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Maggio: i tecnologici si rafforzano, gli emergenti no

Maggio: i tecnologici si rafforzano, gli emergenti no

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

21 Giugno 2018
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Per il mese di maggio la Pictet Asset Management Strategy Unit stila il consueto “barometro” su mercati e scenari globali. La crescita resta solida, con i tecnologici a sostenere le borse, mentre gli emergenti paiono arretrare leggermente

Maggio per tecnologici ed emergenti secondo Pictet

Secondo l’ultima view di Pictet, i tecnologici hanno sostenuto le borse nel mese di maggio. Mentre gli emergenti hanno invece un po’ arretrato. Le azioni globali sono cresciute di quasi l’1% in termini di valuta locale. Gli utili societari sono stati dal canto loro robusti. E hanno mitigato così le preoccupazioni degli investitori per le varie turbolenze politiche. In particolare quelle italiane, argentine e turche. Fra i titoli che hanno registrato i risultati migliori, i campioni sono stati i tecnologici. Sono cresciuti infatti di quasi il 6% nel mese di maggio.  L’indice NYSE Fang+ dei colossi della tecnologia come Amazon e Netflix sta crescendo di circa il 26% da inizio 2018. E promette di raggiungere nuovi massimi.

L’energia e l’Europa

Il settore energetico è stato sostenuto dai prezzi del petrolio in aumento, che sono saliti di oltre il 4% sulla scia di una robusta domanda globale e della carenza di offerta in Venezuela e Iran.

I titoli europei hanno sottoperformato quelli asiatici e statunitensi, in quanto la crisi politica italiana ha sollevato preoccupazioni sull’impatto del deterioramento delle finanze nazionali sul settore finanziario europeo. I titoli dei mercati emergenti hanno perso terreno a livello complessivo, con le borse latino-americane in perdita fino al 9% in quanto il crollo della valuta argentina ha costretto la terza economia della regione a chiedere aiuto al FMI. Da gennaio, il peso ha perso circa un quarto del suo valore sul dollaro.

Il reddito fisso

In termini di reddito fisso, l’attenzione è rimasta fissa sul mercato obbligazionario italiano, che ha registrato livelli di volatilità senza precedenti. Il titolo a due anni è stato scambiato in un range di 300 punti base in soli due giorni. Il premio al rischio in termini di rendimento richiesto dagli investitori per detenere il debito italiano, nel frattempo, registra il livello massimo da ottobre 2013.

Più in generale, le obbligazioni globali hanno strappato miseri guadagni. Ciò in quanto dati statunitensi più deboli del previsto e nervosismo sulla disputa commerciale dall’altra costa atlantica hanno rinsaldato le attese sulla gradualità degli aumenti dei tassi d’interesse della Fed. La curva dei rendimenti dei Treasury, ossia lo spread tra i rendimenti dei titoli a cinque e a trenta anni, ha toccato il livello di contrazione massimo da luglio 2007. Ciò in un momento in cui le tensioni geopolitiche hanno incoraggiato gli investitori a cercare sicurezza in titoli governativi a più lunga scadenza. I Treasury USA sono stati anche favoriti dal dollaro. Il quale ha raggiunto il livello massimo degli ultimi cinque mesi sull’euro, per chiudere il mese in rialzo dell’1,6% rispetto a un paniere di valute.

La forza del dollaro ha penalizzato i prezzi degli attivi in diversi mercati emergenti che fanno affidamento sui finanziamenti esteri.  Il debito in valuta locale dei Paesi Emergenti è stato particolarmente penalizzato, perdendo circa il 5% nel mese e lasciando sul terreno un terzo degli utili conseguiti nel 2017.

La lira turca ha registrato il suo livello minimo sul dollaro. Ha perso infatti oltre il 10% nel mese, a seguito della delusione degli investitori per la decisione del Presidente Erdogan di assumere un maggiore controllo sui tassi d’interesse se vincerà le elezioni del mese corrente, come probabile.

Teresa Scarale
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