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Lfde, mercati: un rimbalzo già in affanno?

Lfde, mercati: un rimbalzo già in affanno?

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Francesca Conti
Francesca Conti

12 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Secondo la Commissione europea l’Italia vedrà una crescita di +0,2% contro l’1,2% inizialmente pronosticato

  • I negoziati tra Cina e Stati Uniti si collocano ancora una volta al centro dell’attenzione e si caratterizzano per una serie di messaggi contraddittori

La scorsa settimana i principali indici azionari hanno chiuso al ribasso. Il motivo? Una lettura ‘frettolosa’, sa parte degli investitori, delle principali notizie di attualità. Cosa aspettarsi per i prossimi giorni? La riflessione a cura di Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier

Una lettura “frettolosa” delle notizie di attualità spesso fa male ai mercati. E la scorsa settimana, secondo Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier i principali indici azionari hanno chiuso con un ribasso più o meno accentuato proprio per questo motivo.

Uno sguardo all’Europa

In Europa, ricorda De Berranger, la Commissione europea ha pubblicato le sue previsioni di crescita rivedendole in forte ribasso, specie per il 2019. Bruxelles indica infatti una crescita del Pil nel 2019 dell’1,3% per l’Eurozona e dell’1,5% per l’Unione europea, rispetto all’1,9% e al 2,0% precedenti. Le revisioni più drastiche si riferiscono all’Italia (+0,2% contro +1,2%), entrata tecnicamente in recessione, e alla Germania (1,1 contro 1,8%) che potrebbe subire lo stesso smacco il prossimo 14 febbraio, giorno di pubblicazione dei dati relativi alla sua crescita nel quarto trimestre 2018.

In confronto, la Francia riesce a limitare i danni (1,3 contro 1,6%). Secondo De Berranger, “questo taglio netto e decisivo non fa che confermare un rallentamento già osservato dagli analisti e in parte scontato dai mercati, di fronte al quale la Banca centrale europea ha già ammorbidito la sua posizione. Come di consueto, le grandi istituzioni politiche chiudono la serie delle revisioni delle previsioni economiche. Questa semplice conferma spiega quindi solo in parte i recenti movimenti sui mercati”.

Cina-Usa

Oltre il Vecchio Continente, i negoziati tra Cina e Stati Uniti si collocano ancora una volta al centro dell’attenzione e si caratterizzano per una serie di messaggi contraddittori. All’inizio della settimana, l’ottimismo “imperava e alcuni speravano addirittura in qualche indizio da parte di Donald Trump nel suo discorso sullo stato dell’Unione di mercoledì scorso. Ma il presidente americano non vi ha fatto alcun riferimento. Il giorno dopo, il consigliere economico della Casa Bianca, Larry Kudlow, lasciava intendere che i negoziati erano in situazione di stallo e la Cnbc dava come ‘altamente improbabile’ un incontro traDOnald Trump eXi Jinping prima del1 marzo, data che segna la fine della tregua concordata nel G20. Questi elementi non sono stati certamente graditi dagli investitori anche se, ancora una volta, non ne sono l’unica spiegazione.

Al di là dei dati macroeconomici e delle incertezze geopolitiche sono i risultati aziendali a non dimostrarsi sufficientemente validi per fare da catalizzatore sui mercati. Ci sono stati molti warning sui risultati e, soprattutto, molte revisioni al ribasso degli obiettivi. Negli Stati Uniti, mentre le pubblicazioni del quarto trimestre 2018 sono sostanzialmente in linea con le aspettative, il mese scorso gli utili per azione previsti per i prossimi tre trimestri sono stati rivisti al ribasso. In Europa, i risultati del quarto trimestre sono stati finora in chiaroscuro: solo il 47% delle aziende ha superato il consensus toccando così un minimo dalla fine del 2014.

“Il mercato, un po’ per volta, si dimostra sempre meno compiacente e le delusioni riferite ai risultati incominciano a essere sottolineate. Più in generale, mentre il rally di gennaio, in parte tecnico, è servito a correggere gli eccessi di sottovalutazione derivanti dalla correzione di dicembre, gli investitori non sembrano più percepire alcun catalizzatore in grado di giustificare un ulteriore aumento poiché l’impostazione accomodante delle banche centrali compensa soltanto i dubbi relativi alla crescita globale. Vediamo ancora un potenziale interessante in molti segmenti a condizione, forse, di accettare una volatilità maggiore“, conclude il manager.

Francesca Conti
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