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L'Ue si fa garante della democrazia a Davos

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Laura Magna
Laura Magna

26 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il Vecchio Continente ha la più evoluta legislazione in tema di protezione di dati e offre la sua esperienza agli Usa  per limitare lo strapotere dei social media e salvaguardare la democrazia, messa in bilico dai fatti di Capitol Hill (e da Trump). E plaude a Biden per la scelta di siglare gli accordi di Parigi

  • L’economia del futuro non potrà prescindere dalla transizione verde, ma anche dalla protezione delle biodiversità, entrambi fronti per cui l’Ue diventa un punto di riferimento globale

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen parla di social media, green deal e gestione della pandemia. Rivendicando il ruolo di guida dell’Ue

La ripresa più o meno veloce e più o meno solida dell’Europa dipende innanzitutto dal modo in cui saranno prodotti e distribuiti i vaccini. È un tema che ha toccato a Davos la presidente della Commissione europea Ursula von der Layen. Al centro del suo special address, utile per comprendere qual è la visione dell’Europa, ci sono le preoccupazioni per il futuro della democrazia e il ruolo che le grandi aziende tecnologiche hanno nel determinare la qualità delle informazioni che i consumatori ricevono, insieme al tema della necessaria svolta green su cui accelerare.

“Dobbiamo imparare da questa crisi”, ha detto il presidente von der Leyen. “Dobbiamo cambiare il modo in cui viviamo e facciamo affari per poter conservare ciò che apprezziamo e che ci sta a cuore”.

La ripresa passa dai vaccini

L’Unione europea “ha investito miliardi per contribuire allo sviluppo dei primi vaccini contro
il Covid-19. Per creare un vero bene comune globale. E ora, le compagnie devono fare la loro parte. Devono onorare i loro impegni”. Non le manda a dire von der Leyen e dichiara la sua intenzione di “creare un meccanismo di trasparenza sulle esportazioni dei vaccini. L’Europa è determinata a contribuire, ma fa sul serio”.

È un mondo completamente diverso rispetto a un anno fa quello che ascolta lo special address della presidente della Commissione. Nell’ultima riunione del Wef, “pochi sospettavano che eravamo vicini all’inizio di una pandemia che un anno dopo ci avrebbe ancora tenuti in pugno – ha detto la presidente – Eppure, lo scorso gennaio a Davos c’erano segnali. Richard  Hatchett, ad esempio, l’ex consigliere per il piano pandemico  della Casa Bianca, era una voce solitaria quando ha detto:  ’Questo non è un problema cinese. Questo è un problema per il mondo intero’. Ha avuto ragione”.

Endorsement dell’Ue per Biden

Non è mancato un endorsement alla nuova amministrazione Usa. “Sono felicissima che gli Usa siano tornati nell’Accordo di Parigi attraverso uno dei primi provvedimenti del Presidente Biden”, ha detto la presidente.

Non senza aver commentato l’insurrezione di Capitol Hill, che ha dato il là alla presidente per criticare lo strapotere delle big tech Usa: “si fa presto a dire che democrazia e valori fanno parte del nostro Dna. È vero, ma dobbiamo anche prenderci cura della nostra democrazia ogni giorno, e difendere le nostre istituzioni dal potere corrosivo dell’incitamento all’odio, della disinformazione, delle fake news e dell’incitamento alla violenza. In un mondo in cui le opinioni polarizzate fanno più rumore, il passo dalle teorie cospirazioniste alla morte di un ufficiale di polizia è breve”.

L’Europa può proteggere la democrazia in pericolo

Un anno fa, la maggior preoccupazione era per l’Europa se il governo degli Stati Uniti avrebbe imposto tariffe punitive alle case automobilistiche europee? Oggi, un anno dopo, “ci preoccupiamo se la democrazia stessa possa essere stata danneggiata in modo permanente negli ultimi quattro anni”. Per questo è necessario che “le piattaforme online assumano la responsabilità di come disseminano, promuovono e rimuovono contenuti”. Gli attivisti hanno messo in guardia senza mezzi termini sui modelli di business delle grandi aziende tecnologiche e “sulle conseguenze per la nostra democrazia. Hanno descritto come le leggi economiche dei social media stiano erodendo il tessuto della nostra società. E come le notizie false, guidate da algoritmi, si diffondano sei volte più velocemente delle notizie reali. Hanno riposto le loro speranze nell’Europa.  Perché l’Ue aveva già dimostrato di essere in grado di stabilire standard rispettati in tutto il mondo, ad esempio con il nostro regolamento generale sulla protezione dei dati”.

Per questo la von der Leyen ha invitato “i nostro amici Usa a condividere le nostre iniziative”, riferendosi in particolare al Digital Services Act e al Digital Market Act lanciato dalla Commissione a dicembre. “Insieme, possiamo creare un insieme di regole per l’economia digitale valido su scala mondiale, dalla protezione dei dati e privacy alla sicurezza di infrastrutture fondamentali”.

Capitolo green deal

Al World Economic Forum l’Europa aveva presentato un anno fa il suo Green New Deal, che non ha affatto perso la sua urgenza, anzi. La presidente della Commissione ha annunciato che l’Europa presto presenterà una cornice legale per la protezione degli ecosistemi, e intende favorire “la stessa ambizione a livello globale” a partire dal vertice Onu sulla biodiversità previsto per fine maggio a Kunming, in Cina. L’idea è di farne ciò che “il Cop21 è stato per il clima, perché abbiamo bisogno di un accordo come quello di Parigi anche per la biodiversità”. Ci sono chiari collegamenti, secondo la presidente, tra la perdita di biodiversità e le pandemie globali e per questo von der Leyen ha esortato i leader globali ad agire sui cambiamenti climatici.

“L’Europa si è data l’obiettivo di essere il primo continente a raggiungere la neutralità climatica nel 2050. E abbiamo visto la spinta propulsiva che questo ha generato. Dalla Corea del Sud al Giappone, dal Sudafrica alla Cina, le potenze economiche di tutto il mondo ora condividono la nostra ambizione”. Inoltre l’Europa sta lavorando a una serie di programmi specifici per un futuro più verde e più sostenibile, che comprendono la ristrutturazione di 35 milioni di immobili residenziali  per garantire una maggiore efficienza energetica e anche il sostegno della smart mobility nelle città.

Laura Magna
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