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In un mercato in caduta, Piazza Affari festeggia la stella dell'Aim

28 Dicembre 2018 · Livia Caivano · 5 min

  • Durante l’anno si evidenziano 38 ammissioni a Piazza Affari, di cui 31 Ipo

  • La capitalizzazione complessiva delle società quotate a Milano si attesta a 543 miliardi di euro, pari al 33,5% del Pil

Nonostante le pessime performance del mercato del 2018, nell’anno le quotazioni all’Aim Italia sono state da record. Ne abbiamo parlato con Barbara Lunghi (Borsa Italiana) e Anna Lambiase (Ir Top Consulting)

Iniziato con grandi speranze l’anno di Piazza Affari si è concluso in un crescendo di volatilità e di timori che hanno nuovamente affossato gli indici della Borsa Italiana. Al 28 dicembre, infatti, se si analizza la performance a un anno,  il Ftse Italia all-share ha perso il 17,9%, in linea con il Ftse Mib che ha lasciato sul campo il 17,4%. E’ andato meglio (anche se comunque in calo) il Ftse Aim Italia che è scivolato di circa il 12%.

In questo contesto, però, le società non si sono lasciate spaventare. A fine dicembre 2018 si contano, infatti, 357 società quotate sui mercati di Borsa Italiana. Nel dettaglio: 242 società sul mercato Mta (di cui 74 Star), 2 sul Miv e 113 sull’Aim Italia. Durante l’anno si sono evidenziate 38 ammissioni, di cui 31 Ipo. In particolare,  a farla da padrone è stato l’Aim Italia che ha visto 26 Ipo, a fronte di 4 dell’Mta (di cui 2 sullo Star)  e 1 sul Miv. Alle 31 Ipo, si sono aggiunte poi ulteriori 7 ammissioni derivanti da spin-off e business combination (di cui 5 sull’Aim Italia). In questo scenario, il listino delle piccole e medie imprese ha continuato ad attirare quindi nuove matricole. Non è stato battuto il record dell’anno precedente (39 Ipo) ma il risultato fa ugualmente scalpore perché, appunto, si confronta con l’andamento deludente degli altri segmenti del mercato.

“E’ stato un anno difficile per tutti – sottolinea il presidente dell’Aifi Innocenzo Cipolletta 
- il rallentamento è stato internazionale” da una parte per il rialzo dei tassi
di interesse, dall’altra per le tensioni politiche e commerciali che hanno riguardato sia Europa che Stati Uniti.
Il ciclo economico si avvia
 al suo esaurimento ed è quindi chiaro “che nella fase finale ci sia una maggiore volatilità e inversioni di tendenze”. Il punto, continua il presidente dell’Aifi, è capire se le tensioni di quest’anno andranno risolvendosi: lato Italia “è in corso un dialogo con l’Unione Europea quindi mi auguro che si arrivi a una soluzione positiva”. Certamente sui mercati al momento sono necessarie maggiori precauzioni: “Non possiamo che sperare che il 2019 vada meglio”.

