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La sfida della volatilità: M&G e Pictet la affrontano così

La sfida della volatilità: M&G e Pictet la affrontano così

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Giulia Schiro
Giulia Schiro

05 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • L’esposizione ai risky assets oggi costituisce la strategia in cui si può trovare il miglior premio al rischio

  • L’orizzonte temporale deve diventare una vera e propria asset class da avere in portafoglio

  • Secondo M&G Investments si concretizzerà una soft Brexit

Tensioni tra i grandi centri geopolitici (Usa, Ue, Cina e Russia) e sui sistemi finanziari: il 2018 si è rivelato un anno di rischi sui mercati e di grande incertezza per le politiche economiche. Quali prospettive per il futuro prossimo? Hanno risposto Andrea Orsi (M&G Investments) e Andrea Delitala (Pictet Asset Management) durante ConsulenTia19

Nel 2018 lo scenario Goldilocks dei primi mesi, caratterizzato da crescita economica rapida e costante, piena occupazione, bassi tassi di interesse e bassa inflazione ha lasciato spazio a un contesto economico e finanziario caratterizzato da alta volatilità e rallentamento economico.
Quali prospettive per il futuro prossimo? Hanno risposto Andrea Orsi, deputy head of Italy di M&G Investments e Andrea Delitala, head of investment advisory di Pictet Asset Management, durante la conferenza tenuta nell’ambito di ConsulenTia 2019.

Andrea Delitala ha per prima cosa illustrato brevemente quali sono le sfide a livello macro, tecniche e geopolitiche che si parano di fronte ai mercati in questo inizio 2019, sottolineando come i timori siano fisiologici di un ciclo espansivo arrivato verosimilmente al capolinea e come siano aumentate le possibilità di errore della politica economica, soprattutto in un mondo di volatilità soppressa artificialmente dalle politiche monetarie espansive messe in atto dalle Banche Centrali durante gli scorsi dieci anni.
Con il ritiro di questi sostegni monetari il mercato si è trovato orfano di “garanzie” e la volatilità è tornata, facendo crollare, a inizio 2018, i vari strati delle mura costruite durante soprattutto l’ultimo anno di Quantitative Easing, composti dalle strategie corte sulla volatilità.
Fortunatamente nei giorni scorsi Powell e Draghi hanno “corretto il tiro”, tranquillizzando i mercati su un ritorno delle politiche monetarie “senza pilota automatico”, che seguiranno cioè i dati economici e non, al contrario, ritireranno gli stimoli a un ritmo predefinito.

A proposito di ciclo economico americano, Andrea Orsi ha evidenziato il disallineamento tra pessimismo dei mercati (timore di una recessione) ed economia reale: in realtà il mercato del lavoro statunitense resta molto robusto ed è aumentato anche il livello dei salari, ma ancora non si presenta un effetto inflattivo sostenuto. Quindi più che parlare di recessione, sarebbe più corretto definirlo rallentamento di ciclo economico, nel quale l’esposizione a risky assets (equity, credito ed emerging markets) oggi costituisce la strategia in cui si può trovare il miglior premio al rischio.
Guardando proprio all’asset allocation, Delitala ha sottolineato la difficoltà a trovare attività decorrelate per diversificare il portafoglio, considerato che la correlazione tra asset class è diventata elemento strutturale dei mercati negli ultimi anni, alterata dal sopra citato supporto delle Banche Centrali.
Ma, a parere di Orsi, volatilità non è sempre sinonimo di rischio: la prima rispecchia le oscillazioni delle asset class nel breve termine, il secondo è perdita permanente di capitale. Guardando allo scenario 2019 caratterizzato da volatilità incrementale diventa fondamentale secondo il Deputy Head of Italy di M&G Investments poter sfruttare la volatilità anche nel breve, identificando e cogliendo le opportunità dagli episodi comportamentali. A questo proposito ci sono due elementi chiave:

  • il consensus unidirezionale su un’unica classe di investimento
  • soffermarsi su quelle che possono essere le diverse modalità con cui le correlazioni possono guardare al futuro (ad esempio la duration negativa può diventare un importante driver di performance in termini di diversificazione di portafoglio in un contesto di rialzo dei tassi).

Ma il 2018 insegna che quando si adotta un approccio contrarian, l’orizzonte temporale deve diventare focus e diventa una vera e propria asset class da avere in portafoglio.
Sempre secondo Orsi, Bund, Gilt e Oat francesi sono le asset class più rischiose, seguite dal Treasury americano, mentre il premio a rischio dell’equity risulta molto ben remunerato.

Per la strategia di M&G Investments l’equity è un’asset class da avere in portafoglio. La scelta geografica in questo comparto dell’asset manager inglese cade sul Giappone, mentre la scelta settoriale opta per le infrastrutture liquide, per l’interessante profilo rischio/rendimento.
Orsi ha menzionato tra i preferiti anche i bond investment grade area euro a breve scadenza e gli emerging market bond, sia local che hard currency, poiché i rischi di questo Paese sono già stati prezzati dai mercati.
Anche l’impostazione strategica di Pictet AM è sovrappesata sull’universo emergente, mentre è neutrale sull’Europa e sottopesata sugli Stati Uniti. L’impostazione tattica dell’asset manager ginevrino punta invece su settori più difensivi.

In questo contesto di volatilità, ha spiegato Delitala, il portafoglio non si difende più da solo con la diversificazione a causa dell’elevata correlazione, e dunque è necessario ricercare “elementi decorrelatori”: yen, franco svizzero, oro.

Infine, per quanto riguarda la Brexit, dall’interpretazione dei dati di mercato (sterlina rafforzata e tassi di rendimento dei Gilt inglesi) secondo M&G Investments si concretizzerà una soft Brexit e l’asset manager inglese conferma il suo posizionamento contrarian sulla parte investment grade sterlina.

Giulia Schiro
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