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M&A, capex o buyback? Il dilemma delle imprese americane

M&A, capex o buyback? Il dilemma delle imprese americane

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

09 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel 2020 la liquidità delle imprese americane è aumentata considerevolmente (4% sopra la media di lungo periodo) arrivando a contare per quasi il 14% degli asset aziendali

  • Risanare i bilanci è la priorità per molte imprese. Il 45% delle società statunitensi nell’indice S&P Broad Market hanno un rapporto di copertura degli interessi di appena 2 volte il risultato operativo

  • Il valore delle operazioni di M&A è in crescita del 75% mentre gli investimenti in conto capitale aumenteranno del 7% nel 2021 e del 4% nel 2022

Per le imprese americane è arrivato il momento di spendere. Come? Risanare i bilanci è la priorità, ma investimenti in conto capitale e attività di M&A cresceranno nel corso dell’anno

Accantonare liquidità, per avere una riserva da usare quando il tempo volgerà al peggio: è quello che hanno fatto gran parte delle imprese americane nell’anno appena passato. Con la distribuzione dei vaccini e la ripresa economica tuttavia il temporale sembra ormai alle spalle ed ora le imprese si ritrovano a dover gestire un ingente quantità di cassa. Come utilizzarla? Secondo Oxford Economics le opzioni a disposizione delle imprese sono quattro: risanare i bilanci, attuare operazioni straordinarie, aumentare il capex o effettuare buyback.

Prima di tutto risanare i bilanci

L’obiettivo principale di molte aziende nel breve termine probabilmente sarà il risanamento dei bilanci, già in difficoltà anche prima della crisi covid. L’impennata nell’emissione di debito durante la pandemia ha spinto i rapporti di leva finanziaria a nuovi massimi. Seppur i tassi di interesse più bassi forniscono un certo supporto, il livello di copertura degli interessi aggregati (risultato operativo/interessi) a causa del forte calo degli utili è sceso al minimo storico di 3,5 volte. E questo significa che una percentuale significativa di aziende ora si trova nella fascia “a rischio” con rapporti di copertura degli interessi inferiori a 2x. Sulla base degli ultimi dati il 45% delle società statunitensi nell’indice S&P Broad Market rientra in questa fascia, rispetto a circa il 35% nel 2019 e solo il 20% all’indomani della crisi finanziaria globale nel 2009.

imprese americane

Le attività di M&A sono in ripresa

Per il restante 55% il pericolo di insolvenze sul debito è più remoto e ciò permette di avere più libertà nella scelta di come investire la liquidità in eccesso. Una parte di queste aziende sta scegliendo la via delle operazioni straordinarie. Già dalla seconda metà del 2020 si è osservato un importante aumento dell’attività di fusione e acquisizione negli Stati Uniti con il valore delle operazioni in aumento del 75% su base annua nel quarto trimestre, dopo un crollo nel secondo trimestre. La dimensione media di questi accordi suggerisce che il rimbalzo è stato in gran parte guidato dai leader di mercato che cercavano di rafforzare le loro posizioni. Secondo l’istituto di ricerca è però probabile che con il recupero della fiducia l’attività si amplierà anche agli operatori più piccoli che dovranno adattare i loro modelli di business per riflettere i cambiamenti nel comportamento dei consumatori imprese innescati dalla pandemia.

Gli utili in crescita favoriscono gli investimenti ma non i piani di buyback

Anche gli investimenti in conto capitale dovrebbero riprendersi quest’anno. Secondo le ultime stime i capex delle società quotate sullo S&P500 (ex financials) dovrebbero crescere di circa il 7%, dopo il calo di oltre il 10% nel 2020. Tale aumento dovrebbe essere di buon auspicio per le azioni industriali nel breve termine, poiché continuano a scambiare su multipli di valutazione relativamente bassi. Con l’attenuarsi della spinta economica nel 2022 la crescita degli investimenti dovrebbe tuttavia rallentare al 4% nel 2022. Contrastanti infine le prospettive per i riacquisti di azioni. Se infatti da un alto i buyback sono altamente ciclici e seguono da vicino la crescita degli utili con un ritardo di un paio di trimestri, dall’altra pesano valutazioni molto elevate, la riforma fiscale del 2017 che volge al termine, e una situazione di leva finanziaria delicata da gestire.

Lorenzo Magnani
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