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Natixis, il Btp non passa mai di moda

04 Dicembre 2018 · Livia Caivano · 5 min

  • A novembre l’asta dei titoli di Stato ha registrato il record negativo con soli 481,3 milioni di euro di sottoscrizioni

  • Secondo Natixis, però, gli investitori ricorrono al mercato secondario e quello del Btp rimane ancora un “mercato enorme”

Nonostante il ‘flop’ delle aste Btp del mese di novembre, gli investitori sembrano non voler ancora rinunciare ai titoli di Stato nei loro portafogli. Antonio Bottillo e Alessandro Marolda di Natixis ci spiegano perché

Si chiude un anno sicuramente non facile. Parola d’ordine volatilità – ma anche, l’inasprirsi delle incertezze (geo)politiche. “I portafogli degli investitori italiani sono ancora pieni delle strategie flessibili e multi asset”, specifica Antonio Bottillo, managing director di Natixis Investment Managers Italia. Le strategie multi asset, negli ultimi tempo hanno “mancato l’obiettivo, perché sono risultati più correlati ai rischi di mercato”, portando in perdita alcune posizioni di investimento. “Di converso – prosegue Bottillo – già in molti utilizzano le cosiddette strategie liquide, che concedono maggiore decorrelazione”.

Cosa cambierà l’anno prossimo? “Permarrà la volatilità ma non sono pessimista e non credo in una recessione prima della fine del 2019 – forse più avanti. La crescita tutto sommato rimane ancora forte”. La politica monetaria della Fed forse farà qualche passo indietro: “Dei quattro rialzi dei tassi previsti per il 2019 credo se ne verificheranno, forse un paio”, mentre la Bce “manterrà l’obiettivo di terminare gli interventi, ma prima che si possa parlare di un rialzo dei tassi di interesse passerà ancora del tempo”.

Mercato obbligazionario

Bottillo si dice positivo sulla situazione Italia e sottolinea l’importanza della differenza tra percezione della situazione economica e realtà. “Non attribuisco la mancanza di sottoscrizioni all’asta Btp a una scelta ben specifica o a un pessimismo allargato. Credo che il fenomeno sia più riferibile al fatto che le obbligazioni abbiano perso il ruolo che avevano in passato, e questo perché i rendimenti sono molto bassi”. La nostra percezione del problema rischia quindi di essere distorta: gli investitori esteri “non hanno un problema di emotività e guardano alla sostanza: se c’è un problema politico o una situazione per cui si richiede un maggiore premio al rischio e questo non è considerato adeguato, non investe”. Detto questo, va ricordato che la presenza degli investitori esteri nel nostro Paese continua a rimanere corposa: si parla di “circa il 25% del nostro debito pubblico in mani estere”.

foto di Antonio Bottillo in abito blu
Antonio Bottillo - managing director Natixis Investment Managers Italia

Infatti, precisa Alessandro Marolda, senior consultant, portfolio research and consulting group per Natixis. Paradossalmente, nei portafogli italiani, “abbiamo visto più Btp da inizio anno. Abbiamo assistito, specie dopo la primavera, alla corsa all’obbligazionario europeo, perché i rendimenti erano più elevati rispetto agli anni precedenti” e liberi da costi di copertura elevati. In questo modo, “il rendimento rimane tutto nel portafoglio a differenza di altri prodotti obbligazionari, soprattutto se basati negli Stati Uniti”. Le aste dei titoli di Stato “non sono rappresentative del sentiment di tutto il mercato: quello del Btp è un mercato enorme, mentre nel caso delle aste parliamo di qualche milione”. Nel caso degli investitori Natixis, l’acquisto avviene sul mercato secondario: “questo è il caso di investitori con una certa esperienza e che hanno una view diversa rispetto a quella dell’investitore medio: comprano quando i prezzi sono bassi. Non mi stupisce, quindi, che i nostri clienti comprino titoli di stato in questo momento in cui lo spread è molto alto”.

Equity

Detto questo, però, sull’Europa “permangono due importanti incognite, Brexit e l’Italia”, riprende Bottillo: il mercato azionario continua a sotto performare e “gli investitori non danno molta fiducia”. Per questa ragione nell’azionario “si guarda ancora agli Stati Uniti”: qui la crescita permane anche in condizioni se l’inflazione è in rallentamento” e ci si aspetta che gli effetti della riforma fiscale dell’amministrazione trump “permarranno almeno fino al 2019”. Bottillo però lancia un allarme riguardo al fenomeno ‘criptovalute’:  “a volte si è catturati dalle mode che arrivano in modo dirompente ma credo sia un fenomeno che riguarda la sfera emotiva e abbia a che fare con la finanza comportamentale”, più che i fondamentali. “Noi in fatto di investimenti parliamo di obiettivi futuri e non di scommesse”.

foto di Alessandro Marolda in abito blu e cravatta rossa
Alessandro Marolda - senior consultant, portfolio research and consulting group Natixis
Livia Caivano
Livia Caivano
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