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L’Europa del 2030: tra finanza, innovazione e longevity

L’Europa del 2030: tra finanza, innovazione e longevity

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

19 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 5 min
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  • Bank of America ha pubblicato il report “Thematic investing. Europe: the next ten years”, dove analizza il futuro più prossimo dell’economia e dei mercati europei. Longevity, innovazione e fintech sono i temi più caldi

  • L’Europa è l’unico continente ad oggi dove gli anziani (over 65) sono più dei giovani (under 15) e questo trend tenderà ad ampliarsi. Tra dieci anni ci saranno solo 2,6 lavoratori per ogni pensionato

  • Molto deve essere fatto in tema di innovazione. Gli investimenti in ricerca e sviluppo in Europa valgono solo il 2% del pil. Il settore tech il 10% dell’economia europea mentre le tre più grandi fintech nel settore dei pagamenti digitali valgono quanto l’intero sistema bancario europeo

L’Europa entra in una decade piena di sfide. Secondo BofA le tematiche critiche per il vecchio continente sono demografia, innovazione e un sistema bancario restio al cambiamento. Come sarà l’Europa di domani?

Cambiamenti climatici, longevity, paradigmi tecnologici, pandemie globalizzate, instabilità politica e nuovi modelli politici e sociali sono solo alcuni degli elementi che plasmano ogni giorno il mondo di oggi e soprattutto plasmeranno quello di domani. Dove sarà tra dieci anni l’Europa? La certezza è che saremo ancora più vecchi di quanto già non siamo, la competizione tra imprese ancora più accesa e la tecnologia la chiave di successo per tutti i settori, in particolare quello bancario. È quanto emerge dal report di Bank of America “Thematic investing. Europe: the next ten years”.

Longevity, vecchi ma ricchi (finché il sistema regge)

Vecchio continente non solo di nome, ma anche di fatto. Per capire l’Europa di domani bisogna partire da questo presupposto: è l’unico continente ad oggi dove gli anziani (over 65) sono più dei giovani (under 15) e questo trend tenderà ad ampliarsi. Chi nasce in Europa si aspetta di vivere in media otto anni in più rispetto ai chi nasce negli altri continenti. I tassi di natalità sono di un 1,6 figli per donna (al di sotto della media dei paesi sviluppati di 2,1).  Per ogni over sessantacinquenne ci sono 3,6 persone in attività. Entro il 2040 saranno solo 2,5. Nel 2030 ci saranno 10 milioni in meno, un calo del 8%, dipersone aventi tra i venti e i quarant’anni. Secondo BofA questo cambiamento guiderà una corsa all’automazione. Se non nei numeri – nessun paese dell’Unione è tra i primi venti per popolazione nata tra il 1996 e il 2010 – la generazione z europea conta tuttavia per valore, pesando per il 22%, dietro solo al 36% dell’Asia Pacifica, dei 7 mila miliardi di dollari di reddito detenuti da questa fascia di popolazione. Infine, in un contesto dove la spesa pensionistica dei paesi del G8 nel 2050 sarà cinque volte l’attuale pil mondiale e dove un cittadino europeo ha l’aspettative di percepire una pensione di ben il 63% del reddito pre pensione, il tema previdenziale sarà sempre più centrale anche per la sostenibilità dei conti pubblici.

Concorrenza e tecnologia: innovare per vincere

Nel 2000 aprire una startup richiedeva 5 milioni di dollari. Undici anni più tardi il costo medio di avviamento era di 5 mila dollari. Le imprese sono aumentate e la concorrenza si è fatto più spietata. La vita media di una società quotata sullo S&P 500 nel 1958 era di 61 anni, nel 2016 di 24 e nel 2027 arriverà ad essere di 12 anni. Gran parte di queste dinamiche sono da attribuirsi alla disruption tecnologica, la cui incidenza diventerà sempre più invadente nel modo di fare impresa. L’Europa sotto questo profilo è ancora indietro. Appena sette aziende statunitensi spendono in ricerca e sviluppo quanto Regno Unito, Francia e Spagna messi insieme. La sola Amazon quanto l’Italia ($36 miliardi). Complessivamente gli investimenti in ricerca e sviluppo in Europa valgono il 2% del pil (nel 2000 pesavano per l’1,7%), troppo poco se confrontati ai numeri degli altri paesi. Anche per questo il comparto tech vale appena il 10% dell’economia europea con un peso sullo STOXX 600 del 10%. La buona notizia è che Horizon Europe, il programma di ricerca e sviluppo dell’UE da 100 miliardi di euro che sarà lanciato nel 2021, dovrebbe iniziare a colmare questa lacuna.

Il fintech è il nuovo paradigma della finanza

Uno dei settori più toccati dalla dinamica innovativa è stato il sistema finanziario, che già negli ultimi dieci anni ha dovuto fronteggiare diverse sfide. In primis le crisi economiche del 2008 e più tardi del debito sovrano, poi una ripresa con il freno a mano tirato ed infine i tassi bassi hanno asciugato i margini di profitto delle banche. In secondo luogo le dinamiche digitali, quali ad esempio l’home banking o i pagamenti contactless, per citarne due, hanno imposto un ripensamento del modello di business. Chi ha saputo capire queste trasformazioni e integrare l’innovazione all’interno di un settore molto tradizionale, in molti casi ha avuto ragione. Il risultato è che già ora il Fintech vale più dell’old banking. La capitalizzazione di mercato di Ayden, Paypal, Square tre società operanti nei pagamenti digitali, è quasi la stessa dell’intero sistema bancario europeo. Nei prossimi 10 anni, le banche europee dovranno affrontare sfide ancora maggiori: se sono in grado di cambiare e adattarsi, potrebbero prosperare, ma l’inazione potrebbe significare ulteriore dolore. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale, l’utilizzo dei dati e l’open banking i canali tech per adeguarsi al nuovo mercato. Pagamenti digitali, (In Europa ancora il 55% dei consumatori usa contante),criptovalute, e finanza sostenibili le opportunità.

Lorenzo Magnani
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