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Natixis IM, verso un lungo rallentamento globale

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Francesca Conti
Francesca Conti

29 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Per David F. Lafferty, Cfa, chief market strategist di Natixis IM, “se la curva dei tassi rimane invertita a lungo si avrà un impatto sulle banche”

  • Secondo Lafferty “in Europa la Bce ha aiutato a catturare gli effetti dell’inversione” della curva dei tassi

  • La Bank of England “sta aspettando che la Brexit prenda una direzione precisa” e “se la sterlina si rafforzerà dovrà tagliare i tassi, se crollerà dovrà aumentare la pressione sull’inflazione”

Per Natixis Investment Managers, “l’economia globale sta chiaramente rallentando”. E la prossima recessione potrebbe venire dall’Europa

“L’economia globale sta chiaramente rallentando. Non tutti i Paesi lo stanno facendo allo stesso ritmo, ma è una decrescita comune”. È con l’immagine di un lungo rallentamento in atto che David F. Lafferty, Cfa, chief market strategist di Natixis Investment Managers inizia a descrivere lo scenario dell’economia globale.

“Anche l’Asia, che ha iniziato più tardi, sta rallentando dalla fine del 2017”, sottolinea il manager parlando ai giornalisti in occasione della presentazione dell’outlook della società.

Siamo più preoccupati di una possibile recessione in Europa che nelle altre regioni. L’Europa continua a sotto-performare le aspettative, anche se queste si sono abbassate, quindi è facile che migliorino”, sottolinea Lafferty prima di lanciare uno sguardo sull’andamento dei prossimi mesi. I futuri sviluppi dei mercati dipenderanno da vari fattori.

Inversione della curva non per forza recessione

Il fenomeno dell’inversione della curva dei tassi “è stato molto più evidente negli Stati Uniti e in Canada. Questo perché in Europa l’operato della Bce ha aiutato a catturare gli effetti dell’inversione. Ma il fenomeno negli Usa potrebbe far intendere che una recessione si avvicini. Tanti ne hanno parlato, non penso accada a breve termine”, commenta Lafferty.

“Se però la curva dei tassi rimane invertita a lungo – evidenzia il manager – si avrà un impatto sulle banche e potrebbe esserci una conseguente contrazione del credito. Il fenomeno può generare quindi due spinte: una pressione deflattiva o una recessione”.

Banche centrali: misure al limite dell’efficacia

In questo scenario, quale sarà il ruolo delle banche centrali? La Bank of England “sta aspettando che la Brexit prenda una direzione precisa. Questa sarà ovvia quando ci sarà una risoluzione dello scenario”, chiarisce Lafferty. Per il manager le scelte che potrà fare la BoE saranno soltanto due: “Se la sterlina si rafforzerà dovrà tagliare i tassi, se crollerà dovrà aumentare la pressione sull’inflazione”.

Per quanto riguarda invece la Bce, “il mercato si aspettava dimensioni maggiori per il quantitative easing. Penso che potrà durare ancora a lungo, ma che i suoi effetti saranno ridotti”. Per il manager una politica monetaria “accomodante” prorogata per diversi anni “significa anche dire a investitori, consumatori e mondo finanziario che non hai fiducia nel mercato. Sono preoccupato che tassi sempre più bassi a lungo termine non produrranno l’effetto desiderato”.

Guerra commerciale, probabile concausa di rallentamento

“Non sorprende che i volumi del commercio siano scesi dopo l’inizio conflitto commerciale”, sottolinea Lafferty. Il “Pil globale – aggiunge – è strettamente legato al commercio. Ecco perché, in parte, l’economia globale è in rallentamento. C’è il 50% di probabilità che il prossimo 16-17 novembre ci sia un accordo tra Trump e Xi.

Ma non sono sicuro che l’accordo riguardi tutti gli aspetti coinvolti dal conflitto commerciale. Ad esempio potrebbe non riguardare l’aspetto della proprietà intellettuale, il trasferimento tecnologico, l’apertura del sistema finanziario cinese: non so se questi saranno coinvolti da un eventuale accordo”.

Crescita moderata, opportunità per la gestione attiva

“Credo che l’economia globale stia rallentando a ritmi diversi in tutte le parti del mondo. Non credo che tuttavia si andrà verso una recessione, ma piuttosto un rallentamento lento fino allo zero”, spiega Lafferty. “Certo, è possibile che dopo il rallentamento si vada verso una recessione, ma secondo me probabilmente non succederà“.

“Credo che sia improbabile perché non pensiamo si verificherà un collasso dei consumi, che restano solidi nella maggior parte dei Paesi sviluppati. Se invece inizieranno a fare marcia indietro le probabilità di recessione saranno più concrete”.

“Anche le banche centrali, non credo che potranno stimolare una crescita ulteriore, potranno tenere a freno i mercati dal crollo, ma non credo avranno altri effetti. Servono invece risposte strutturali, fiscali. I livelli di produttività sono troppo bassi per permettere una crescita”.

Inoltre, per Lafferty, “le crescenti incertezze, il rallentamento della crescita e “la fine del beta” supporteranno la dispersion. E questa è una buona notizia per la gestione attiva. Per navigare i “risk markets” c’è bisogno della gestione attiva”, conclude il manager.

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