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Mercati alla prova dei tassi, parla Lemanik

03 Settembre 2018 · Livia Caivano · 5 min

  • Dopo la Fed anche la Bce si prepara a un cambio di guardia

  • La zona Euro si troverà nel 2019 ad affrontare di petto il problema delle tensioni geopolitiche

  • La strategia Lemanik punta sul breve termine

Il 2018 è secondo molti l’anno del cambiamento in fatto di politiche monetarie. Come reagiranno i mercati in Europa e Stati Uniti? Parla Fabrizio Biondo, gestore di Lemanik

“Andiamo incontro a una fase di normalizzazione delle politiche monetarie degli anni passati, entriamo in una fase di fino ciclo in cui la rimozione dello stimolo coincide con la fase terminale dell’espansione. La parte terminale di queste misure restrittive andrà a sovrapporsi con un movimento rallentamento già in essere”: questo il quadro delineato dal gestore Lemanik Fabrizio Biondo. Il cambio della guardia alla Fed da una parte, con l’addio di Janet Yellen e l’imminente abbandono di Mario Draghi alla Bce segnano in qualche modo un cambiamento ben più netto nello scenario globale dei tassi di interesse. “La mia impressione è che nel quarto trimestre di quest’anno inizieremo a parlare di rallentamento e nel primo trimestre del 2019 cominceremo a cercare di prezzare in maniera più decisa il taglio dei tassi negli Stati Uniti – prosegue Biondo – Vediamo la curva americana sempre più appiattita in conseguenza del fatto che la progressiva rimozione dello stimolo nella parte a breve termine si deve sposare con un progressivo abbattimento del potenziale di crescita. Di fatto questo avviene perchè in generale le economie principali a livello globali e in particolare quella americana sono strettamente dipendenti dal debito come misura di sostegno alla crescita, ogni mossa di normalizzazione va incontro a una frenata rapida della crescita”.

 

foto di Fabrizio biondo con camicia bianca e cravatta azzurra
Fabrizio Biondo - gestore Lemanik

Draghi lascia la Bce

Con il rallentamento della crescita dell’Eurozona però non è da escludere che la normalizzazione della Bce venga ulteriormente posticipata. “Io credo che la volontà dei Paesi del gruppo core sia quella del rialzo graduale. Ma quando il rallentamento della crescita si farà significativo sarà difficile completare il processo di normalizzazione”. A prescindere da chi dovesse arrivare alla guida della Banca Centrale Europea: “la mia impressione è che Draghi o non Draghi c’è la possibilità che la Bce sia costretta a procrastinare a tempo indeterminato la normalizzazione. Pena la creazione di altre ragioni di scollamento all’interno del blocco europeo, oltre a quella legata alla questione immigrazione”.

Tensioni geopolitiche europee

Non è infatti un mistero che il clima nell’area Euro si faccia sempre più teso. “Potrebbe tornare il tema caldo della contrapposizione periferia e blocco Paesi del nord. Quello delle politiche sull’immigrazione è un tema attualissimo sul quale vedo inasprimento dei toni”, precisa Biondo. A prescindere dallo scetticismo del Governo per la ‘minaccia’ delle agenzie di rating e dello spread, “l’impressione è che l’Italia non ci stia guadagnando, perchè la vera partita si gioca ai confini settentrionali, non meridionali. Se gli altri paesi non sono disposti ad aiutare l’italia sul piano dell’accoglienza, lo scontro diventerà importante”. Oggi più che mai è necessaria maggiore coesione: “il tema economico mai scomparso e su cui dobbiamo lavorare, è la difficile applicazione di una politica monetaria unica a decine di paesi che hanno situazioni economico-finanziarie molto diverse. Fino ad oggi tutto questo è stato appiattito dalla politica ultra espansiva di Draghi. Il problema è che se a un certo punto davvero la crescita si consolida e l’inflazione si normalizza, con un cambiamento di timone alla Bce sicuramente si profilerà il problema. Diventerà evidente la divergenza tra paesi che hanno piena occupazione e necessitano di politiche monetarie restrittive, e paesi come Italia Spagna Grecia e Portogallo che hanno ancora capacità inespresse e disoccupazione alta e avrebbero necessità di politiche espansive per decenni”. Lo spettro Brexit incombe minaccioso sul vecchio continente.

foto di Mario draghi a una conferenza
Mario Draghi - presidente Bce

Strategia d’azione

“Oggi al gestore del credito che abbia disposizione un’ampia gamma di strumenti, consiglierei di utilizzare una strategia del prodotto global hight yield ultra breve termine. Sono fondamentali in questo momento il prodotto o le strategie che si autoliquidino in tempi brevi. E’ necessaria una vita residuale del portafoglio estremamente corta per avere percentuali importanti di liquidità ogni mese in portafoglio, senza per forza passare dal mercato per fare fronte alle crisi di panico dei sottoscrittori che vogliono uscire. Siccome lo scenario che abbiamo davanti è particolarmente difficile – prosegue Biondo – è essenziale avere in mano strumenti che possano fare fronte alle crisi di panico senza per forza liquidare posizioni sul mercato. Tutta questa liquidità ti permette di investire alle condizioni di mercato se ci sono dei cambiamenti bruschi in termine di regime di tassi o spread: quella liquidità può essere allocata molto rapidamente. Credo molto anche nell’assetto valutario multi coperto cioè avere un portafoglio denominato in molte valute per avere vantaggi come l’espansione dell’universo investibile, possibile diversificare moltissimo anche in termini di rischio sottostante e di equilibrio tecnico del mercato”, conclude il gestore.

Livia Caivano
Livia Caivano
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