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Lettera dal futuro7 – post coronavirus: sensibilità e relazioni

Lettera dal futuro7 – post coronavirus: sensibilità e relazioni

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

22 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Settima e ultima puntata della collana “Lettera dal futuro – post coronavirus”. Parleremo delle nuove sensibilità relazionali

  • In testa alla lista dei “to do”: vedere le persone care

  • Durante l’estate c’è stato purtroppo qualche episodio di “regionismo”: nuova forma di discriminazione regionale

22 settembre 2020: un desiderio di contatto maggiore rispetto al passato, ma anche episodi di “regionismo”. Ecco alcune delle tendenze emerse negli ultimi mesi. Il punto di vista di Fabrizio Fornezza di Eumetra Mr

22 settembre 2020: il lockdown  ha lasciato le persone con un desiderio di “contatto” maggiore rispetto al passato, anche in zone metropolitane caratterizzate – nel mondo precedente – da isole ristrette di socialità. La voglia di ritrovarsi e di ritrovare una nuova socialità, un senso di maggiore vicinanza – almeno nelle aree che hanno vissuto esperienze comuni – sembra aver fatto emergere un nuovo mood e nuove sensibilità relazionali.

We Wealth ha chiesto a Fabrizio Fornezza, presidente di Eumetra Mr, quali sono le tendenze che si sono sviluppate in questo periodo.

“Le prime cose che sono state messe nella lista dei “to do” sono state quelle del vedere le persone dalle quali eravamo stati tenuti lontani. Talvolta scatenando le ire dei regolatori spaventati del fatto che la nuova socialità facesse venir meno il distanziamento”, ha risposto Fornezza.

Certo, qualcuno non è stato proprio così attento, ma nel complesso la popolazione italiana si è comportata durante la tarda primavera e l’estate con responsabilità, anche negli incontri con amici e parenti, così come nelle vacanze. “Durante l’estate, c’è stato purtroppo qualche episodio di “regionismo”: una nuova forma di discriminazione regionale. Diverse strutture turistiche in Italia hanno mostrato una certa ritrosia ad accettare prenotazioni dalle aree e dalle regioni colpite dal Covid, venendo meno alla tradizionale ospitalità italiana, talvolta anche supportati da posizioni delle autorità, volontariamente o involontariamente, a sostegno di queste sottili forme di discriminazione (comunque miope e dannoso per quelle comunità e per il paese)”, ha proseguito Fornezza.

Il tema relazionale ha anche accelerato su molti strati della popolazione la ripresa di una attenzione sui temi della sostenibilità. “Il tema Esg, per usare il gergo in voga nella finanza, non è sceso di attenzione, ma ha assunto nuove sfumature. Se prima del covid era tutto (o quasi)  trainato dall’environment (la lotta al global warming, le tecnologie di frontiera per il risparmio energetico e l’ambiente), in questi mesi il quadro si è riconfigurato. La S (di social) e la G (di governance) sono diventate più importanti –  ha spiegato il presidente di Eumetra Mr – Sono improvvisamente diventati più rilevanti nella reputazione di una impresa: i temi della difesa delle persone (anche sanitaria); della sostenibilità dell’impresa centrata sulla sostenibilità delle proprie persone (mantenimento dei posti di lavoro) e delle proprie filiere (solidarietà e scambi equi e di supporto con fornitori a monte e clienti a valle); il  supporto alle comunità locali o alle comunità delle catene di fornitura (es i piccoli produttori di altre regioni del mondo); lo stesso contributo fiscale per le multinazionali”.

Fornezza ha poi proseguito dicendo che in questo periodo autunnale, tutte le mancanze che si sono verificate su questi aspetti, sono diventate elementi di rischio reputazionale. “Il primo caso conclamato – ha ricordato – fu diversi mesi fa: qualcuno ricorderà l’impatto reputazionale su una nota multinazionale con sede in Olanda (con pagamento agevolato delle tasse in quello stato) ma impianti in Italia, della richiesta allo stato italiano di diversi miliardi di finanziamenti garantiti. Quando uscii con la sua comunicazione sul “ricominciamo”, molti consumatori italiani furono impietosi nel collegare i punti e nell’esprimere un giudizio non propriamente favorevole a questo approccio, per quanto pienamente legittimo dal punto di vista strettamente industriale ed economico”.

Ma gli impatti di questo nuovo clima relazionale non sono stati solo reputazionali. “I consumatori in questo senso hanno anche fatto velocemente evolvere il loro sistema di attese. Mentre le aziende sono rimaste nel periodo dopo la fase 2 (da maggio in poi) ancor legate a una interpretazione di questa voglia relazionale ancora molto “emozionale” e valoriale, i consumatori hanno iniziato a chiedersi già dall’inizio di maggio “where is the beef”. Ovvero, al di là delle bellissime comunicazioni sul ricominciamo, si sono ben presto chiesti dove fossero le proposte interessanti che provavano concretamente questo nuovo fidanzamento fra un consumatore (desideroso di normalità ma molto preoccupato) e le imprese. Nei fatti, questo cambio nella comunicazione e delle strategie delle imprese è arrivato un poco in ritardo. La prima fase è stata quella nella quale le aziende (tante) hanno provato anche ad aumentare i prezzi o semplicemente a tagliare le promozioni, come avvenuto durante il lock down. Poi, di fronte all’inappetenza  dei consumatori… ci si è dovuti adeguare. I saldi, di fatto anticipati, ne sono stati la prima prova”.

Con questa puntata sulle nuove sensibilità relazionali si conclude la collana “Lettera dal futuro – post coronavirus: sensibilità e relazioni

Per rivedere le puntate precedenti:

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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