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Lazard Fund Managers, occhi puntati sull’azionario

Lazard Fund Managers, occhi puntati sull’azionario

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

12 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • “Rimaniamo esposti all’azionario, anche se meno rispetto a prima, con un aggiustamento un po’ più a ribasso”, commenta Giuseppe Ricotta

  • La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti ha intaccato non soltanto le imprese, ma anche la fiducia del consumatori

  • Un’eventuale hard Brexit comporterebbe un forte deprezzamento della sterlina, portando di fatto a un’impennata dell’inflazione

Nonostante il rimbalzo, le valutazioni del mercato azionario restano ancora più interessanti del debito. Ma bisogna tenere gli occhi aperti sullo scontro Cina-Usa e su Brexit. L’outlook di Lazard Fund Managers

Le valutazioni del mercato azionario sono rimbalzate, ma restano comunque più interessanti del debito. È solo uno degli aspetti emersi dall’evento “Four Things to Watch” di Lazard Fund Managers, insieme a Ronald Temple, managing director di Lazard Asset Management New York e Giuseppe Ricotta, gestore del team Multi-Asset. Al centro della discussione, i rischi e le questioni principali da monitorare all’alba del secondo semestre del 2019.

“Crediamo che le valutazioni del mercato azionario siano ancora interessanti, considerati i tassi d’interesse e l’inflazione che è comunque molto bassa”, spiega Giuseppe Ricotta, strizzando però l’occhio al fix income, che rappresenterebbe di fatto un cuscinetto per il portafoglio qualora ci fossero delle impennate di volatilità. “Rimaniamo esposti all’azionario, anche se meno rispetto a prima, con un aggiustamento un po’ più a ribasso”, aggiunge.

Giuseppe Ricotta, gestore del team Multi-Asset di Lazard Asset Management

Alla base di questo posizionamento, tre rischi principali da monitorare: le guerre commerciali, la Brexit e l’evoluzione del governo attuale italiano. “Siamo entrati in un nuovo modello globale dove le guerre commerciali non sono più un’eccezione, ma dobbiamo conviverci ogni giorno – chiosa Giuseppe Ricotta – Tuttavia, bisogna cercare di capire se si sta andando verso la direzione giusta, per creare un supporto per i mercati”. Secondo Ronald Temple, in particolare, la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti ha intaccato non soltanto le imprese, ma anche la fiducia del consumatori. Se da un lato le imprese tentano di prendere le distanze dall’incertezza della politica commerciale, il commercio degli Stati Uniti con il resto del mondo resterebbe comunque minacciato fino al 2020. E più aumenta la rivalità strategica tra le due nazioni, più le tensioni commerciali sarebbero destinate a impennarsi. Anche la Cina, di conseguenza, subirà un rallentamento, ma mantenendo comunque livelli di crescita superiori rispetto agli altri paesi.

Ronald Temple, managing director di Lazard Asset Management New York

Un occhio di riguardo merita poi la Brexit anche se, secondo Lazard, le probabilità di una hard Brexit sarebbero superiori rispetto a un deal. “L’impatto principale di un’eventuale hard Brexit sarebbe sul cambio della sterlina rispetto al dollaro e all’euro – commenta a tal proposito Giuseppe Ricotta – Ci sarebbe un forte deprezzamento della sterlina al di sotto dell’1,20-1,10 che avrebbe chiaramente degli impatti negativi sull’economia del Regno Unito, portando di fatto a un’impennata dell’inflazione”. Minori risvolti negativi invece sull’economia europea, anche se una hard Brexit potrebbe creare dei problemi in merito alle supply chain e alle catene commerciali degli scambi con il Regno Unito. Ma più che i mercati, ad essere colpita risulterebbe soprattutto la fiducia dei consumatori. “Fondamentalmente Brexit è un altro fattore di incertezza che si aggiunge agli altri e che, quindi, riduce la fiducia dei consumatori e degli investitori. L’impatto è più relativo al consumer sentiment e, di conseguenza, alla propensione al rischio, sia degli imprenditori che non investono quanto potrebbero investire perché non sono positivi sulle prospettive future, sia per quanto riguarda gli investitori sui mercati finanziari”, conclude Ricotta.

Dello stesso avviso anche Ronald Temple, secondo il quale la Gran Bretagna sarebbe ancora impreparata dal punto di vista dei mercati a un eventuale no deal. “La Brexit potrebbe avere effetti rilevanti più per la Gran Bretagna stessa che per l’Europa e gli Stati Uniti. Un no deal inciderebbe in modo particolare sulla crescita del paese, perché nessuno è preparato”, spiega il managing director.

Tutti questi fattori necessitano dunque di una struttura che guidi gli investitori per costruire un portafoglio in grado di navigare i potenziali scenari futuri. “A Lazard abbiamo creato un forecast macroeconomico che tiene conto delle diverse problematiche, riassumendo tutte le view in una serie di probabilità che si riassumono in quattro aree macro: economy, valuation, liquidità e sentiment”, aggiunge Giuseppe Ricotta. Le probabilità, in particolare, vengono monitorate settimanalmente e aggiornate ogni volta che le condizioni di mercato subiscono dei cambiamenti significativi. “Sono delle opinioni qualitative create combinando imput quantitativi, che analizzano centinaia di fattori macroeconomici, e view qualitative, che vengono raccolte con una piattaforma di social media interna alla quale partecipano tutti gli appartenenti al team di Lazard”, continua Ricotta, che conclude: “Ogni volta che cambiano le probabilità, cambiamo l’asset allocation”.

Rita Annunziata
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