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Il mondo nel 2021, fra narcotizzazione e accelerazione

Il mondo nel 2021, fra narcotizzazione e accelerazione

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

25 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel 2020 il pil è crollato del 3,9%, nel 2021 potrebbe salire del 5%, ma con grandi differenze fra paesi emergenti e sviluppati

  • «Non siamo alla fine della globalizzazione, ma a ‘un tagliando’ della globalizzazione. Sarebbe un errore non tener conto dei benefici che il libero commercio ha pur prodotto negli anni»

L’eredità del 2020 qual è stata? Dall’uscita di scena di Trump all’arrivo del vaccino, le sfide globali entro cui si troveranno a muoversi le imprese nel mondo del 2021

Qual è stata, a conti fatti, l’eredità del 2020? L’uscita di scena di Trump e il ritorno al multilateralismo degli Usa, la resilienza della crescita cinese, il mondo dei «fattori a V». Dove per “V” non si intende l’andamento (auspicato) della ripresa economica, ma “virus” e “vaccino”. Sono alcune delle osservazioni emerse nella conferenza Ispi ‘Il Mondo nel 2021’.

«Il 2021 sarà un anno di ripresa, ma si vedranno gli effetti ritardati della crisi», osserva Alessandro Terzulli, capo economista di Sace, intervenuto al convegno ‘Il Mondo nel 2021‘ organizzato da AssolombardaIspi. Il primo regalo della pandemia è infatti il debito, pubblico e privato, «aumentato fortemente nel 2020». Ma non si tratta di un evento nuovo. «Il rapporto fra debito ed entrate sta aumentando da anni, anche nel settore privato, sia nei paesi avanzati che in quelli emergenti. Come diceva Mario Draghi, bisogna distinguere fra debito buono e cattivo. Quando la ripresa sarà iniziata queste misure dovranno assumere il carattere della temporaneità. Il recovery fund può essere un «riequilibratore del debito», ossia può consentire di aumentare il pil e di far diminuire il peso dell’indebitamento.

Nel 2020 il pil è crollato del 3,9%, nel 2021 potrebbe salire del 5%, ma con grandi differenze fra paesi emergenti e sviluppati. La “V” del vaccino potrebbe stimolare al rialzo le previsioni. «Non siamo alla fine della globalizzazione, ma a ‘un tagliando’ della globalizzazione. Sarebbe un errore non tener conto dei benefici che il libero commercio ha pur prodotto negli anni, soprattutto nella riduzione delle disuguaglianze fra paesi emergenti». Il commercio estero infatti «resiste», con una contrazione del 6,8%, «numero negativo, ma molto inferiore al previsto».

Alessandro Spada, presidente di Assolombarda, ricorda che gli ultimi dati disponibili prevedono che il pil italiano cali fra il 9 e il 10 per cento nel 2020. «Le previsioni economiche a breve termine sono estremamente deboli, e il 2021 sarà molto complesso. Probabilmente quest’anno il nostro pil crescerà del 4 per cento. Il nostro problema tuttavia è il differenziale di sviluppo accumulato» nei confronti degli altri paesi. Ma «la Banca d’Italia ha stimato che grazie al recovery fund il nostro pil potrà crescere del 3,5% dal 2021 al 2023»

Perché le politiche di ripresa siano efficaci, «la riforma della burocrazia è ancora più importante della riforma fiscale. Il sistema italiano è abituato a convivere con lo Stato, gli imprenditori sono stati «eccezionalmente resilienti» dopo il primo lockdown. «Noi chiediamo allo Stato di fare come le imprese. La sfida della nostra economia sta nel presente».

La nuova normalità sarà peggiore, «soprattutto all’inizio». Il 2020 ha espresso con il lockdown fenomeni di «narcotizzazione», ma anche di «accelerazione». Quest’ultima ha interessato il diffondersi del virus, ma non solo. Il recovery dal canto suo è uno dei fattori di accelerazione, e l’Europa ha mostrato una «insperata tonicità», prosegue Paolo Magri, vicedirettore esecutivo Ispi. L’Europa ha abbandonato molti tabù, come le regole economiche, la condivisione del debito pubblico. Sul fronte Usa, «Biden ha davanti a sé una corsa in salita pesantissima. Dobbiamo essere molto cauti sulle aspettative per quello che potrà fare per il mondo. Ci sarà un ritorno al multilateralismo americano, è una buona notizia ma senza pie illusioni che il mondo cambi improvvisamente».

Alessandro Spada ricorda che «l’anno scorso parlavamo dei rischi climatici, di quelli geopolitici. I temi pandemici non erano al centro delle nostre preoccupazioni. Ma oggi il covid ha cambiato ogni paradigma. «Abbiamo il compito di convivere con queste sfide globali. Nessuno di noi le aveva previste. Prevedere cosa sarà il 2021 è ancora un esercizio difficile. Il quadro generale resta molto volatile, ma indietro non si potrà tornare, non potremo più contare su quel ‘piccolo mondo antico’ su cui eravamo abituati a basarci», conclude il presidente di Assolombarda.

Teresa Scarale
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caporedattore
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