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Made in Cina 2025, una corsa a ostacoli

Made in Cina 2025, una corsa a ostacoli

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

18 Aprile 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il modello di crescita che ha reso il Dragone la potenza che è, è ormai giunto alle fine. E Pechino corre ai ripari con progetti strategici di ampia portata

  • Un conto però è la cassa di risonanza mediatica dei progetti, un altro la loro applicabilità. Che, nel caso del Dragone, presenta criticità inaspettate

  • Ad esempio, solo il 5% delle imprese cinesi spende in ricerca e sviluppo

Il team Emea multi asset di Bmo Global Asset Management avanza critiche a Made in Cina 2025, l’ambizioso progetto che nelle intenzioni del Partito dovrebbe rendere l’ex Celeste Impero il produttore numero uno al mondo del tech di qualità

Quello noto come “Made in China 2025” è un progetto ambizioso, volto a rilanciare la produttività dell’economia cinese, in rallentamento strutturale. e in quanto tale destinato a permanere per un decenni, dicono gli analisti di Bmo Global Asset Management. Il modello di crescita che ha reso il Dragone la potenza attuale è ormai giunto alle fine. La politica del figlio unico ha determinato l’attuale invecchiamento demografico, con un calo atteso del 50% della popolazione in età lavorativa dopo il 2050.

Made in China 2025: sarà il tech a spingerlo?

Con il mastodontico progetto Made in China 2025, il Pcc mira a trasformare qualitativamente la produzione del Paese, passando da metodologie rudimentali a intelligenza artificiale e machine learning. Il programma è chiaramente strategico e propulsivo del ruolo che la Cina vuole giocare come superpotenza.

La rivalità con gli Usa

Oltre al commercio, le tensioni con gli Usa si estendono ai settori dell’alta tecnologia. È in questo campo che la Cina vuole primeggiare, soppiantando la tecnologia occidentale e alimentando una domanda interna sostenibile. Grazie alla sua mole mastodontica di dati, il Dragone è indubbiamente avvantaggiato nel machine learning e nel tech in generale rispetto agli altri paesi. Tuttavia, secondo gli analisti, la strada non è in discesa.

Gli ostacoli

L’autoritarismo. La minuta pianificazione finanziaria del Made in China 2025, ideata per il suo successo, rischia di diventarne il freno. Ma “dare impulso alla crescita della produttività richiede molto più del semplice finanziamento. Serve capitale umano, qualcosa in cui la Cina è carente rispetto ai suoi concorrenti”, dicono gli analisti di Bmo. Si innova anche e soprattutto grazie al capitale umano. L’innovazione richiede creatività, e la creatività richiede libertà, che in Cina è limitata. I conflitti di interesse: il Partito è in ogni settore dell’economia. Non mancheranno perciò le occasioni di disturbo fra un ambito e l’altro.

Il settore privato non è in grado di sopperire al pubblico. Secondo Bmo, anche il settore privato cinese è inadatto all’avanzata tecnologica, contrariamente al credo comune. Il Paese è primo al mondo per numero di brevetti depositati, ma sono praticamente tutti solo nazionali. La quota di quelli depositati all’estero è in realtà molto bassa, la qual cosa “suggerisce che il dato non sia affatto rappresentativo di una reale innovazione”.

Infine, la spesa in ricerca e sviluppo è bassa. Solo il 5%, pari al 2% del Pil, delle imprese cinesi spende in questo senso. Si tratta di un dato molto più basso rispetto agli altri stati attenti all’innovazione.

Per concludere, è naturale che un progetto ambizioso come il Made in China 2025 abbia avuto tanta presa mediatica. Ma, ad un più attento esame, esistono questioni che ne costellano il percorso di gravi ostacoli.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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