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Listini colpiti dal coronavirus. Milano in picchiata

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

24 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • La Borsa di Milano è il peggiore listino europeo: pesa l’allarme per la diffusione del coronavirus in Italia, aggravatasi nel corso del fine settimana

  • La Lombardia e il Veneto rappresentano il 30% circa del Pil italiano

  • In questo scenario di paura, gli acquisti si sono concentrati sull’oro che è salito di oltre due punti percentuali. “Ed è destinato a crescere ancora”, dicono gli esperti

Giornata da dimenticare per Piazza Affari, che crolla del 5,43% e brucia oltre 30 miliardi di capitalizzazione. Azzerati tutti i guadagni dell’anno in corso. Nessun titolo si salva. Si allarga lo spread e l’oro ne esce vincente

Il coronavirus colpisce anche le Borse del Vecchio continente. Fin dalle prime battute, i listini europei hanno accusato pesanti cali e Piazza Affari non ha fatto eccezione. Anzi, ha proseguito nel trend negativo iniziato lo scorso giovedì, premendo il piede sull’acceleratore e risultando la piazza con le maggiori contrazioni. La Borsa di Milano è infatti affondata del 5,43%, bruciando circa 30 miliardi di capitalizzazione, e cancellando in un solo giorno i rialzi del 2020. Francoforte è calata del 4,01%, Parigi del 3,94% e Londra ha chiuso le contrattazioni a3,34 punti percentuali.

A Milano, tutti i settori e tutti titoli sono stati colpiti dalle vendite. Nessuno si è salvato. A farne le spese sono stati soprattutto i comparti viaggi e intrattenimento (-12,03%), le vendite al dettaglio (-8,45%) e la tecnologia (-7,09%). La mattinata era già iniziata con una raffica di sospensioni: numerosi titoli delle società a maggiore capitalizzazione non erano, infatti, riusciti a fare prezzo, a causa dell’allarme per la diffusione del coronavirus in Italia, che si è aggravata nel corso del fine settimana. 

Il peso della Lombardia e del Veneto e le società più a rischio

“La Lombardia e il Veneto rappresentano il 30% circa del Pil italiano. Ci aspettiamo quindi un impatto negativo ma temporaneo”, hanno spiegato gli analisti di Equita, che hanno aggiunto che i rischi principali “sono relativi alle società che hanno attività direttamente collegate ai flussi turistici e alla gestione di eventi (lusso, Fiera Milano, Ieg), alle società con elevata esposizione ai consumi/attività commerciali in Italia (Nexi, Marr, Geox, Ovs, Ivs, Amplifon) e alle società che hanno elevata concentrazione di attività produttive in Nord Italia, in caso di deterioramento della situazione che porti a blocchi produttivi (Ima, Interpump, Zignago)”.

La paura

Il crollo della Borsa di Milano di questa mattina è dovuto principalmente alla paura. “Fino alla settimana scorsa si pensava che il problema coronavirus fosse limitato principalmente alla Cina, ma che, anche in quella zona, la situazione si stesse normalizzando, tanto che lentamente, alcuni stabilimenti produttivi stavano riaprendo. Ora si sta diffondendo il timore che, anche in Italia, alcune imprese possano chiudere e che vengano limitati gli spostamenti di merci e persone per circoscrivere la diffusione dell’infezione”, ha commentato Andrea Carzana, gestore azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments.

Questo avrebbe un impatto negativo sull’economia europea, soprattutto in un contesto, come quello attuale, di crescita bassa. “A livello industriale, le aziende avevano aumentato le scorte di magazzino in vista del Capodanno cinese, quindi, nel breve, non ci saranno problemi di scorte, ma se la produzione non venisse riavviata rischieremmo di avere un problema a livello di supply-chain. Lato consumi, la Cina sta indubbiamente soffrendo e questo ha ricadute anche sull’Europa e sull’Italia. Ci si augura che questo blocco a livello italiano non perduri”, ha aggiunto.

Acquisti sull’oro

In questo scenario di paura, lo spread Btp-Bund si è allargato fino a 145 punti base e gli acquisti si sono concentrati sull’oro che è salito di oltre due punti percentuali, mentre il petrolio è sceso quasi del 3%, fermandosi sotto i 52 dollari per barile. E secondo gli analisti, il bene rifugio per eccellenza è destinato a crescere ancora.

“La preoccupazione per il virus cinese sta portando volatilità sui mercati. Tuttavia, un asset che sta avendo successo da inizio anno, dopo una grande cavalcata nel 2019, è l’oro – ha detto Giacomo Calef, country manager della società di asset management ginevrina Notz Stucki – Proprio la scorsa settimana la commodity ha raggiunto il suo massimo in 7 anni, dopo aver superato i 1600 dollari, che secondo alcuni studi di analisi tecnica rappresenta una soglia psicologica oltre la quale ci si aspetta che il rialzo prosegua”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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