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L’economia italiana frena

30 Novembre 2018 · Giorgia Pacione Di Bello · 2 min

  • Le stime del governo giallo verde di chiudere l’anno con una crescita del 1,2% sono incerte, visti i dati dell’ultimo bollettino Istat

  • Il calo del Pil è dovuto principalmente alla contrazione dei consumi finali e degli investimenti fissi lordi

L’Istituto nazionale di statistica ha pubblicato il bollettino sui conti economici del III trimestre. Il Prodotto interno lordo cala dello 0,1%, rispetto al trimestre precedente

L’economia italiana tira il freno a mano. Per il terzo trimestre del 2018 l’Istat (Istituto nazionale di statistica) rivede in negativo le stime del Prodotto interno lordo (Pil), che cala dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Si tratta sottolinea l’Istat “del primo calo dell’attività economica dopo un periodo di espansione protrattosi per 14 trimestri”. La flessione è da ricondurre alla contrazione dei consumi finali (0,1%), degli investimenti fissi lordi (1,1%) e della domanda nazionale che ha sottratto 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil. Dati positivi, invece, per quanto riguarda le esportazioni e le importazioni. Secondo i dati Istat queste sono infatti cresciute rispettivamente dello 0,8% e dell’1,1%. Stando ai dati, la variazione acquisita per il 2018, risulta essere dell’0,9%.

Le stime del governo giallo verde di chiudere l’anno con una crescita del 1,2% (dati presenti nella nota di aggiornamento al Def) potrebbero non avverarsi, visto gli ultimi dati del trimestre. Lo stesso Istat, in audizione sulla Manovra e dopo aver diffuso il dato provvisorio sul Pil del terzo trimestre, ha infatti sostenuto come per centrare l’obiettivo di crescita all’1,2% nel 2018, sarebbe stato necessario un balzo nel trimestre finale dell’anno di 0,4 punti.

Occupazione & Disoccupazione

Notizie negative anche sul fronte disoccupazione che sale di 0,2 punti percentuali su base mensile stabilendosi al 10,6%. Aumento dovuto principalmente al calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,6% pari a – 77 mila unità). La diminuzione, fa sapere il bollettino Istat, coinvolge uomini e donne e si distribuisce in tutte le classi di età ad eccezione dei 25/34-enni.
Nel periodo agosto-settembre 2018 l’occupazione risulta essere in calo rispetto al trimestre precedente (-0,2%, pari a -40 mila unità). E diminuiscono gli occupati tra 15 e i 49 anni, mentre aumentano tra gli ultracinquantenni.

Se si sposta il confronto su base annua, si nota come l’occupazione è cresciuta dello 0,7% (pari a 150 mila unità) e si concentra fortemente tra i lavoratori a termine (+296 mila), stabili gli indipendenti e in flessione i dipendenti permanenti (-140 mila). Gli ultracinquantenni guidano la classifica dell’aumento dell’occupazione su base annua (+330 mila), seguiti dai 15/24 (+20 mila). Fanalino di coda, con risultati negati i 25/49 (-190 mila).

Al netto della componente demografica, sostiene l’Istat, si stima un segno positivo per l’occupazione in tutte le classi di età.

Prezzi al consumo

L’inflazione vede un’accelerata per i beni (da 1,8% a 1,9%) e per i servizi (da 1,3% a 1,4%). E rispetto al mese di ottobre il differenziale inflazionistico tra servizi e beni rimane stabile a -0,5 punti percentuali.
Secondo Paolo Mameli, senior economist Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo “già a partire da dicembre potrebbe prendere avvio un trend di calo dell’inflazione, principalmente guidato dall’effetto statistico sui prezzi dell’energia. L’inflazione “di fondo” rimane sotto controllo (è salita di due decimi a 0,9% nel mese). Nel 2019, ci aspettiamo che sia l’inflazione headline che quella core possano registrare variazioni simili o lievemente inferiori a quelle viste nel 2018”.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
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