo di più in queste settimane e che saliranno molto di più rispetto a tutti gli altri, sempre però con la dovuta selezione e lo studio delle singole società, con un occhio sempre alla trimestrali e non soltanto ai grafici delle azioni”, conclude De Luca.

Maddalena Liccione
Maddalena Liccione
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