La stella Aim

Però,
 va ribadito, una luce – anche inaspettata – questo 2018 l’ha avuta: “L’Aim è andato molto bene in fatto di nuove quotazioni e mercati, specie grazie ai Pir che sono stati un elemento di spinta, almeno per il mercato quotato”, conclude Cipolletta. La volatilità nel 2018 ha spaventato allora molti, ma non le piccole e medie imprese.  Bisogna però precisare che, dopo la quotazione, non tutte hanno seguito lo stesso tragitto e le performance sono molto differenziate all’interno dello stesso aggregato. In media il risultato dei “debuttanti”
è al momento negativo ma l’ampiezza delle perdite è molto più bassa di quella subita dagli altri segmenti del mercato azionario. L’indice Ftse Aim Italia, ha chiuso a quota 8.248 facendo registrare una variazione del -12% (al 28 dicembre) rispetto a fine anno 2017. Secondo Barbara Lunghi, responsabile del mercato primario di Borsa Italiana, l’anno è stato da record specialmente in termini di capitali raccolti. Sono infatti oltre due i miliardi affluiti direttamente al sistema produttivo attraverso le Ipo da inizio anno. “Proviamo a leggere i numeri: se in
 un anno così complesso superiamo le 30 matricole, figuriamoci cosa può succedere in anni più frizzanti. Il mercato – va aggiunto
– ormai è consolidato e supportato dalle community di settore”. Certo, in questo caso le dimensioni un poco contano. “Le società maggiori aspettano situazioni più favorevoli, perché hanno grandi ambizioni” e soprattutto alti capitali in gioco. Così, specie “per poter puntare ai finanziamenti esteri”, hanno temporeggiato e forse continueranno ancora per qualche tempo. “Chi però non è rimasto intimidito dall’aumento della volatilità ha avuto le sue soddisfazioni”: l’auspicio è che si prosegua su questa strada. Quello che è certo è che “lato imprese la propensione a usare Borsa Italiana per ricercare finanziamenti è aumentata, contiamo che in condizioni di mercato più favorevoli andrà ancora meglio”. E’ importante che nel frattempo la fiducia degli investitori non cali. “Gli investitori sono per il 93- 97% istituzionali esteri. Si può fare di più per irrobustire la base di investimento domestico con iniziative come quelle dei Pir. Per il 2019 “vediamo molte società interessate che hanno voglia di utilizzare e portare avanti i loro progetti con Borsa”.

Il bilancio dell’Aim riporta che le società quotate all’Aim in totale sono 144, distribuite in 13 settori, per una raccolta totale in quotazione
di 3,6 miliardi di euro e di poco più di sette miliardi in capitalizzazione totale. Dalla sua data di costituzione, tenendo conto che solo nel 2014 è diventato operativo, il mercato 
di Borsa Italiana dedicato alle Pmi è triplicato, precisa Anna Lambiase, fondatore 
e ceo di Ir Top Consulting.

foto di Anna Lambiase seduta alla scrivania con un maglione nero e i capelli sciolti
Anna Lambiase - fondatore 
e ceo Ir Top Consulting

“La capitalizzazione media 
è cresciuta del 37%, oggi abbiamo un dato medio di 37 milioni”, così come è cresciuta del 40% la dimensione media delle società in termini di ricavi, che sono passati da 28 milioni a 41 milioni in di euro dell’azienda media. C’è poi il tema della diversificazione settoriale: all’inizio, continua la Lambiase, le nuove quotazioni riguardavano specialmente i settori legati alla sostenibilità e al digitale, “oggi c’è molta più diversificazione e si guarda molto anche al settore industriale”. Provando a stilare una classifica delle aziende quotate sul mercato Aim, al primo posto oggi troviamo “il settore dell’industria, che rappresenta il 16% dell’intero mercato. C’è poi il mondo media con il 14% e la tecnologia che rimane sempre importante con il 12% e a seguire, le aziende che si occupano di green”. Guardando invece alla diversificazione regionale la Lombardia è al primo posto e a seguire Emilia Romagna, Lazio e Veneto.

Guardando al 2019: “Sono positiva. Non si può negare che alcune società abbiano rallentato nell’ultimo trimestre dell’anno, da quando la situazione politica ha aumentato l’incertezza e causato una forte volatilità del mercato”, prosegue Lambiase. Va però detto che l’indice Aim ha tenuto meglio rispetto agli altri indici.

“Per quest’anno mi aspetto dati ancora positivi specie per una ragione: gli incentivi fiscali alla quotazione”. L’ingresso in Borsa delle nuove società è stato favorito anche dagli incentivi fiscali accordati lo scorso anni dal governo. “La domanda della valutazione della quotabilità – che è quello di cui si occupa Ir Top – è ancora molto alta proprio grazie a questi incentivi che dureranno ancora due anni”. Il mercato dell’Aim dovrebbe dunque trarne beneficio anche per il prossimo anno. “Noi stessi, come Ir Top Consulting – sottolinea ancora Lambiase – abbiamo per il 2019 già 5 mandati in corso, mi aspetto quindi che il numero cresca”.

Livia Caivano
Livia Caivano
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