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L'Italia nel mirino degli investitori esteri

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  • Le questioni politiche italiane hanno risollevato la questione della stabilità dell’eurozona

  • La coalizione Lega-Cinque stelle potrebbe avere vita breve

Le novità politiche italiane hanno spostato l’attenzione degli investitori dalle tensioni tra Usa e Cina alla stabilità dell’eurozona

I timori degli investitori tornano a concentrarsi sull’Europa. Le questioni politiche di Spagna e Italia, paesi chiave dell’Unione Europea, hanno risollevato la questione della stabilità dell’eurozona. Se dunque per la prima parte dell’anno il focus si era spostato sulle tensioni tra Usa e Cina, nei mesi di maggio e giugno i recenti sviluppi politici hanno fatto tornare alla ribalta il vecchio continente.

In Italia il 31 maggio 2018 la Lega e i Cinque stelle hanno formato una nuova coalizione di governo. Il progetto di flat tax e il voler rivedere i trattati dell’Ue sull’immigrazione hanno preoccupato gli investitori. Il piano annunciato dal governo italiano risulta infatti essere in rotta di collisione con le politiche di Bruxelles. La tensione sembra però essersi stemperata quando la coalizione Lega-Cinque stelle si è messa al lavoro sulle promesse fatte. Un potenziale scontro tra Bruxelles e Roma, sulla politica economica, sembra infatti già meno probabile rispetto a due mesi fa.

Il governo “potrebbe faticare a far approvare in parlamento la proposta della Lega di una flat tax a due livelli, al 15 e al 20%, che da sola costerebbe 50 milioni di euro” ha dichiarato Geoffroy Lenoir, responsabile dell’European sovereing rates di Aviva Investors.

Ben May, direttore presso l’Oxford Economics, ritiene  che “attualmente la probabilità che l’Italia lasci l’eurozona è pari al 2%” spiega May. Inoltre “sia il Paese che il resto dell’eurozona sono propensi a evitare questo scenario” concluse May.

Un governo vicino alla fine

Secondo Lenoir la coalizione Lega-Cinque stelle potrebbe avere vita breve per due motivi.

Lega e M5S si sono date aspra battaglia durante la campagna elettorale. Le lunghe discussioni prima di formare un governo sottolineano le ampie differenze tra le due fazioni” sostiene Lenoir. Inoltre “il nuovo premier, Giuseppe Conte, non ha mai ricoperto un incarico politico. Le sue nomine ministeriali mettono in luce le tensioni sull’euro all’interno della coalizione, dove l’euroscettico Savona è ora incaricato dei rapporti con Bruxelles, mentre altri ministri chiave intendono rimanere nella moneta unica”.

Peter Ceretti, analista dell’Economist Intelligence Unit, è invece convinto che il governo farebbe bene a resistere fino al 2020. “Oltre agli ostacoli fiscali, legali e a quelli posti dalla Ue, i due partiti potrebbero dover fare fronte all’opposizione da parte del Presidente Mattarella” sostiene. “Sarebbe molto inconsueto che un presidente blocchi una legge ed è improbabile che il governo persegua una strategia di contrasto diretto con il presidente, come quando ha cercato di nominare Paolo Savona al ministero dell’economia. Le tensioni tra il governo e Mattarella sul caso Savona dimostrano anche che, se esasperate, il presidente potrebbe avvalersi di tutta la sua autorità per proteggere la costituzione”.

Gli elettori italiani non si attendono che le promesse elettorali vengano pienamente mantenute ed entrambi i partiti potrebbero plausibilmente incolpare l’Ue e l’architettura istituzionale del Paese qualora non riuscissero a rispettarle tutte” concludeCeretti.

Giorgia Pacione Di Bello
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