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Mercati azionari: il 2021 sarà ancora tech e green?

Mercati azionari: il 2021 sarà ancora tech e green?

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

31 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • I 20 titoli che hanno riportato la migliore performance nel 2020 hanno avuto un rendimento medio year-to-date di circa il 148%

  • La crisi in corso ha favorito le aziende esposte alla digitalizzazione, ma i governi hanno rafforzato i loro impegni d’investimento anche sulla trasformazione sostenibile

  • Resta da sciogliere il nodo relativo alle tensioni tra Cina e Stati Uniti che, secondo gli esperti, potrebbero continuare a inasprirsi anche il prossimo anno

Secondo un’analisi di Bg Saxo, nell’anno pandemico i titoli esposti alla trasformazione green e all’economia digitale hanno registrato le performance migliori. Ma nel 2021 potremmo assistere a un’inversione di tendenza. Ecco i vincitori, i vinti e i titoli sulla linea di partenza

La crisi pandemica, secondo gli esperti, ha generato nell’ultimo anno il peggior deterioramento dell’attività economica dalla Seconda guerra mondiale. Uno scenario che, tuttavia, ha visto alcune società, settori e paesi viaggiare in controtendenza. Secondo un’analisi di Bg Saxo, considerando i due maggiori mercati azionari globali da una parte all’altra dell’Oceano Atlantico, quello statunitense e quello europeo, è possibile delineare un quadro chiaro dei vincitori e degli sconfitti in riferimento ai singoli titoli. Ma il prossimo anno potremmo assistere a un’ulteriore inversione, con nuovi temi emergenti.

Trasformazione green ed economia digitale

In chiusura dell’anno pandemico, i 20 titoli che riportano la migliore performance nei due mercati “hanno avuto un rendimento medio year-to-date di circa il 148%”, spiegano i ricercatori, guidati da società principalmente legate ai trend della trasformazione digitale e green che hanno caratterizzato gli ultimi mesi (come Etsy, Sinch, Hellofresh, Nel e Adyen). La crisi in corso, si legge nello studio, ha favorito infatti “le aziende esposte alla digitalizzazione” e i governi hanno rafforzato inoltre i loro impegni d’investimento sulla trasformazione sostenibile “con un nuovo Green deal all’interno dell’Unione europea”. Resta esclusa dalla classifica Tesla, recentemente inserita all’interno dell’indice S&P 500, ma che secondo i ricercatori è diventata “una delle aziende più preziose al mondo” grazie all’impennata della domanda di veicoli elettrici.

Nella lista degli “sconfitti” banche e petrolio

Per i titoli che hanno registrato la performance peggiore, invece, si parla di un rendimento totale medio del -54%, trainato principalmente dall’Europa. Spiccano infatti alcune banche del continente, come Societe Generale e Banco de Sabadell, ma anche società di crociera e degli aerei di linea e quelle relative all’industria del petrolio e del gas, “fortemente penalizzate dalla minore domanda di energia”, spiegano i ricercatori. “Considerando quello che la letteratura economica ci tramanda e in base alle evidenze passate, ossia che la performance degli ultimi 12 mesi ci indica in qualche modo la prossima, chiamata effetto momentum, dovremmo aspettarci che i prezzi dei singoli titoli continuino ad aumentare”, aggiungono, spiegando che in linea generale il settore dell’economia digitale e della green energy potrebbero continuare a crescere mentre tutte le società correlate al settore turistico e dei viaggi potrebbero riportare ancora prestazioni inferiori. “Ma nel caso particolare di quest’anno, potremmo anche aspettarci un’inversione di rotta e, quindi, un ritorno alle prestazioni medie dei titoli all’interno della lista”, precisano.

Cosa succederà nel 2021?

Sull’onda di queste valutazioni, secondo gli esperti di Bg Saxo, il prossimo anno ci sono due temi da considerare: innanzitutto la classe politica potrebbe inciampare nell’errore di stimolare eccessivamente l’economia e in secondo luogo la distribuzione del vaccino potrebbe risultare migliore delle attese. Due circostanze che spingerebbero l’inflazione reale in alto e, con essa, anche i tassi d’interesse di lungo termine, favorendo così il settore finanziario e le società esposte all’economia reale. Quanto ai titoli tech, spiegano, “se l’aumento del tasso di interesse viene gestito correttamente e il rendimento dei titoli statunitensi a 10 anni rimane al di sotto del 2%, l’ipotesi è che continueranno a salire, seppur perdendo in relazione alle value-stock”.

Il nodo Usa-Cina: accordo sì, accordo no

Resta da sciogliere poi il nodo relativo alle tensioni tra Cina e Stati Uniti che, secondo i ricercatori, potrebbero continuare a inasprirsi anche il prossimo anno, spingendo sempre più società a “diversificare geograficamente il loro processo di produzione” al di fuori della Terra del Dragone. Un aspetto che si aggiungerebbe alla crescita dell’inflazione, “dato che la globalizzazione, servendosi della Cina come fabbrica del mondo, ha messo un freno ai prezzi negli ultimi 40 anni”. Ciononostante, concludono, “i mercati emergenti continueranno probabilmente a performare bene”.

Secondo le previsioni dell’analista Rana Foroohar diffuse dal Financial Times in merito al conflitto Usa-Cina, le due superpotenze potrebbero dunque non raggiungere un accordo commerciale nel 2021. “Biden non può permettersi di sembrare morbido con l’ex Celeste Impero per timore di perdere il sostegno prima delle elezioni di medio termine. E la Cina, sotto il presidente Xi Jinping, ha già annunciato di volersi rendere indipendente dalle tecnologie e dalle catene di approvvigionamento statunitensi entro il 2035”, spiega Foroohar. Se da un lato, infatti, il mondo potrebbe assistere a toni più concilianti da parte della nuova amministrazione statunitense nei confronti di Pechino, “nessuna delle questioni fondamentali tra i due paesi, dalle violazioni delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio agli standard lavorativi e ambientali fino alle Big tech e all’economia digitale, verrà probabilmente risolta”, conclude.

La corsa delle Big tech potrebbe continuare

Restando sul fronte delle Big tech, invece, stando al Financial Times il valore complessivo delle cinque maggiori società tecnologiche statunitensi potrebbe superare intanto gli 8mila miliardi di dollari. Dopo essere più che raddoppiato in due anni e aver raggiunto i 7mila miliardi di dollari, con il fiato dei regulator sulle spalle, “potrebbe sembrare il miglior momento per disinvestire”, spiega il quotidiano economico-finanziario. Ma Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet e Facebook “hanno superato la crisi in condizioni migliori rispetto alla maggior parte delle altre società” e il prossimo anno potrebbero “brillare mentre il mondo continua a lottare per lasciarsi alle spalle la pandemia”.

Rita Annunziata
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