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Esg e reddito fisso, nuovi dogmi dell’allocazione fattoriale

Esg e reddito fisso, nuovi dogmi dell’allocazione fattoriale

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

20 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Invesco ha pubblicato il report Invesco global factor investing Study 2020, studio con il quale analizza l’andamento del factor-investing

  • Se da una parte il  95% degli intervistati afferma che l’allocazione fattoriale è applicabile anche sul reddito fisso, dall’altra la parte obbligazionaria di portafoglio del 40% degli intervistati segue già tale logica

  • Il 64% degli investitori istituzionali e il 47% degli investitori wholesale ritiene che l’integrazione dell’Esg nei modelli fattoriali dovrebbe consentire di gestire i ribassi a breve termine con un potenziale di rialzo più elevato nel lungo periodo

L’allocazione fattoriale non è più solo una questione azionaria; sempre più investitori seguono questo approccio d’investimento anche sul reddito fisso. Se value e quality rimangono i fattori più diffusi, l’integrazione dei principi Esg potrebbe essere il nuovo fattore irrinunciabile

Azioni, ma non solo. Tra gli investitori di tutto il mondo emerge come l’allocazione fattoriale sia una strategia d’investimento non più solo appannaggio della componente azionaria di portafoglio. Anche nel reddito fisso è infatti sempre più riconosciuta la validità di tale approccio, incentrato sul prendere esposizione su determinati fattori. È quanto emerge da Invesco Global Factor Investing Study 2020, report ormai alla quinta edizione, focalizzato sull’investimento fattoriale. I risultati a cui lo studio giunge sono il frutto di interviste a 138 investitori fattoriali istituzionali e 100 investitori fattoriali wholesale che gestiscono in totale un patrimonio di oltre 25.000 miliardi di dollari.

L’esposizione ai fattori premia anche sull’obbligazionario

Il risultato forse più interessante dell’indagine di Invesco è quello che concerne l’allocazione fattoriale sul comparto obbligazionario. Se da una parte il 40% degli intervistati segue già questo tipo di strategia, dall’altra la quasi totalità (95%) afferma che perlomeno l’esposizione ai fattori si possa replicare anche sulla componente a reddito fisso del portafoglio. Dati importanti che evidenziano come si stia aprendo un nuovo paradigma allocativo. Solo nel 2018 la percentuale degli investitori convinti della bontà di questa impostazione era al 59%.

“Secondo gli investitori il reddito fisso offre chiare opportunità grazie alla natura delle regole o delle restrizioni del mercato. Taluni segmenti del mercato, come le obbligazioni high yield, non sono accessibili ad alcune tipologie di investitori, e questo crea una segmentazione e origina opportunità sfruttabili” ha affermato Georg Elsaesser, senior portfolio manager di Invesco.

Se dunque c’è da aspettarsi che l’allocazione fattoriale sia sempre più permeante l’asset management lato reddito fisso, non si può dire la stessa cosa per altre asset class. Sette investitori su dieci non prendono neanche in considerazione un’impostazione fattoriale su materie prime e valute.

I fattori vincenti e l’utilizzo degli etf

Al di là delle nuove prospettive per il comparto obbligazionario, l’allocazione fattoriale a livello complessivo è una strategia che soddisfa gli investitori. Il 97% degli intervistati intende mantenere o incrementare le allocazioni in essere. Ma quali sono i fattori su cui più frequentemente si prende posizione? Guardando ai dati elaborati da Invesco si direbbe che negli ultimi anni le preferenze siano leggermente cambiate. Se il fattore “value” grosso modo è rimasto rispetto a cinque anni fa il più diffuso nei portafogli degli investitori, il “quality” è quello che ha convinto di più soprattutto negli ultimi due anni.  Importante incremento anche per lo “yield carry” fattore poco popolare nel 2016, ma sul quale quest’anno più del 50% degli intervistati ha preso posizione. Traiettoria inversa per il fattore “size”, presente ad oggi solo nel 41% dei portafogli.

allocazione fattoriale
I fattori più diffusi nell'allocazione fattoriale. Source: Invesco

Ma qualunque sia il fattore su cui si scommette emerge un minimo comune denominatore a (quasi) tutti portafogli fattoriali degli intervistati: il sempre più frequente uso di etf. Se da una parte questi veicoli d’investimento rappresentano in media il 14% dei portafogli fattoriali della maggiore parte degli investitori istituzionali, dall’altra nel segmento wholesale, oltre due terzi degli investitori, che rappresentano nel complesso la metà dei portafogli fattoriali, usa etf.

L’integrazione esg come nuovo fattore vincente

Infine l’ultimo grande aspetto evidenziato dallo studio di Invesco è come i criteri esg siano sempre più importanti anche nel mondo dell’allocazione fattoriale. Quest’anno l’84% degli investitori istituzionali e il 71% degli investitori wholesale disponeva di una policy esg mentre più di metà stava già incorporando, o stava valutando di incorporare, l’esg nel suo portafoglio fattoriale. Al contempo c’è una buona parte di investitori che crede che vi sia una simbiosi tra esposizione fattoriale e criteri esg. Il 64% degli investitori istituzionali e il 47% degli investitori wholesale ritiene che l’integrazione dell’esg nei modelli fattoriali dovrebbe consentire di gestire i ribassi a breve termine con un potenziale di rialzo più elevato nel lungo periodo.

 

Lorenzo Magnani
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