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Mes e covid, pressing sull’Italia per la sua attivazione

Mes e covid, pressing sull’Italia per la sua attivazione

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

28 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il numero uno di palazzo Koch dice che il fondo salva-Stati può portare solo vantaggi al nostro paese. “Non vedo un grave problema a utilizzare questi fondi: l’unico potrebbe essere quello dello stigma, legato a un cattivo utilizzo dei fondi o a una cattiva comunicazione”

  • Il segretario generale del Mes Nicola Giammarioli evidenzia che gli oltre 36 miliardi del credito pensato per l’emergenza sanitaria si distinguono nettamente dalla linea di credito classica. L’unica condizione è che i fondi siano adoperati solo per coprire i costi diretti e indiretti per gli interventi in sanità resi necessari dalla crisi pandemica

L’ultima settimana di settembre si apre con una levata di scudi a favore del Mes per l’Italia. Uno strumento – a detta dei tecnici – talmente depurato dalle sue condizionalità da risultare più appetibile dei prestiti del recovery fund

Questione più divisiva dei banchi a rotelle, l’attivazione o meno del Mes (37 miliardi in prestito per le spese sanitarie covid) per l’Italia continua a tenere banco nell’opinione pubblica. Soprattutto adesso che l’auspicato anticipo del recovery fund “a ottobre” non si materializzerà. Gli ultimi a rinnovare la posizione per il si sono il governatore di Bankitalia Ignazio Visco e il segretario generale del Mes Nicola Giammarioli.

La Banca d’Italia e il Mes

Dal Festival dell’economia di Trento, il numero uno di palazzo Koch dice che il fondo salva-Stati può portare solo vantaggi al nostro paese. Il vantaggio principale per il governatore sarebbe quello di non dover rastrellare dal mercato fondi con costi più elevati. Altro vantaggio, secondo Visco, la durata decennale del rimborso. “Non vedo un grave problema a utilizzare questi fondi: l’unico potrebbe essere quello dello stigma, legato a un cattivo utilizzo dei fondi o a una cattiva comunicazione”. Va ricordato che ad oggi utilizzatori del Mes (seppur nella sua versione non covid) sono stati solo paesi come Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna (i “Piigs” senza una “I” che sarebbe quella dell’Italia, nella definizione degli stati membri Ue contabilmente più rigorosi): una certa parte politica e dell’opinione pubblica italiana vuole non essere associata all’immagine di paese cronicamente bisognoso d’aiuto. Ma “non è il momento di sprecare opportunità”, ribadisce Visco. Interventi infrastrutturali, assunzione di operatori sanitari e medici, rafforzamento della sanità territoriale.

Sempre dal palco del festival dell’economia di Trento, l’economista esprime le sue raccomandazioni per il recovery fund, suggerendo di evitare che troppe proposte diluiscano gli effetti positivi della mole di risorse in arrivo. Fra le priorità cui dovrebbe puntare il governo: legalità, sviluppo del Mezzogiorno, rafforzamento del sistema produttivo, miglioramento “dell’efficacia dell’azione pubblica, sia a livello locale che centrale”.

L’italiano del fondo salva-Stati

Fra le voci più recenti di sostegno all’accoglimento della linea di credito pandemica c’è Nicola Giammarioli, segretario generale del Mes. Dalle pagine di Repubblica, il funzionario italiano responsabile (dal 18/09/2020) della riforma del Mes e dello sviluppo di nuovi connessi strumenti finanziari, ripete che “il Mes è cambiato e servirà all’Italia per risparmiare cinque miliardi”. Giammarioli evidenzia che gli oltre 36 miliardi del Mes pensato per il covid si distinguono nettamente dalla linea di credito classica. L’unica condizione è che i fondi siano adoperati solo per coprire i costi diretti e indiretti per gli interventi in sanità resi necessari dalla crisi pandemica.

Tradizionalmente, i paesi beneficiari del Mes non possono sottrarsi alla sorveglianza rafforzata della Commissione europea. Nel caso del fondo salva-Stati pandemico, il controllo dell’esecutivo comunitario servirà solo affinché i soldi messi a disposizione per la sanità non siano sperperati, tranquillizza Giammarioli. Infine il segretario generale mette sotto una nuova luce la riforma del Mes, reputata necessaria “soprattutto per mettere un tassello nella costruzione dell’unione bancaria”. L’unione europea del mercato dei capitali potrebbe infatti beneficiare di uno strumento ulteriore d’intervento di 60 miliardi da adoperare in caso di crisi bancarie, oltre al fondo di risoluzione europeo.

Fra obiezioni e vantaggi: in che cosa è cambiato il Mes

Sulla spinta dei commissari Paolo Gentiloni e Valdis Dombrovskis, il 19 giugno 2020 la Commissione europea ha modificato formalmente il regolamento relativo all’obbligo di fornire informazioni da parte dei paesi che si avvalgono del Mes. Il nuovo regolamento introduce l’articolo 2-bis nella vecchia normativa (regolamento Ue 472/2013), specificando chiaramente che se un paese dovesse essere sottoposto a sorveglianza per l’utilizzo delle risorse per la gestione dell’emergenza sanitaria, gli obblighi informativi riguarderebbero solo i costi diretti e indiretti di assistenza sanitaria, cura e prevenzione legati alla pandemia e la spesa sanitaria pubblica complessiva sostenuta per far fronte all’impatto del covid sul sistema sanitario. Niente a che vedere con tutti gli indicatori e dati macroeconomici richiesti nelle situazioni ordinarie, specificati nell’allegato dello stesso regolamento.

Teresa Scarale
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caporedattore
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