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Lagarde, pronto il debutto di Lady Euro alla Bce

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

10 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Al di là delle sue specifiche intenzioni (politica fiscale, ambiente…), Lagarde trova al suo arrivo un consiglio direttivo che necessita di ricompattarsi. La sua prima conferenza stampa dirà se sarà riuscita a ottenerne il pieno consenso

  • L’inflazione anemica resta per la Bce un problema identitario: riuscirà il nuovo presidente a far lievitare nuovamente il livello generale dei prezzi? Gli investitori scommettono il contrario, prezzando un’inflazione inferiore al suo livello core (ossia depurato da alimenti ed energia, beni troppo volatili)

  • Wealth manager ed analisti si interrogano sul mandato di Christine Lagarde, ciascuno adducendo una criticità diversa

Christine Lagarde è pronta a fare il suo atteso debutto nella prima riunione ufficiale Bce della sua era. Intanto l’Europa ha bisogno di politiche fiscali efficaci e di un’inflazione “al di sotto ma vicina” al 2%. Gli investitori però non credono a un’inversione di marcia

 

Il 12 dicembre 2019, data della prima riunione di Christine Lagarde alla Bce, si avvicina di gran lena.

L’ex presidente del Fondo Monetario Internazionale ha già fatto sapere di voler puntare su politica fiscale e tutela dell’ambiente. Al di là delle intenzioni, Christine trova al suo arrivo un consiglio direttivo che necessita di ricompattarsi. Sarà la sua prima conferenza stampa a dire se sarà riuscita a ottenerne il pieno consenso.

Bce: con la Lagarde, tornerà l’inflazione?

Al cuore di tutti i dissensi in seno al consiglio, c’è la latitanza dell’inflazione. riuscirà la nuova presidente della Banca Centrale Europea a riportarla “al di sotto ma vicino” al 2%? Gli investitori stanno prezzando il tasso di crescita annuale del livello dei prezzi per la seconda metà del prossimo decennio all’1,2% (dato Financial Times). E la Bce guarda con grande interesse a questo indicatore quinquennale del livello generale dei prezzi per sondare le aspettative di inflazione. Aspettative che per la prima volta lo scorso mese si sono posizionate al di sotto l’inflazione core, ossia al di sotto del livello generale dei prezzi depurato dai beni a elevata volatilità (come alimentari ed energetici). La qual cosa rivela che gli investitori continuano a scommettere su un’inflazione ultra bassa, non credendo a un’inversione di rotta nelle politiche Bce.

“Non è sano che il mercato metta in dubbio l’efficacia delle politiche” della Bce, afferma Richard Barwell, head of macro research di Bnp Paribas Asset Management. Se le politiche messe in atto non funzionano, “sarà difficile che i mercati si fidino ancora di te la prossima volta che dirai di voler fare whatever it takes“.

Allora non sarebbe meglio cambiare obiettivo?

La pensa così Marie Owens Thomsen, chief economist di Swiss wealth manager Indosuez. “Non è saggio che i banchieri centrali ascrivano troppo contenuto informativo al livello dei prezzi, influenzati a loro volta dalle banche centrali. È un cane che si morde la coda”. Piuttosto, continua la Owens Thomsen, sarebbe utile ritarare il target “fra l’1 e il 3%”.

Lagarde e la transizione Bce, non solo un cambio di guida

Quella in atto nella Bce è una vera e propria fase di transizione, che va al di là del cambio nella leadership. Gli analisti di Pictet Wealth Management sottolineano che la Bce “deve affrontare un diluvio di sfide”. Non solo i rischi per le prospettive economiche e gli effetti collaterali di alcune politiche passate dell’istituzione, ma anche i dissensi interni e le pressioni politiche. Sempre da Pictet fanno sapere che “i tempi non potrebbero essere migliori per il presidente Christine Lagarde per il lancio di un revisione completa della strategia della banca centrale”.

Per il momento, “la continuità dovrebbe prevalere nelle decisioni di politica monetaria prima della revisione”, continuano continuano gli analisti, nel cui scenario base la  Bce “non cambierà la propria politica monetaria nel 202o”. La banca infatti si limiterà secondo loro a “perfezionare alcuni parametri tecnici dei suoi strumenti”.

Lagarde: la spinosa questione dei “dissidenti” di Draghi

Dal “diluvio” di Pictet si passa al “sentiero stretto” di Antoine Bouvet, senior rates strategist di Ing. Il quale prevede che sarà così la conferenza stampa di Christine Lagarde successiva alla sua prima riunione. Sempre Bouvet, dice che “esiste il rischio che i mercati considerino una Lagarde conciliante come una base d’appoggio per i falchi che si sono opposti pubblicamente a Draghi”. Inoltre, è possibile che “l’assenza di commenti sulla posizione politica della Bce, sia interpretata come un’approvazione delle aspettative di una svolta in senso più restrittivo”.

Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners, dal canto suo rileva la posizione attendista degli operatori , in vista non solo della riunione Bce ma anche di quella del Fomc. Anche Sersale comunque, come Bouvet, si dice attento “a capire se i recenti mugugni di alcuni membri” del board della Bce “troveranno spazio nel comunicato e nella comunicazione del nuovo presidente.”

Per la Lagarde, subito una prova di forza

La stoffa di Christine come capo sarà subito testata. “Inutile dire che anche il controllo del Committee che traspare dalla sua performance sarà oggetto di scrutinio. L’eredità di Draghi è pesantissima, ma, alla luce della carriera, direi che la leadership non dovrebbe affatto mancarle”, conclude Sersale.

Molti analisti si aspettano un ulteriore taglio dello 0,5% al tasso sui depositi. Fra di loro, figura Franck Dixmier, head of fixed income di Allianz Global Investors, il quale resta convinto che questo eventuale ulteriore taglio non stimolerà comunque l’aumento dell’inflazione. Se il vaticinio si avvererà, lo si saprà presto.

Teresa Scarale
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