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Lussemburgo: un “paradiso”? Forse. Ecco i segreti

Lussemburgo: un “paradiso”? Forse. Ecco i segreti

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

09 Settembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • I dati ufficiali illustrano un Paese (602.000 abitanti) che cresce al 3% annuo (2018). Politicamente molto stabile, con un rapporto debito/Pil del 23%

  • “Dinamicità” è la prima parola che diventa suono, quando Fabio Morvilli inizia a parlare del perché l’ecosistema finanziario lussemburghese sia ai vertici mondiali per capacità di funzionamento e attrattività dei flussi internazionali di capitali

  • “Ma se dovessi declinare l’attrattività del Granducato, sceglierei cinque punti cardine”. Eccoli

  • E per quanto riguarda la normativa antiriciclaggio?

Dal 2016 si contende con il Qatar il primato Ocse per Pil pro capite. La solidità dei conti pubblici e la stabilità politica è da rating AAA. Ma non è solo questo che attrae gli investitori nel Lussemburgo, “paradiso” della regolamentazione post Brexit (anche) per private banking e wealth management. Perché? Risponde Fabio Morvilli, presidente della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese

Il Lussemburgo è un paradiso?

Uno e trino. Con l’evocativo simbolo del triangolo il Lussemburgo promuove al mondo post Brexit il suo status di hub onshore europeo e mondiale della finanza e delle assicurazioni. Le banche internazionali presenti nel Granducato sono 141, affiancate da compagnie assicurative e servizi complementari. Il vessillo del “Triangolo della sicurezza” resta però poco più di una indovinata trovata di marketing. Dev’esserci dell’altro, se il Granducato, principale centro di private banking dell’Eurozona, è leader mondiale della distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento e seconda piazza mondiale (prima in Europa) per capacità di attrazione della loro domiciliazione. Fabio Morvilli, presidente della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese, ha qualcosa da dire al riguardo.

Dinamicità” è la prima parola che diventa suono, quando il presidente Morvilli inizia a parlare del perché l’ecosistema finanziario lussemburghese sia ai vertici mondiali per capacità di funzionamento e attrattività dei flussi internazionali di capitali. “Il Lussemburgo permette di avere una dinamicità finanziaria vantaggiosa sia per i clienti che per i gestori. Ai primi, consente di ottenere rendimenti appetibili anche in un contesto come quello attuale, di tassi in caduta libera. Ai secondi, garantisce commissioni interessanti anche al tempo dello spauracchio della Mifid II”.

Il segreto: cinque punti cardinali

“Ma se dovessi declinare l’attrattività del Granducato, sceglierei cinque punti cardine”. Innanzitutto, “la stabilità politica e la certezza normativa, anche nell’alternanza dei governi, sempre moderati e ultimamente con una maggiore presenza dei verdi”. I dati ufficiali (Farnesina) raccontano di un Paese (602.000 abitanti) che cresce al 3% annuo (2018). Politicamente molto stabile, con un rapporto debito/Pil del 23% (quello italiano era del 132,2% nel 2018), classificato AAA dalle principali agenzie di rating globali. A proposito di “verdi” poi, il Lussemburgo è sede della Luxembourg Green Exchange, la prima piattaforma mondiale di scambio dedicata ai titoli green e detiene la metà delle obbligazioni verdi globali,
nonché il 61% delle masse dei fondi europei ad impatto.

“In secondo luogo, l’innovazione. Il sistema Lussemburgo è attentissimo a non lasciarsi sfuggire nemmeno un’occasione di investimento quando si tratta di nuove frontiere e ambiti del progresso umano e scientifico. La finanza lussemburghese è attenta a sfruttare i rendimenti che verranno, quelli legati ai megatrend. Per fare un esempio: nel Granducato esiste (già) una regolamentazione che disciplina lo sfruttamento minerario degli asteroidi”. Esiste poi “un laboratorio per startup estremamente interessante, basato su criteri e concetti nuovi, per il reperimento di capitali, gestito in parte con denaro pubblico. In tal modo vengono attratte le migliori professionalità da tutta Europa”. I dati ufficiali dicono che vi hanno sede 13 fra le più importanti società di private equity al mondo.

E poi?

Il terzo punto cardine dell’attrattività secondo Morvilli è quello della professionalità.I professionisti internazionali (170 paesi) costituiscono il 47% della popolazione totale. A questi, si aggiungono circa 240.000 lavoratori transfrontalieri diurni. Il settore servizi globalmente inteso genera l’86,8% del Pil e le attività finanziarie in particolare producono il 30% del prodotto interno lordo (dati Farnesina). Quarto punto è la “eccellente qualità della vita”. Oltre alla grande sicurezza, vi sono forti incentivi alla natalità. Una famiglia può contare sul sostegno del governo fino al compimento del 22esimo anno di età dei figli, se studiano.

Il Paese è inoltre il settimo al mondo per competenza nella lingua inglese, mentre le lingue mediamente parlate sono 3,6. Non è tuttavia raro arrivare a 5, grazie all’istruzione scolastica. E’ questo il quarto cardine. Inoltre, “Gli ospedali funzionano e le opere pubbliche vanno avanti”. Ma tutto questo welfare costa… “Già. Ecco sfatato un mito: il Granducato del Lussemburgo non è un paradiso fiscale. Per le società si arriva ad un’aliquota di circa il 22 per cento, mentre per le persone fisiche l’aliquota marginale massima è del 48%”. Ma il gettito viene speso al meglio. Per dire, Knight FrankGlobal Lifestyle Review nel 2016 incoronava la città di Lussemburgo come miglior città “tax friendly” per le famiglie.

E per quanto riguarda la normativa antiriciclaggio? “Il Paese è allineato alla stringente normativa europea. Aggiungo poi un’altra cosa riguardo alla fiscalità. Le attività speculative sono tassate fino ad azzerarne la convenienza economica”.

“Il quinto cardine è infine quello dei collegamenti viari e delle infrastrutture. Il Lussemburgo è il cuore dell’Europa. In un’ora si riesce ad arrivare praticamente in tutti i paesi dell’Ue, poco più per arrivare in Grecia, a Cipro o a Malta”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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