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Lettera dal futuro5 - post coronavirus: scuole e lavoro

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

21 Aprile 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Quinta puntata: istruzione e lavoro

  • Il massiccio esperimento sociale (forzoso) determinerà un cambiamento degli stili formativi nei prossimi anni, anche per la scuola pubblica

  • Nel mondo del lavoro, la presenza nel luogo fisico non sarà una precondizione della prestazione, ma il risultato sì

20 agosto 2020: a più di cinque mesi dall’annuncio del lockdown del 9 marzo, nel bel mezzo delle vacanze estive, gli occhi vanno sulla diversa riapertura delle scuole e sul diverso modo di lavorare. Ne parliamo con Fabrizio Fornezza di Eumetra Mr

20 agosto 2020: sono passati più di cinque mesi da quanto, lo scorso 9 marzo, a causa dell’esplosione del coronavirus, il premier Giuseppe Conte annunciava il lockdown per tutto il nostro Paese. Ora, nel bel mezzo delle vacanze estive, pochi giorni dopo Ferragosto, in una atmosfera inusuale, siamo già proiettati sulla diversa riapertura delle scuole, mentre stiamo abituandoci a un diverso e nuovo modo di lavorare.

Dopo aver affrontato i temi della gestione del risparmio, della salute, il dilemma dei divorzi vs le nascite e quello dei canali fisici vs l’online, la domanda che viene ora spontanea – visto il periodo – è: a che punto siamo in tema di istruzione, formazione e lavoro? We Wealth lo ha chiesto a Fabrizio Fornezza, presidente di Eumetra Mr, l’istituto italiano di ricerca sui temi del mutamento sociale e dell’innovazione, che nelle prossime puntate affronterà altri due argomenti caldi: viaggi e turismo e, infine, relazioni.

“La formazione a distanza ha ammorbidito le stringenti necessità di chiusura delle scuole.  In attesa della loro riapertura, il massiccio esperimento sociale (forzoso) determinerà un cambiamento degli stili formativi nei prossimi anni, anche per la scuola pubblica”, ha commentato Fornezza, che ritiene che la scuola, soprattutto quella superiore, tenderà ad avvicinarsi in una certa misura a un modello universitario. Addio quindi alle mega aule da 30 ragazzi e ragazze e a specifici momenti di socializzazione e di verifica. Corsi, test e promozioni saranno sempre di più sulle singole materie, così come nei corsi universitari, e il passaggio all’anno seguente avverrà quando saranno maturate diverse condizioni (come per esempio, il raggiungimento di un minimo di punteggio di crediti formativi).

Anche l’edilizia scolastica cambierà. “Ci saranno meno scuole, ma più qualificate, con corsi scaglionati durante la giornata a ottimizzare calendari, spostamenti e studio.  In tutto questo, però, non crediamo che diminuirà la socializzazione, anzi, proprio l’allungamento delle attività richiederà spazi di socializzazione interni, come biblioteche informatizzate, spazi ristoro, etc”, ha proseguito il presidente di Eumetra Mr. 

Che dire poi del mondo del lavoro?“Gli impatti ci saranno, ovviamente. Ma non vediamo – almeno nell’orizzonte dei prossimi 2-3 anni (al netto di altre ricadute epidemiche, ovviamente) – uno stravolgimento. Gli uffici resteranno e saranno popolati e i colleghi lavoreranno a contatto (anche se mantenendo le nuove distanze di sicurezza) perché l’agire assieme è un elemento importante dell’agire d’impresa: alcune cose possono infatti nascere solo dallo scambio empatico in diretta. Certo, tutte le professioni da colletto bianco, tenderanno a “professionalizzarsi”, ovvero ad agire in contesti di maggiore autonomia e responsabilità. La presenza nel luogo fisico non sarà una precondizione della prestazione, ma il risultato sì. Immaginate come cambierà il sistema di valutazioni e di incentivi, i contenuti di una stessa posizione e il ruolo – comunque importante – del sindacato. E tutto questo, modificherà il modo di pensare a se stessi come lavoratori e professionisti”, ha spiegato Fornezza, che poi ha concluso dicendo: “Mediamente nel mondo del lavoro dipendente classico – non è una statistica rigorosa, più una valutazione da consulente – circa uno, massimo due su 10 sono mentalmente preparati a questo cambio di prospettiva. Che non riguarda gli spazi e la logistica, ma il mindset professionale.  Quindi, gran lavoro per processi di change management sulle identità professionali e non solo grandi investimenti in tecnologia per il lavoro “wherever it takes”.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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